Modernizzare l’ERP per ripensare processi, dati e decisioni


Modernizzare l’ERP significa affrontare l’obsolescenza tecnologica di un gestionale che, pur continuando a funzionare, rischia di diventare sempre più vincolante e frenante. Superare i limiti delle piattaforme legacy vuol dire adottare un’architettura più flessibile, processi più standardizzati e dati meglio integrati, creando le condizioni perché l’organizzazione possa sfruttare tecnologie evolute come cloud e intelligenza artificiale. Perché è vero che i gestionali legacy sostengono ancora il core business di moltissime aziende. Ma il fatto che dopo anni e anni di onorato servizio funzionino ancora non significa che lo facciano nel modo migliore.

La stratificazione di personalizzazioni e interventi puntuali, accumulatisi nel tempo hanno reso questi sistemi non solo più lenti e complessi da governare ma anche più costosi, tra infrastrutture, licenze, contratti di manutenzione. Un ERP obsoleto ha difficoltà di integrazione con architetture più moderne e ogni iniziativa richiede adattamenti, connettori e sviluppi specifici, limitando le capacità di innovazione di un’organizzazione. Con un punto di attenzione: oggi un progetto di modernizzazione dell’ERP non è più una scelta solo a carico dell’IT, ma una decisione che deve coinvolgere anche le line of business per comprendere come cambiano processi, governance del dato e modello operativo.

È da questa premessa che prende avvio la riflessione di Giancarlo Lituri, Responsabile Operation e Delivery SAP di Seidor Italia, secondo cui la vera sfida della modernizzazione dell’ERP non consiste nel migrare verso una nuova piattaforma, ma nell’accettare un cambiamento di paradigma che coinvolge prima di tutto la cultura dell’organizzazione.

«Trent’anni fa, quando ho iniziato a fare questo lavoro, l’approccio dei clienti solitamente era “sono io che dico a SAP quello che deve fare, non SAP che dice a me che cosa fare” – ricorda Lituri -. Soprattutto in Italia, dove un’imprenditorialità spesso di matrice familiare si fondava su un forte concetto di unicità, la standardizzazione veniva percepita più come un vincolo che come un’opportunità. Ci veniva richiesto di riprodurre fedelmente processi di cui alcuni nemmeno informatizzati, vivendo su Excel o addirittura su carta. L’ERP finiva così per diventare lo specchio di abitudini, consuetudini e modalità operative che appartenevano a un mondo analogico. Capire che, al di là delle specificità di ogni azienda, gestire ordini e fatture, produrre e spedire la merce sono processi comuni a tutto il manifatturiero è stato un livello di maturità arrivato solo con il tempo. Oggi stiamo affrontando una seconda generazione di clienti molto più propensi al back-to-standard, cioè ad adottare processi già industrializzati e consolidati, limitando le personalizzazioni ai soli ambiti che generano reale valore per il business e rendendo il percorso di modernizzazione ERP estremamente più rapido rispetto al passato».

L’ombra di un passato che induce a procrastinare

Non va dimenticato come, storicamente, il passaggio dalle applicazioni gestionali dedicate alle singole funzioni aziendali ai primi sistemi di Enterprise Resource Planning sia stata un’esperienza che ha segnato un’intera generazione di imprenditori e manager. La transizione da più soluzioni gestionali a un’unica suite modulare centralizzata richiedeva progetti pluriennali caratterizzati da lunghi interventi di adattamento e riconfigurazione degli standard. Con questa memoria, molte aziende ancora oggi tendono a rimandare un progetto di modernizzazione dell’ERP. Il grosso limite di un ERP legacy è che incorpora il modello operativo dell’azienda nel momento in cui era stato progettato. Nel frattempo si sono aperti nuovi canali distributivi, l’azienda è diventata multicanale, spesso si è internazionalizzata. Di conseguenza cambia anche la funzione che un ERP è chiamato a svolgere, governando un business molto più articolato e reticolare.

