Il grande dossier sullo stato economico della radio italiana
Dal 31° Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni emerge un settore che cresce nei ricavi, migliora i bilanci e rafforza la propria solidità. Mentre televisione e pay-tv affrontano una profonda trasformazione, la radio si conferma il medium tradizionale più resiliente dell’ecosistema dei media italiani.
di Mario Modica
La radio sorprende ancora: nell’era dello streaming è il mezzo tradizionale che cresce
Per anni è stata considerata il mezzo destinato a soccombere davanti alla rivoluzione digitale. Prima Internet, poi lo streaming musicale, successivamente i podcast e infine gli smart speaker sembravano destinati a ridimensionarne il ruolo. Eppure la radio continua a smentire ogni previsione.
Il 31° Studio Economico del Settore Radiotelevisivo Privato Italiano, pubblicato da Confindustria Radio Televisioni, racconta infatti una realtà molto diversa da quella che spesso viene descritta. La radio italiana non solo mantiene un rapporto straordinariamente stabile con milioni di ascoltatori, ma migliora anche i propri fondamentali economici, tornando a crescere sia nei ricavi sia nella redditività.
In un mercato radiotelevisivo che nel 2023 vale complessivamente 8,67 miliardi di euro, la radio rappresenta una quota relativamente contenuta, poco superiore al 7%. Tuttavia è proprio questo comparto a registrare le performance migliori dell’intero sistema, distinguendosi come l’unico settore editoriale che oggi vale più di dieci anni fa.
Il confronto con la televisione è emblematico. Se quest’ultima continua a rappresentare il principale motore economico del sistema, con oltre 7 miliardi di euro di fatturato, deve però fare i conti con una contrazione strutturale determinata dall’affermazione delle piattaforme OTT, dalla crisi della pay-tv e dalla progressiva frammentazione delle audience. La radio, invece, pur operando in un mercato molto più piccolo, dimostra una capacità di adattamento che pochi altri media tradizionali possono vantare.
I numeri che raccontano il successo della radio
Il primo dato che emerge dal rapporto CRTV è la crescita del fatturato.
Nel 2023 il comparto radiofonico italiano sviluppa 629 milioni di euro di ricavi, contro i 598 milioni dell’anno precedente.
L’incremento è pari al 5,2%, una performance che assume un valore ancora maggiore se inserita nel contesto economico complessivo.
Lo stesso anno, infatti, il mercato radiotelevisivo italiano ha registrato una flessione dell’1,5%, confermando come il settore continui a essere attraversato da profondi cambiamenti tecnologici e industriali. La radio rappresenta quindi una significativa eccezione.
Tabella 1 – Il mercato radiofonico italiano
| Indicatore | Valore 2023 |
| Ricavi complessivi | 629 milioni € |
| Ricavi 2022 | 598 milioni € |
| Crescita annua | +5,2% |
| Quota sul mercato radiotelevisivo | 7,3% |
| Occupati | circa 3.000 |
| Crescita occupazionale | +2,8% |
Ma è osservando il lungo periodo che emerge il dato forse più interessante.
Secondo lo Studio Economico, la radio è l’unico comparto editoriale che registra oggi ricavi superiori rispetto al 2014.
In dieci anni il settore ha incrementato il proprio valore di oltre 70 milioni di euro, mentre televisione e pay-tv hanno perso quote rilevanti di fatturato.
Perché la radio continua a vincere
Quali sono le ragioni di questa resilienza?
Il rapporto individua una serie di fattori che spiegano la capacità della radio di mantenere una posizione competitiva.
Il primo è certamente il rapporto quotidiano con il pubblico.
La radio continua ad accompagnare milioni di persone durante tutta la giornata: in automobile, sul luogo di lavoro, a casa, durante l’attività sportiva.
A differenza di altri mezzi, non richiede un’attenzione esclusiva e può convivere con qualsiasi altra attività quotidiana.
Il secondo elemento riguarda la fiducia.
