di Giuliano Longo (*)
Lo scorso 14 maggio, l’uomo che per quasi sei anni ha gestito il potere reale in Ucraina è uscito da un’aula del tribunale anticorruzione di Kyiv in stato di detenzione cautelare: l’ex braccio destro del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, Andrij Jermak, è passato così dal ruolo di uomo di potere a quello di imputato, coinvolto in un grave caso di corruzione.
L’11 maggio gli organi dell’anticorruzione ucraina (NABU e SAP) gli hanno notificato formalmente le accuse di sospetto di riciclaggio: 460 milioni di hryvnja (circa 8,95 milioni di euro) convogliati attraverso una rete di società fantasma, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi.
Chi è Andrij Jermak, l’uomo chiave del potere ucraino
Classe 1971Yermak è un avvocato specializzato in diritto d’autore, produttore cinematografico e collaboratore di Kvartal 95 – la casa di produzione comica fondata da Volodymyr Zelenskyj, quella che ha costruito la carriera televisiva dell’uomo che nel 2019 è diventato presidente.
Quando Volodya vince le elezioni, Jermak è già pronto a fargli da ombra. Comincia la sua carriera politica come consigliere, poi diventa il principale negoziatore per gli scambi di prigionieri e sul conflitto nel Donbas e, infine, nel febbraio 2020, viene nominato capo dell’Ufficio del Presidente.
Da quel momento in poi ha costruito una verticale di potere, non attraverso i meccanismi formali nè con un mandato elettivo, ma attraverso la nomina capillare di persone di fiducia in posizioni strategiche. Ministri, governatori regionali, vertici delle forze dell’ordine, dirigenti di agenzie statali, tutto beno ltre l’Ufficio del Presidente, arrivando persino alle istituzioni che formalmente avrebbero dovuto essere indipendenti.
Unsistema a canale unico, in cui la complessità di uno stato in guerra – i negoziati, la gestione del fronte, le nomine ministeriali, i rapporti con i finanziatori internazionali – convergeva in un solo uomo, Questo sistema aveva bisogno di proteggere se stesso. E quando le istituzioni anticorruzione hanno cominciato ad avvicinarsi al suo nucleo, la risposta è stata quella di usare ogni strumento a disposizione per fermare le indagini e screditare chi le conduceva rimettendo sotto controllo politico le agenzie che stavano diventando scomode.
L’inchiesta “Midas” e il caso Energoatom
Lo scorso 31 marzo, gli uffici legali dell’Ucraina hanno depositato alle autorità israeliane una richiesta di estradizione e per Timur Mindič e Oleksandr Cukerman, i presunti imputati dell’Operazione Midasl, la più grande inchiesta anticorruzione nella storia ucraina del dopoguerra. Cento 100 milioni di dollari sottratti a Energoatom, – l’azienda statale ucraina che si occupa del nucleare – mentre I russi bombardavano tutta l’Ucraina.
Mindič e Cukerman hanno entrambi la doppia cittadinanza israeliana e Israele quasi mai estrada i propri cittadini; se e quando lo fa, i tempi si misurano in anni, non in mesi.
Mindič aveva lasciato l’Ucraina poche ore prima che facessero irruzione a casa sua i detective NABU – il principale ufficio anticorruzione dell’Ucraina, fondato nel 2015 su pressione dell’Unione europea. La sua partenza si è rivelata legale poiché è padre di tre figli minorenni, categoria esentata dal divieto di espatrio in vigore per i maschi adulti in tempo di guerra.
Perchè Jermak era considerato intoccabile
Per mesi dopo le dimissioni, Jermak è rimasto in una zona grigia: fuori formalmente dal potere, ma ancora protetto dalla rete che aveva costruito. Almeno fino all’11 maggio è rimasto a Kyiv: si spostava in città con un’auto blindata e due vetture di scorta, andava in palestra ogni giorno presso una struttura governativa e continuava ad avere incontri con alti profili politici.
Questo fino a quando alcune investigazioni del NABU, che lo aveva tenuto nel perimetro dell’inchiesta – senza incriminarlo formalmente per mancanza di prove – hanno ribaltato la situazionee eJermak è stato incriminato non per l’inchiesta Energoatom, ma per un filone parallelo, con l’accusa di riciclaggio di denaro per la costruzione di un complesso residenziale di lusso (Dynasty) alla periferia di Kyiv.
Questa non è una storia che racconta come un Paese in guerra – che in teoria dovrebbe unire le istituzioni attorno a un obiettivo comune – ache ha prodotto unaindagine ha toccato il nucleo del potere che, nonostante tutto, non sembra essere fondamentalmete cambiato.