«Quello che spesso succede è che, ancora oggi, la modernizzazione dell’ERP per alcune aziende venga interpretata come un semplice maquillage tecnologico – fa notare il manager – con un approccio di tipo conservativo, cioè che nel dubbio, ci si porta dietro tutto anche quello che non è più necessario. Così si passa da un linguaggio obsoleto a un linguaggio più moderno, ma si continua a ragionare con la stessa logica con cui era stato progettato il sistema originale. Il risultato è che l’Enterprise Resource Planning eredita logiche che appartengono al passato e viene impiegato ben al di sotto del suo potenziale. Oggi i cicli di vita tecnologici si sono drasticamente accorciati: tre anni, in informatica, sono tre ere. Continuare a ragionare con logiche progettuali obsolete significa rischiare di utilizzare strumenti già superati nel momento stesso in cui entrano in funzione. Per questo il nostro ruolo di consulenti e partner è permettere alle aziende di affrontare le sfide del 2026 senza continuare a ragionare come negli anni ‘80 e ‘90».

Dalla modernizzazione tecnologica alla modernizzazione del business

La modernizzazione ERP rappresenta l’occasione per semplificare il sistema, ridurre gli sviluppi su misura accumulati negli anni, riportare allo standard i processi che non generano un reale vantaggio competitivo e costruire un core applicativo pulito. Ed è questo lo switch che restituisce capacità evolutiva e manutenibilità al gestionale, rendendolo più semplice da governare, aggiornare ed evolvere nel tempo.

«Avere un sistema standard e manutenibile significa poterlo evolvere e adottare in tempi molto più rapidi rispetto ai lunghi progetti di implementazione del passato – osserva Lituri -. La standardizzazione non significa rinunciare alle specificità dell’azienda, ma limitare le personalizzazioni ai soli ambiti in cui generano un reale vantaggio competitivo. Significa anche ridurre l’effort organizzativo: non bisogna riscrivere da zero i processi o digitalizzare nuovamente ciò che già esiste, ma comprendere quali modelli mette a disposizione la soluzione e quanto siano coerenti con la propria organizzazione e con l’evoluzione del business e della tecnologia. Un ERP di ultima generazione non è solo più manutenibile ma richiede meno effort per introdurre innovazione, aggiornamenti e nuove funzionalità, contribuendo a rendere l’azienda più agile, efficiente e resiliente. Anche la necessità di contenere lo spending IT sta spingendo le aziende verso soluzioni più standard rispetto alle soluzioni sviluppate in house che non capitalizzano le esperienze messe a sistema dai vendor che operano su una scala globale».

Quando il gestionale diventa uno strumento decisionale

Ridurre tempi e costi di implementazione è importante, ma il vero valore di un ERP moderno è mettere rapidamente a disposizione strumenti che supportano le decisioni. Oggi mercati e informazioni cambiano a una velocità tale che ciò che è vero oggi potrebbe non esserlo più tra una settimana. Le aziende hanno bisogno di strumenti che consentano di analizzare gli scenari mentre si stanno evolvendo, non quando sono già cambiati.

In questo senso, SAP Cloud ERP è progettato per accompagnare il passaggio da soluzioni costruite su misura a processi standardizzati, basati su best practice già industrializzate per i diversi settori e dati affidabili, creando le condizioni perché dati e intelligenza artificiale possano essere di supporto strategico al business. La piattaforma non solo registra ciò che è accaduto ma, grazie a strumenti evoluti e potenziati dall’AI, interpreta processi e trend, simulando scenari e supportando scelte più rilevanti e tempestive.

«Con SAP Cloud ERP l’intelligenza artificiale è già infusa nei processi e opera direttamente sui dati proprietari dell’azienda – prosegue Lituri -. Analizza i dati aziendali mettendoli in relazione con trend di mercato e altre dinamiche esterne. Il valore non sta nel conoscere semplicemente l’andamento di un mercato, ma nel comprendere come quel contesto si rifletta sulla propria azienda e sui propri clienti. È questo che permette di comprendere meglio il business, simulare scenari e supportare le decisioni. È come passare dal guidare con una visibilità di cinquanta metri all’avere davanti chilometri di strada: non cambia solo la velocità con cui ottieni il dato, cambia la qualità delle decisioni che puoi prendere. Abbiamo seguito aziende che, adottando soluzioni come SAP Datasphere e SAP Analytics Cloud, sono passate da tempi di disponibilità del dato di dodici ore a poco più di un’ora. È in questi casi che il management percepisce concretamente il valore di poter decidere su informazioni near real time. Non a caso, una volta ottenuti questi risultati, è la stessa proprietà a chiedere: “Perché non ce l’avete fatto fare prima?”. Insieme a dashboard, workflow guidati e automazione, l’AI riduce gli attriti decisionali e restituisce al management insight preziosi. In questo modo l’ERP diventa intelligente: non è più soltanto un contenitore di informazioni per finalità amministrative o fiscali, ma uno strumento evoluto di supporto alle decisioni».