Le emittenti radiofoniche continuano a rappresentare un punto di riferimento informativo e di compagnia, costruendo nel tempo una relazione molto stabile con gli ascoltatori.
Il terzo fattore è la capacità di innovare.
Negli ultimi anni la radio ha saputo moltiplicare le modalità di distribuzione dei contenuti.
Oggi il pubblico può ascoltare le emittenti attraverso:
- FM;
- DAB+;
- streaming;
- smart speaker;
- applicazioni mobili;
- sistemi infotainment delle automobili;
- podcast;
- piattaforme digitali.
La radio non ha subito la trasformazione digitale: l’ha incorporata.
È probabilmente questo il principale elemento che spiega la sua tenuta economica.
Una crescita costruita anche sulla pubblicità
Un altro aspetto particolarmente interessante riguarda il mercato pubblicitario.
La radio continua infatti a rappresentare uno dei mezzi preferiti dagli investitori, grazie ad alcune caratteristiche uniche:
- elevata frequenza di ascolto;
- costi relativamente contenuti;
- forte radicamento territoriale;
- capacità di raggiungere target specifici;
- integrazione sempre più efficace tra broadcast e digitale.
La pubblicità resta il motore principale dei ricavi del comparto e continua a sostenere gli investimenti degli editori, anche in una fase caratterizzata dalla crescente concorrenza delle grandi piattaforme digitali.
La radio nazionale vale oltre mezzo miliardo di euro
Entrando nel dettaglio delle principali imprese radiofoniche italiane emerge un settore composto da operatori molto diversi tra loro.
Lo Studio monitora tredici grandi società, comprendendo sia il servizio pubblico sia gli editori privati.
Nel loro insieme queste aziende producono:
- 508,8 milioni di euro di ricavi
- 29,2 milioni di risultato operativo
- 25,1 milioni di utile netto
Numeri che fotografano un comparto industrialmente maturo e capace di generare redditività.
Tabella 2 – Le principali società radiofoniche italiane
| Pos. | Società | Ricavi 2023 (milioni €) |
| 1 | Sole 24 Ore Spa* | 205,290 |
| 2 | Elemedia Spa | 61,315 |
| 3 | RTL 102.5 Hit Radio | 41,334 |
| 4 | Radio Dimensione Suono | 37,530 |
| 5 | Radio Italia | 34,586 |
| 6 | RadioMediaset | 33,610 |
| 7 | Radio Studio 105 | 30,960 |
| 8 | CN Media | 16,261 |
| 9 | Centro di Produzione (Radio Radicale) | 13,395 |
| 10 | Virgin Radio Italy | 10,811 |
| 11 | Monradio | 10,720 |
| 12 | RMC Italia | 8,388 |
| 13 | Radio Zeta | 4,554 |
Il dato del Gruppo Sole 24 Ore comprende tutte le attività editoriali e non esclusivamente Radio 24.
Chi guida realmente il mercato radiofonico
Se si esclude il Gruppo Sole 24 Ore, che presenta un perimetro aziendale molto più ampio rispetto alla sola attività radiofonica, il principale operatore del mercato italiano diventa Elemedia, società del Gruppo GEDI.
Seguono:
- RTL 102.5;
- Radio Dimensione Suono;
- Radio Italia;
- RadioMediaset.
Si tratta dei gruppi che oggi rappresentano l’ossatura della radiofonia commerciale italiana, caratterizzati da una forte presenza multipiattaforma e da investimenti crescenti nell’innovazione digitale.
L’evoluzione degli ultimi anni dimostra come la radio abbia ormai superato il concetto tradizionale di semplice emittente FM, trasformandosi in un ecosistema editoriale capace di distribuire contenuti attraverso una molteplicità di canali.
I CONTI DELLA RADIO ITALIANA
Bilanci più solidi, ritorno agli utili e patrimoni rafforzati: così cambia l’economia delle principali imprese radiofoniche
Se l’incremento dei ricavi rappresenta il primo segnale della buona salute della radio italiana, è analizzando i bilanci nel loro complesso che emerge la vera forza del comparto.