Il sistema della corruzione viene da lontano
Dopo le dimissioni di Jermak, il portale analitico ucraino Dzerkalo Tyžnja ha titolato l’articolo “il sistema collassato”, mail sistema, in realtà, non è collassato: la rimozione di Jermak ha solo colpito il vertice, ma non la struttura.
Per capire bisogna guardare più indietro, a come il sistema in cui il capo dell’Ufficio del Presidente esercita più potere reale del primo ministro, senza rispondere a nessun elettore e affonda le radici nella formazione dello stato ucraino.
Consolidatasi nei primi anni Novanta, si tratta di una struttura costituzionale in cui i poteri del presidente non sono chiaramente definiti. Ogni presidente ha usato questo meccanismo a modo suo – da Kučma a Janukovyč – e Zelenskyj non ha fatto eccezione, delegando a Jermak la gestione quotidiana di quella macchina. Jermak l’ha portata a un livello di sofisticazione nuovo, difficile da smontare anche dopo la sua uscita. I suoi uomini sono ancora lì, nei ministeri, nelle procure, nelle prefetture regionali.
Il successore
Il posto di Jermak è stato preso da Kirilo Budanovex capo dell’intelligence militare ucraina, l’uomo che ha guidato le operazioni più avventuristiche della guerra, dalle incursioni in territorio russo alle reti di sabotaggio.
Zelenskyj ha quindi scelto la lealtà provata sul campo di battaglia come criterio principale. Budanov, infatti, ha un profilodiverso da Jermak, meno politico e più militare. Parrebbe così che la intelligence e vertice politico si siano saldati preoccupando anche gli osservatori internazionali.
A questo punto è possibile che che il sistema non si ricostruisca, lasciando un vuoto che Zelens’kyj gestisce direttamente; oppure che che non sia cambiato nulla del sistema che Jermak ha contribuito a consolidare, con in cima sempre il presidente con poetri cementati dalla guerra.
C’è un paradosso al centro di questa storia. Le istituzioni che hanno fatto cadere Jermak non sono nate da una richiesta della società ucraina: le ha volute l’UE, le ha finanziate il FMI, e per anni sono rimaste percepite come una condizione per ottenere finanziamenti e aprire la strada all’adesione europea, e non come una conquista da difendere.
Il sistema Jermak resiste, le cifre note della corruzione
Cosa dicono i fatti noti a giugno 2026? Ci dicono che la maggior parte dei fondi esteri per la ricostruzione passano ora per piattaforme come la Direzione degli affari e UkraineInvest, con monitoraggio diella UE e della Banca Mondiale, ma questo ha ridotto solo teoricamentye la discrezionalità diretta dell’Ufficio del Presidente che resta il punto di snodo per autorizzazioni e priorità.
Anche se on esiste una cifra ufficiale “esatta” sulla corruzione in ucraina, l’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, a capo del Consiglio Nazionale per le Riforme ucraino, ha stimato nel 2021 che il bilancio ucraino perde oltre 37 miliardi di dollaria nnuo annui a causa della corruzione.
I costi documentati della corruzione nelle forniture belliche ucraine sono parziali, ma i casi emersi dal 2023 al 2025 danno un’idea dell’ordine di grandezza con milioni di dollari spariti per le forniture belliche quali proiettili di mortaio, divise e biancheria , tangenti suidroni e tecnologia.
Ne sono un indice 129 milioni di dollari di sovrapprezzo spariti e accertati dalla stessa Defense Procurement Agency ucraina tra inizio 2024 e marzo 2025: decine di contratti per artiglieria e droni non sono stati assegnati al miglior offerente. La differenza tra l’offerta più bassa e quella accettata è almeno di qualche milione di dollari di dollari. Nel 2023: lo scandalo “uova a prezzo doppio” portò alle dimissioni dell’allora ministro della difesa Reznikov.
Anche il Pentagono ha ammesso errori di valutazione: un audit dell’Office of Inspector General del ha trovato 32 tranches di aiuti per 6 miliardi di dollari senza documentazione, i questi, 1 mld di dollari classificato come “costi contestati” e un miliardo come spesa inefficace.
Questi sono solo la punta dell’Iceberg che nessuno, in verità, vuole affrontare per non minare la credibilità di Zelensky e della sua classe dirigenete, ma come si dicie – in amore e guerratutto è lecito – se il fine della vittoria finale lo giustifica.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica inernazionale
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Redazione Ore 12
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