La dilagante criminalità e i fatti di cronaca, maggiormente negli ultimi mesi, hanno riproposto con forza il problema della legittima difesa, soprattutto nei casi d’intrusione abitativa. Secondo il Censis, nel 2024 in Italia i furti in abitazione sono stati 155.590, pari a circa 426 al giorno, con un aumento del 5,4% rispetto al 2023. Un fenomeno così diffuso innesca una varietà di fatti e situazioni praticamente infinita: se ritrovarsi la porta d’ingresso forzata e la casa depredata ingenera rabbia e danno, subire una rapina a suon di minacce e percosse, per lo più con l’uso di armi da fuoco, a prescindere dall’esito, dà luogo a shock e traumi, spesso lunghi e difficili da superare. Naturalmente, l’evento più nefasto e la conseguenza peggiore indotti dall’intrusione nella proprietà altrui si hanno quando l’epilogo è la morte di una persona; che a perdere la vita sia l’aggredito o l’aggressore non modifica di certo la tragicità di un evento capace di segnare l’esistenza dei superstiti.
Proprio l’elevatissimo numero di questo genere di eventi impone la necessità di conoscere quali conseguenze possono derivare da una reazione da parte di chi subisce i crimini conseguenti all’intrusione nella proprietà privata e, quindi, di familiarizzare con il concetto e il significato del termine “legittima difesa”.
La legge
Come noto, la Costituzione repubblicana affida il monopolio della difesa alle forze dell’ordine e alle forze armate, escludendo conseguentemente che un cittadino possa farsi giustizia da sé; l’ordinamento giuridico nazionale, però, deve comunque disciplinare le ipotesi in cui una persona, suo malgrado, può trovarsi costretta a difendersi da un pericolo grave e da un danno ingiusto, stabilendone portata e conseguenze.
La norma vigente stabilisce con chiarezza che, in caso di rapina, ossia nel caso in cui all’intrusione seguano atti di forza, intimidazioni, costrizioni o la presenza di armi, la difesa da parte di chi la subisce è sempre legittima, con conseguente esclusione da ogni obbligo risarcitorio (art. 52 co. 4 c.p. e art. 2044 c.c.). Assai più controverse appaiono invece tutte le altre situazioni conseguenti all’intrusione di terzi nella proprietà altrui, alle quali si applica la condizione generale prevista dal co. 1 del medesimo art. 52 c.p., ossia che la difesa è ritenuta legittima laddove finalizzata a difendersi da un rischio grave e immediato, senza mai eccedere rispetto alla reale offesa subita.
L’interpretazione dei magistrati inquirenti e giudicanti induce la fondata possibilità che lo stato di panico vissuto da chi, svegliato nel cuore della notte, si ritrova a tu per tu con intrusi penetrati forzando la porta d’ingresso, non risulti affatto sufficiente a superare la condizione di gravità del rischio o a escludere un eccesso di legittima difesa.
In questi casi, quindi, è alta la possibilità di vedersi incriminati per lesioni o per omicidio, quantomeno a titolo di eccesso colposo di legittima difesa (art. 55 c.p.), cui conseguono la condanna a scontare una pena detentiva nonché l’obbligo di risarcire i ladri o i loro familiari (art. 2043 c.c.).
Ritengo indispensabile, quindi, evidenziare come l’intero impianto normativo italiano attribuisca alla salvaguardia della vita umana un rango di gran lunga superiore rispetto alla tutela dei beni, per cui usare violenza nei confronti di chi sta tentando di sottrarre dei beni senza mettere in pericolo i presenti costituisce un reato penalmente rilevante, con conseguente obbligo a un gravoso risarcimento.
La pratica
Nessuna ipotesi astratta o evento simulato sarà mai in grado di rappresentare, neanche solo lontanamente, la sensazione di panico e lo stress subiti da coloro che si ritrovano costretti a fronteggiare l’intrusione di malviventi nella propria abitazione o nei locali aziendali; l’unica cosa da fare, quindi, è cercare di capire come comportarsi in situazioni così delicate e difficili.
Il miglior consiglio che si può dare a chi si è reso conto della presenza di intrusi in casa è quello di farglielo capire: accendere le luci, urlare intimando di andarsene, aprire porte e finestre affinché anche i vicini possano in qualche modo contribuire all’auspicata desistenza e fuga dei ladri. Nel frattempo e comunque, resta indispensabile allertare le forze dell’ordine al numero 112, anche in questo caso con enfasi e a voce alta, in modo che gli intrusi sappiano dell’imminente arrivo di uomini in divisa.

Il messaggio da far pervenire al numero unico d’emergenza deve essere semplice, breve ma soprattutto chiaro, per fornire quanto più tempestivamente possibile una descrizione della situazione, l’indirizzo e le eventuali ulteriori indicazioni ritenute utili al momento dell’arrivo di Polizia e Carabinieri.
Anche se in una situazione di normalità può apparire assurdo, persino il solo alzare il telefono per chiedere l’intervento delle forze dell’ordine può dimostrarsi assai complicato quando si piomba in uno stato di panico. Si sono riscontrate situazioni nelle quali persone spaventate e sotto shock non riescono a ricordare l’indirizzo di casa, a fornire una minima indicazione sulla propria collocazione all’interno di uno stabile (piano e numero d’interno) o persino a indicare il numero dei familiari presenti in casa.