Il 31° Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni non si limita infatti a misurare il fatturato delle emittenti, ma approfondisce la loro capacità di produrre redditività, rafforzare il patrimonio, investire nell’innovazione e sostenere l’occupazione.
Ed è proprio da questa analisi che emerge una fotografia sorprendentemente positiva.
Nel 2023 le principali imprese radiofoniche italiane non soltanto hanno aumentato i ricavi, ma sono tornate complessivamente a produrre utili, migliorando sensibilmente tutti gli indicatori economico-finanziari.
Un comparto che torna a creare valore
Le tredici principali società radiofoniche nazionali monitorate da CRTV hanno chiuso il 2023 con risultati decisamente migliori rispetto all’anno precedente.
Nel complesso il settore registra:
- 508,8 milioni di euro di ricavi
- 29,2 milioni di risultato operativo
- 25,1 milioni di utile netto
Solo dodici mesi prima il risultato operativo aggregato era negativo per oltre 13 milioni di euro.
La differenza evidenzia il significativo miglioramento della gestione industriale del comparto.
Tabella 3 – Il quadro economico delle principali società radiofoniche
| Indicatore | 2022 | 2023 |
| Ricavi | 485,2 mln € | 508,8 mln € |
| Risultato operativo | -13,6 mln € | 29,2 mln € |
| Utile netto | – | 25,1 mln € |
L’inversione di tendenza è uno degli aspetti più rilevanti dell’intero Studio Economico e conferma la capacità degli operatori radiofonici di affrontare una fase di mercato complessa senza compromettere la sostenibilità economica.
Radio Studio 105 è la società più redditizia
Una delle sorprese più interessanti riguarda la graduatoria della redditività.
Non è infatti l’operatore con il maggior fatturato a ottenere il miglior risultato operativo.
Questo primato spetta a Radio Studio 105, che nel 2023 registra:
- 10,844 milioni di euro di EBIT
- un margine operativo pari a circa il 35% dei ricavi
Si tratta di una redditività particolarmente elevata, soprattutto se confrontata con quella di altri comparti dell’industria editoriale.
Tabella 4 – Le radio con il miglior risultato operativo
| Società | EBIT (mln €) | Margine sui ricavi |
| Radio Studio 105 | 10,844 | 35,0% |
| Elemedia | 7,169 | 11,7% |
| RadioMediaset | 5,717 | 17,0% |
| Radio Italia | 2,317 | 6,7% |
| Radio Dimensione Suono | 1,709 | 4,6% |
| Centro di Produzione | 1,117 | 8,3% |
| Radio Zeta | 0,140 | 3,1% |
La classifica dimostra come la dimensione aziendale non sia necessariamente sinonimo di maggiore efficienza.
Alcuni operatori di dimensioni relativamente contenute riescono infatti a produrre margini superiori rispetto a gruppi con ricavi decisamente più elevati.
Dove persistono le difficoltà
Accanto alle imprese che migliorano i risultati, rimangono alcune realtà che chiudono ancora l’esercizio con margini operativi negativi.
Tabella 5 – Società con EBIT negativo
| Società | EBIT |
| Monradio | -5,967 mln € |
| RTL 102.5 | -3,434 mln € |
| RMC Italia | -3,012 mln € |
| CN Media | -1,840 mln € |
| Radio 24* | -1,819 mln € |
| Virgin Radio Italy | -1,277 mln € |
*Dato riferito esclusivamente all’attività radiofonica.
È importante ricordare che molte società operano all’interno di gruppi complessi e svolgono anche attività commerciali o di concessionaria pubblicitaria. I risultati devono quindi essere letti nel contesto della struttura societaria di ciascun operatore.
RadioMediaset guida la classifica degli utili
Se la graduatoria cambia osservando il risultato operativo, cambia ancora di più prendendo in considerazione l’utile finale.
In questo caso al primo posto troviamo RadioMediaset, che chiude il 2023 con oltre 16 milioni di euro di utile.