Più sicurezza, continuità operativa e normativa

La modernizzazione dell’ERP coinvolge anche un tema che negli ultimi anni è diventato centrale: la sicurezza delle informazioni e la compliance. Se in passato molte aziende ritenevano più sicuro mantenere dati e applicazioni all’interno della propria infrastruttura, oggi la crescente sofisticazione degli attacchi informatici e i costi necessari per mantenere ambienti adeguatamente protetti stanno progressivamente cambiando questa percezione.

«Molte aziende italiane, grandi e piccole, sono state vittime di attacchi informatici – osserva Lituri -. Tra i nostri clienti abbiamo assistito ad alcuni casi in cui si sono persi completamente i sistemi locali, mentre il gestionale ospitato su SAP Cloud ERP ha continuato a funzionare perché l’attacco aveva colpito la rete aziendale e non l’infrastruttura cloud. È un’esperienza che fa riflettere. Oggi mantenere un’infrastruttura on premise con livelli di sicurezza adeguati richiede investimenti molto elevati, spesso fuori dalla portata di una piccola o media impresa. Il passaggio al cloud non aumenta soltanto il livello di sicurezza: migliora anche resilienza, liberando l’azienda dalla gestione diretta degli aggiornamenti, della manutenzione e degli adeguamenti normativi della piattaforma. In questo modo l’IT può dedicare tempo e competenze a progetti che generano valore per il business, invece di assorbirli nella gestione ordinaria del sistema».

Il modello a sottoscrizione, inoltre, permette di utilizzare le funzionalità realmente necessarie e di ampliarle progressivamente in funzione dell’evoluzione del business.

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Seidor: il valore del partner nella modernizzazione dell’ERP

La modernizzazione dell’ERP non è un progetto che si esaurisce con la scelta della piattaforma. Richiede un percorso di trasformazione in cui tecnologia, processi e organizzazione evolvono insieme. Per questo il ruolo del partner non consiste soltanto nell’implementare la soluzione, ma nell’accompagnare l’azienda lungo un percorso che parte dall’assessment del sistema esistente, prosegue con la definizione di una roadmap e aiuta il management a comprendere quali elementi preservare, quali razionalizzare e quali superare per costruire un ERP realmente orientato al futuro.

Presente direttamente in 45 Paesi con oltre 10.000 professionisti, Seidor accompagna le aziende nei percorsi di modernizzazione dell’ERP, combinando competenze consulenziali, metodologia e capacità di delivery su scala internazionale.

«La modernizzazione dell’ERP non inizia con la migrazione, ma con la decisione del livello di trasformazione che l’azienda vuole raggiungere – conclude Lituri -. Il nostro primo compito è aiutare i clienti ad acquisire consapevolezza. La modernizzazione dell’ERP richiede metodo: bisogna scegliere la soluzione più adatta, costruire una roadmap e accompagnare il cliente lungo tutte le fasi del progetto. Per questo l’assessment è fondamentale: permette di comprendere che cosa può evolvere sulle nuove piattaforme e quali processi continuano davvero a generare valore per il business. Le decisioni si prendono insieme al cliente, ma il nostro ruolo è mettere a disposizione skill, esperienza e una metodologia consolidata perché il cambiamento produca benefici concreti e duraturi. Inoltre, possiamo accompagnare anche le PMI quando sviluppano la propria presenza all’estero, offrendo un unico punto di riferimento progettuale e la possibilità di seguirle nei diversi Paesi in cui il Gruppo opera, mantenendo la vicinanza e la qualità dei servizi che caratterizzano il nostro modo di lavorare».


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 Laura Zanotti

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