Per evitare i vuoti di memoria indotti da una situazione così drammatica, risulta di vitale importanza avere pronto e a portata di mano un appunto con cui fornire all’operatore l’esatto indirizzo di casa, la circostanza dell’avvenuta intrusione da parte di sconosciuti dei quali non sono ancora note le intenzioni, ecc.
Salvo che gli eventi non la rendano una costrizione, deve qualificarsi come assolutamente sconsigliabile fronteggiare i delinquenti entrati in casa, poiché a quel punto diviene altissimo il rischio di infrangere la legge e di ritrovarsi poi sul banco degli imputati al posto dei ladri!
Utilizzo di armi
Anche se difficilissimo da accettare, nel momento in cui viene applicata la legge viene di fatto disconosciuto il diritto a ricorrere all’uso di armi per difendere i propri beni da un furto: è assai probabile che non venga riconosciuto lo stato di grave pericolo, con conseguente esclusione della non punibilità per legittima difesa e, di contro, con l’imputabilità per il reato commesso nel ferire o, ancor peggio, nell’uccidere chi si è intrufolato in casa per rubare, senza porre in essere la violenza di una rapina.
La situazione di una rapina risulta diversa in termini di legge per la presenza della presunzione di legittima difesa ma, all’atto pratico, ritrovarsi davanti dei criminali violenti, per lo più armati, magari piombati in casa dopo aver fatto uso di stupefacenti, assai difficilmente concederà il tempo per agire, con il concreto rischio di vanificare qualunque possibilità di effettiva difesa. Laddove la situazione lo rendesse comunque in qualche modo possibile, resta impari il confronto tra l’atteggiamento spregiudicato di un criminale, magari molto più giovane e con la psiche alterata dal massiccio uso di stupefacenti, e quello di un onesto cittadino svegliato di soprassalto nel cuore della notte; sono diversi i tempi di reazione, la consapevolezza dell’azione e la spietatezza nell’agire.
Resta però indiscusso che si verificano moltissime situazioni nelle quali chi subisce l’intrusione ha effettivamente la possibilità, o è comunque in grado, di tentare una difesa, magari impugnando un’arma detenuta legalmente; in questo caso, però, è imprescindibile quantomeno saperla gestire e usare.
Maneggiare un’arma, e ancor più fare fuoco, all’interno di un’abitazione o di un negozio è un’operazione tutt’altro che semplice! Il rischio di commettere un errore è alto, per cui impugnare una pistola per fronteggiare dei rapinatori è quantomeno sconsigliabile a chi in vita sua ha sparato solo qualche centinaio di colpi nella tranquillità di una linea di tiro al poligono.
Negli spazi angusti di una casa, con la presenza di superfici dure capaci di provocare il rimbalzo dei proiettili, è ancor più difficile maneggiare un’arma, per cui chi intendesse eventualmente farlo dovrà quantomeno possedere un’idonea preparazione. Resta quasi certamente consigliabile l’utilizzo di un’arma corta (pistola o revolver) rispetto a una lunga (fucili e carabine), preferendo un calibro di munizionamento non eccessivamente potente. Utilizzare un fucile semiautomatico o a pompa, ad esempio, quindi con un munizionamento cal. 12, magari a palla asciutta, all’interno di uno spazio chiuso provoca un boato assordante, capace di privare momentaneamente dell’udito chi spara, mentre al buio genera una fiammata accecante; colpire un pavimento in marmo, inoltre, farà rimbalzare la palla, con grave rischio di restare feriti.
Si immagini quindi il malcapitato che, scalzo e in pigiama, ancora stordito per il sonno interrotto, si ritrovi immediatamente sordo e accecato; se centra il bersaglio potrà respingere il rapinatore, magari mettendo in fuga gli altri, ma se lo manca la situazione diverrà ancora più cruenta.
Lo stato di panico e il tremore indotto dalla paura non sono elementi che aiutano a centrare un bersaglio, probabilmente a sua volta armato e in movimento. Poiché si sa che chi spara per secondo muore per primo, si può ipotizzare di ricorrere all’uso di un’arma solo a precise condizioni e non certo per il solo fatto di possederla.
Personalmente ritengo che chiunque sia autorizzato a detenere un’arma debba assumersi l’onere di imparare a usarla, frequentando abitualmente poligoni e campi di tiro; altrimenti sarebbe certamente consigliabile rinunciare ad averla.
Il tiro a fuoco è uno sport come tutti gli altri: necessita di capacità, disciplina e tanto, tanto allenamento; ipotizzare di improvvisarsi dentro casa, in uno stato di totale emergenza, al solo scopo di difendersi, può causare un danno maggiore rispetto a quello della rapina stessa.
Sono tanti anni che mi dedico a svariate discipline di tiro sportivo, tattico e difensivo; posso quindi garantire con assoluta certezza che l’auspicio dei tiratori, soprattutto dei più esperti, è di non doversi mai trovare nella necessità di dimostrare in pratica quanto hanno imparato sul campo d’allenamento. Perché solo chi sa maneggiare armi da fuoco capisce quanto può risultare pericoloso farlo senza la giusta preparazione, atteso il fatto che più della metà del tempo trascorso sul campo di tiro è dedicata alla gestione in sicurezza delle armi, ove la cautela non è mai troppa.
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Massimo Angeletti
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