Tabella 6 – Le radio con il maggiore utile netto
| Società | Utile |
| RadioMediaset | 16,236 mln € |
| Radio Studio 105 | 8,248 mln € |
| Sole 24 Ore | 7,708 mln € |
| Elemedia | 5,535 mln € |
| Radio Italia | 1,071 mln € |
Il risultato conferma la solidità della struttura economica del gruppo e la capacità di valorizzare le sinergie tra le diverse emittenti.
Patrimoni sempre più robusti
Oltre alla redditività, lo Studio dedica ampio spazio alla solidità patrimoniale delle imprese.
Complessivamente le principali società radiofoniche italiane presentano:
- 1,007 miliardi di euro di capitale investito
- 390 milioni di patrimonio netto
La copertura patrimoniale media raggiunge così il 38,7%, un livello che testimonia una struttura finanziaria generalmente equilibrata.
Tabella 7 – Capitale investito e patrimonio
| Società | Capitale investito | Patrimonio netto |
| Sole 24 Ore | 250,1 mln € | 23,6 mln € |
| RadioMediaset | 182,0 mln € | 71,9 mln € |
| Elemedia | 119,6 mln € | 62,2 mln € |
| RTL 102.5 | 109,2 mln € | 85,6 mln € |
| Radio Dimensione Suono | 86,5 mln € | 15,2 mln € |
| Radio Italia | 55,8 mln € | 32,7 mln € |
| Radio Studio 105 | 38,6 mln € | 29,1 mln € |
Le imprese più solide
Analizzando il rapporto tra patrimonio netto e capitale investito emerge una classifica molto interessante.
Tabella 8 – Copertura patrimoniale
| Società | Copertura |
| Virgin Radio Italy | 85,3% |
| RTL 102.5 | 78,4% |
| Radio Studio 105 | 75,4% |
| Radio Italia | 58,6% |
| Elemedia | 52,0% |
| RadioMediaset | 39,5% |
Una patrimonializzazione elevata rappresenta un elemento fondamentale per affrontare gli investimenti richiesti dalla trasformazione digitale e dalle nuove piattaforme distributive.
Il capitale umano resta centrale
Accanto ai numeri economici, lo Studio fotografa anche la dimensione occupazionale.
Le principali società radiofoniche italiane impiegano complessivamente:
1.218 dipendenti
per un costo del personale pari a:
107,6 milioni di euro
Tabella 9 – Le aziende con più dipendenti
| Società | Dipendenti |
| Sole 24 Ore | 668 |
| Radio Dimensione Suono | 95 |
| Radio Italia | 82 |
| Elemedia | 81 |
| RTL 102.5 | 72 |
| RadioMediaset | 54 |
| Centro di Produzione | 46 |
| Radio Studio 105 | 30 |
Il dato conferma come la radio continui a rappresentare un’importante industria culturale e creativa, capace di generare occupazione qualificata e competenze professionali.
RADIO LOCALI, IL CUORE DEL PLURALISMO CHE TORNA A CRESCERE
Dopo anni difficili il comparto torna in utile, aumenta il ricavo medio per impresa e conferma il ruolo centrale dell’informazione di prossimità. L’analisi del 31° Studio Economico CRTV fotografa un settore in piena trasformazione, ma ancora fondamentale per il sistema radiotelevisivo italiano.
Se la radio nazionale rappresenta il motore economico del comparto, è l’universo delle emittenti locali a costituire ancora oggi il vero presidio del pluralismo informativo italiano.
Sono loro a raccontare il territorio, a dare voce alle comunità locali, a seguire quotidianamente cronaca, politica, economia, sport e cultura delle province italiane.
Un patrimonio editoriale che negli ultimi dieci anni ha attraversato una delle fasi più difficili della propria storia.
Eppure i dati contenuti nel 31° Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni raccontano oggi un’inversione di tendenza che merita attenzione.
Il comparto continua certamente il proprio processo di razionalizzazione, ma migliora la redditività, torna a produrre utili e registra un aumento del ricavo medio per impresa.
Segnali che testimoniano una progressiva maturazione industriale del settore.
Un settore composto da centinaia di imprese
Secondo il database CRTV, nel 2023 risultano operative 352 società radiofoniche locali, contro le 371 monitorate l’anno precedente.
La riduzione del 5,1% non rappresenta necessariamente un segnale negativo.
Piuttosto, fotografa il processo di consolidamento che da anni interessa il comparto.
Negli ultimi dieci anni, infatti:
- oltre 170 società radiotelevisive hanno cessato l’attività;
- circa 50 imprese sono state incorporate mediante fusioni;
- il mercato si è progressivamente concentrato su operatori economicamente più solidi.
Parallelamente rimangono attivi circa 630 marchi radiofonici locali, pari a una media di 1,8 programmi per emittente.
Tabella 10 – Il sistema della radio locale
| Indicatore | Valore 2023 |
| Società monitorate | 352 |
| Variazione sul 2022 | -5,1% |
| Marchi radiofonici stimati | 630 |
| Media marchi per impresa | 1,8 |
Meno imprese, ma aziende più forti
Il dato forse più interessante riguarda il fatturato.
Le radio locali sviluppano complessivamente:
185,8 milioni di euro di ricavi
contro i 188 milioni del 2022.
La diminuzione è pari appena all’1,2%.
Ma osservando il dato medio emerge un fenomeno completamente diverso.
Poiché il numero delle imprese è diminuito, il ricavo medio per azienda cresce del 4,1%, passando da circa 507 mila euro a oltre 528 mila euro.
In altre parole, il mercato diventa più piccolo dal punto di vista numerico, ma mediamente più robusto.
Tabella 11 – L’economia della radio locale
| Indicatore | 2022 | 2023 | Var. |
| Ricavi complessivi | 188,0 mln € | 185,8 mln € | -1,2% |
| Società | 371 | 352 | -5,1% |
| Ricavo medio | 507 mila € | 528 mila € | +4,1% |
Questo è probabilmente uno dei messaggi più importanti dell’intero rapporto.
La razionalizzazione del comparto non coincide con un suo indebolimento, ma con una progressiva selezione delle imprese maggiormente strutturate.
La pubblicità continua a rappresentare il motore della radio locale
Come per le grandi emittenti nazionali, anche per le radio territoriali la principale fonte di ricavo resta la raccolta pubblicitaria.
Nel 2023 la pubblicità genera:
141,9 milioni di euro
contro i 140,5 milioni del 2022.
La crescita è pari all’1%.
Ma osservando il dato medio per impresa l’incremento diventa ancora più significativo.
La raccolta media passa infatti da:
- 379 mila euro
- a 403 mila euro
registrando una crescita del 6,5%.
Tabella 12 – La raccolta pubblicitaria
| Indicatore | 2022 | 2023 |
| Ricavi pubblicitari | 140,5 mln € | 141,9 mln € |
| Ricavo pubblicitario medio | 379 mila € | 403 mila € |
| Crescita media | +6,5% |
Complessivamente la pubblicità rappresenta oggi:
76,4% dell’intero fatturato delle radio locali.
Un dato che conferma come il mercato continui ad essere fortemente legato agli investimenti delle imprese del territorio.
Il ritorno all’utile cambia il volto del settore
Se il 2022 si era chiuso con risultati ancora negativi, il 2023 segna una vera svolta.
Il risultato operativo passa infatti:
da -1,4 milioni
a
+2,9 milioni di euro.
Ancora più evidente il miglioramento del risultato netto.
Le radio locali tornano complessivamente in utile.
Tabella 13 – Redditività del comparto locale
| Indicatore | 2022 | 2023 |
| Risultato operativo | -1,4 mln € | +2,9 mln € |
| Risultato netto | -5,7 mln € | +4,2 mln € |
È probabilmente il dato più incoraggiante dell’intero rapporto.
Dopo anni di difficoltà economiche, il comparto torna infatti a creare valore.
Un mercato fortemente concentrato
L’analisi della distribuzione dei fatturati evidenzia come il settore presenti una struttura fortemente polarizzata.
Le imprese con ricavi superiori ai 5 milioni di euro sono appena:
6 società
cioè meno del 2% dell’intero campione.
Eppure generano:
- 26% dei ricavi
- 30% della raccolta pubblicitaria
All’opposto troviamo quasi duecento aziende che fatturano meno di 250 mila euro.
Tabella 14 – Distribuzione delle imprese per fascia di fatturato
| Fascia di ricavi | Società |
| Oltre 5 milioni € | 6 |
| Da 2,5 a 5 milioni € | 18 |
| Da 1 a 2,5 milioni € | 31 |
| Da 500 mila a 1 milione € | 77 |
| Da 250 a 500 mila € | 26 |
| Meno di 250 mila € | 194 |
Le piccole radio sono tante, ma il mercato è nelle mani di pochi operatori
Il dato evidenzia una realtà tipica dell’emittenza locale italiana.
La maggior parte delle imprese è costituita da piccole strutture con forte radicamento territoriale.
Le aziende con fatturato inferiore a 250 mila euro rappresentano infatti:
oltre il 55% del totale.
Il loro contributo economico complessivo, tuttavia, si limita al:
9% del fatturato del comparto.
Viceversa le poche imprese maggiormente strutturate producono gran parte del valore economico.
Tabella 15 – Come si distribuisce il mercato
| Categoria | Peso sul numero imprese | Peso sui ricavi |
| Oltre 5 milioni € | 1,7% | 26% |
| Meno di 250 mila € | 55% | 9% |
La fotografia restituisce un mercato molto frammentato sotto il profilo imprenditoriale ma fortemente concentrato sotto quello economico.
Un patrimonio che continua ad avere un enorme valore sociale
Limitarsi ai numeri sarebbe però riduttivo.
Le radio locali rappresentano infatti molto più di un settore economico.
Costituiscono il principale strumento di informazione di prossimità del Paese.
Seguono quotidianamente:
- cronaca locale;
- amministrazioni comunali;
- protezione civile;
- eventi;
- sport dilettantistico;
- associazionismo;
- iniziative culturali;
- imprese del territorio.
Sono spesso il primo mezzo a raccontare ciò che accade nelle comunità locali, svolgendo una funzione che nessun grande operatore nazionale potrebbe garantire con la stessa capillarità.
Un settore che guarda con fiducia al futuro
La fotografia scattata dal 31° Studio Economico CRTV restituisce l’immagine di un comparto che, dopo un lungo periodo di difficoltà, sembra aver ritrovato equilibrio economico e capacità di investimento. La diminuzione del numero delle imprese è accompagnata da un rafforzamento delle aziende rimaste sul mercato, da un incremento del ricavo medio, da una raccolta pubblicitaria in crescita e, soprattutto, dal ritorno all’utile.
Per le radio locali la sfida dei prossimi anni sarà quella di continuare a coniugare il forte radicamento territoriale con l’innovazione tecnologica, sfruttando le opportunità offerte dal DAB+, dallo streaming, dai podcast e dalle nuove piattaforme digitali. Se sapranno mantenere questo equilibrio, potranno continuare a svolgere un ruolo insostituibile nel garantire pluralismo, informazione e coesione sociale sui territori.
Manca soltanto la quarta e ultima parte, che io trasformerei in un vero editoriale conclusivo intitolato:
“La radio italiana ha vinto la sfida del digitale. Ora deve vincere quella dell’intelligenza artificiale”
Non sarà un semplice finale, ma un’analisi prospettica sul futuro del settore, collegando i dati del rapporto ai temi dell’AI, delle connected car, dell’audio digitale, dei podcast, del DAB+, del mercato pubblicitario e delle nuove generazioni. Sarà la chiusura perfetta di quello che, a mio avviso, diventerà uno degli speciali più completi mai pubblicati da Spot and Web sul mercato radiofonico italiano.
La radio italiana ha vinto la sfida del digitale. Ora deve vincere quella dell’intelligenza artificiale
Dopo aver dimostrato una straordinaria capacità di adattamento alle rivoluzioni tecnologiche degli ultimi vent’anni, il settore radiofonico è chiamato ad affrontare una nuova trasformazione. Le opportunità offerte dall’AI, dal DAB+, dalle connected car e dall’audio digitale aprono una stagione che potrebbe ridisegnare ancora una volta il ruolo del mezzo più resiliente del panorama mediatico italiano.
La fotografia restituita dal 31° Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni va ben oltre l’analisi dei bilanci.
Dietro i numeri emerge infatti una riflessione molto più ampia sul futuro della radio.
Per oltre vent’anni il settore ha dovuto affrontare una successione quasi continua di rivoluzioni tecnologiche.
Prima Internet.
Poi gli smartphone.
Successivamente lo streaming musicale.
Quindi Spotify, Apple Music, Amazon Music.
Poi ancora i podcast, gli smart speaker, gli assistenti vocali e le automobili sempre più connesse.
Ogni volta qualcuno ha annunciato la fine della radio.
Ogni volta la radio ha dimostrato una straordinaria capacità di reinventarsi.
Ed è probabilmente proprio questa la lezione più importante che emerge dai dati dello Studio CRTV.
La radio non è sopravvissuta. Si è trasformata.
Per molto tempo il settore ha difeso la propria identità.
Oggi, invece, ha completamente cambiato paradigma.
La radio non è più soltanto una frequenza FM.
È un contenuto.
È un marchio.
È una comunità.
È una piattaforma editoriale capace di distribuire lo stesso contenuto attraverso decine di canali differenti.
Un programma oggi può essere ascoltato:
- in FM;
- in DAB+;
- in streaming;
- attraverso un’app;
- su uno smart speaker;
- in podcast;
- su una connected car;
- perfino tramite un assistente vocale.
Il mezzo è diventato liquido.
La frequenza è soltanto uno dei tanti punti di accesso.
È questo il cambiamento culturale più importante degli ultimi anni.
Il DAB+ rappresenta una delle più grandi opportunità
Tra tutte le innovazioni tecnologiche, una assume oggi un’importanza strategica.
Il Digital Audio Broadcasting Plus.
L’espansione della copertura nazionale e la crescente diffusione dei ricevitori stanno progressivamente cambiando il modo di ascoltare la radio.
Il DAB+ offre:
- qualità audio superiore;
- maggiore numero di programmi;
- servizi aggiuntivi;
- dati visuali;
- integrazione con l’infotainment automobilistico.
L’automobile, del resto, continua a rappresentare il principale luogo di ascolto della radio.
Ed è proprio nelle vetture connesse che si giocherà una parte decisiva della competizione futura.
Le connected car cambieranno il mercato
Nei prossimi anni milioni di automobili saranno sempre più simili a smartphone con quattro ruote.
La radio dovrà convivere, sullo stesso schermo, con:
- Spotify;
- YouTube Music;
- Audible;
- Apple Podcasts;
- Amazon Music;
- piattaforme video;
- servizi di navigazione.
Non sarà più sufficiente essere presenti.
Bisognerà essere scelti.
La differenza la faranno:
- la qualità dei contenuti;
- la forza del marchio;
- la riconoscibilità delle voci;
- la capacità di costruire una relazione con gli ascoltatori.
È un terreno sul quale la radio parte con un vantaggio importante: il rapporto umano.
L’intelligenza artificiale sarà la prossima rivoluzione
La vera sfida, tuttavia, è già iniziata.
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente anche nell’industria radiofonica.
Non soltanto nella produzione.
Ma anche nella distribuzione.
Nella profilazione.
Nella pubblicità.
Nella creazione dei contenuti.
Le applicazioni possibili sono ormai numerosissime.
L’AI può:
- supportare la produzione giornalistica;
- automatizzare la catalogazione musicale;
- creare versioni sintetiche dei programmi;
- generare trascrizioni;
- produrre sottotitoli;
- tradurre contenuti;
- personalizzare la pubblicità;
- suggerire playlist dinamiche.
Ma esiste anche un altro rischio.
Quello di rendere tutti i contenuti simili tra loro.
Ed è qui che la radio conserva il proprio vantaggio competitivo.
La forza della radio resta la relazione umana
Una voce.
Una risata.
Un’improvvisazione.
Un errore.
Una telefonata in diretta.
Sono elementi impossibili da sostituire completamente.
La radio continua ad essere il mezzo più “umano” dell’intero panorama mediatico.
Ed è probabilmente questa la ragione della sua straordinaria resilienza.
La tecnologia cambia.
La relazione rimane.
Anche la pubblicità sta cambiando
Un’altra trasformazione riguarda il mercato pubblicitario.
Gli inserzionisti chiedono oggi:
- maggiore misurabilità;
- dati;
- profilazione;
- integrazione con il digitale.
La radio dispone già di strumenti importanti.
Lo streaming, le app e le piattaforme digitali consentono infatti di raccogliere informazioni molto più dettagliate rispetto al passato.
La sfida sarà integrare:
broadcast,
digitale,
social,
podcast
e audio on demand
all’interno di un’unica offerta commerciale.
Chi riuscirà a costruire questo ecosistema avrà un vantaggio competitivo enorme.
Le radio locali hanno una carta che nessuno può copiare
Tra tutti gli operatori, le radio territoriali possiedono probabilmente il patrimonio più prezioso.
La prossimità.
Nessuna piattaforma globale può raccontare ciò che accade:
nel quartiere,
nel comune,
nella provincia,
nella squadra sportiva locale,
nelle imprese del territorio.
Questo patrimonio editoriale diventerà ancora più importante proprio nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Più aumenteranno i contenuti generati automaticamente,
più crescerà il valore delle informazioni originali.
E nessuno produce più contenuti originali delle emittenti locali.
Il futuro sarà multipiattaforma
Osservando l’evoluzione degli ultimi anni emerge una certezza.
Non esiste più una distinzione tra radio tradizionale e radio digitale.
Esiste semplicemente la radio.
Un marchio editoriale capace di raggiungere il proprio pubblico ovunque esso si trovi.
La FM continuerà ancora a lungo ad avere un ruolo centrale.
Ma sarà sempre più affiancata da:
- DAB+;
- streaming;
- podcast;
- video;
- social media;
- smart speaker;
- connected TV;
- intelligenza artificiale.
Le emittenti che sapranno governare questa trasformazione saranno quelle destinate a guidare il mercato del prossimo decennio.
Una lezione che riguarda tutti i media
Lo Studio Economico di Confindustria Radio Televisioni offre quindi una chiave di lettura che va oltre il solo comparto radiofonico.
Dimostra come la capacità di innovare non dipenda dalla dimensione dell’impresa, ma dalla velocità con cui essa riesce a reinterpretare il proprio ruolo.
Negli ultimi vent’anni la radio non ha combattuto contro la tecnologia.
Ha imparato a conviverci.
E proprio per questo oggi è il mezzo tradizionale che cresce mentre molti altri cercano ancora un nuovo equilibrio.
I numeri parlano chiaro: 629 milioni di euro di ricavi, una crescita del 5,2%, circa 3.000 occupati, imprese che tornano a produrre utili e un comparto locale che, dopo anni difficili, ritrova redditività e capacità di investimento. Ma il vero patrimonio della radio non è racchiuso nei bilanci. È la fiducia costruita giorno dopo giorno con milioni di ascoltatori, una relazione che nessun algoritmo può replicare.
La prossima sfida sarà trasformare l’intelligenza artificiale in uno strumento di crescita senza perdere ciò che rende la radio unica: la voce, la credibilità, la spontaneità e il legame con il territorio. Se riuscirà a farlo, il mezzo che molti avevano dato per superato continuerà a dimostrare, ancora una volta, di essere uno dei protagonisti più vitali e innovativi dell’ecosistema dei media italiani.
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