“Gatti usati come inneschi per gli incendi in Calabria e arsi vivi”: quando la crudeltà umana supera ogni immaginazione


Raffica di incendi dolosi in Calabria: oltre 200 interventi dei Vigili del Fuoco. La Protezione Civile rivela di aver trovato gatti usati come inneschi dai piromani

L’emergenza incendi sta piegando la Calabria, investita da una micidiale ondata di caldo e soprattutto dall’azione deliberata di piromani. Nelle ultime trentasei ore i Vigili del Fuoco hanno effettuato ben 200 interventi su tutto il territorio regionale, di cui oltre 26 ancora attivi. Le aree colpite si concentrano in tutte le province, con roghi di vasta portata che hanno minacciato abitazioni, strutture ricettive, attività produttive e patrimoni naturali di inestimabile valore come il Parco Nazionale del Pollino, Squillace Lido, Sant’Eufemia di Lamezia Terme, Cassano allo Ionio e Acri.

In diverse località è stato necessario impiegare la flotta aerea antincendio dello Stato per contenere la furia delle fiamme, alimentata da temperature elevate e dal vento che soffia. A Cassano allo Ionio, dove le fiamme sono divampate in contrada San Nicola alle porte del quartiere di Lauropoli, il sindaco Gianpaolo Iacobini ha espresso la gravità della situazione schierando le squadre di soccorso tra San Nicola e il Santuario della Madonna della Catena.

Le sconvolgenti rivelazioni della Protezione Civile

Dietro questa devastazione non c’è tuttavia soltanto la complice presenza del clima estivo, ma una vera e propria strategia criminale ordita dalla mano dell’uomo. A denunciare una dinamica dei fatti che mette i brividi è stato il direttore generale della Protezione civile della Regione Calabria, Domenico Costarella, attraverso un filmato diffuso sui canali social del presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto.

La descrizione offerta dal dirigente tratteggia uno scenario agghiacciante sull’ingegno macabro impiegato per appiccare il fuoco e garantirne la propagazione. Costarella ha spiegato:

Ho un minuto per raccontarvi quello che sta succedendo e quello che abbiamo anche trovato in queste ore nei vari scenari di incendio. Abbiamo trovato inneschi ritardati che sono frutto di una mente non solo dolosa, ma direi criminale: delle candele con sopra stracci imbevuti di liquido infiammabile, predisposte per innescare le fiamme dopo un intervallo di tempo e trasformare un piccolo focolaio in un incendio di vaste proporzioni.

L’uso dei gatti come inneschi

Ma ciò che ancor più lascia sgomenti è un’altra tecnica: l’utilizzo dei gatti come inneschi, trasformati in sorta di ordigni semoventi:

In alcuni casi abbiamo trovato delle scene incredibili, addirittura gatti a cui era stato legato alla coda uno straccio con del liquido infiammabile. I gatti venivano lanciati nei campi, correvano e propagavano incendi.

E dove questo orrore non è compiuto, i piromani hanno usato bottiglie di vetro con uno stoppino:

O ancora bottiglie di vetro vuote, ma con sopra uno stoppino, sempre con infiammabile, che provoca una piccola scintilla che poi si propaga intorno, dove magari c’è dell’erba secca. Ricominciamo a lavorare, torniamo alle nostre postazioni, però dobbiamo andare avanti, ma con un cambiamento culturale. Sono cose disumane. Purtroppo il peggior nemico dell’uomo è l’uomo.

La denuncia di LNDC Animal Protection e l’appello a testimoniare

Di fronte a queste notizie di inaudita ferocia, LNDC Animal Protection ha ufficialmente sporto denuncia contro ignoti, chiedendo il massimo rigore della legge per gli autori di questa barbarie e lanciando un appello ai cittadini per segnalare qualsiasi movimento sospetto alle forze dell’ordine o all’indirizzo avvocato@lndcanimalprotection.org.

Sulla vicenda è intervenuta duramente la presidente dell’associazione, Piera Rosati, dichiarando:

Stando a quanto riferito dalla Protezione Civile, ci troviamo di fronte non soltanto a un gravissimo reato ambientale, ma anche a uno degli episodi di crudeltà nei confronti degli animali più sconvolgenti degli ultimi anni. Pensare che un gatto possa essere trasformato in uno strumento di morte, terrorizzato dal fuoco e costretto a correre fino a morire tra le fiamme, è qualcosa che provoca sgomento e indignazione. È una violenza che non ha alcuna giustificazione e che rivela una totale assenza di umanità.

Sottolineando le conseguenze devastanti che la distruzione di boschi, tane e biodiversità porta all’intero ecosistema, ha poi aggiunto:

Quando un incendio devasta un bosco non bruciano solo alberi. Bruciano nidi, tane, cucciolate, biodiversità e anni di equilibrio naturale. Se poi davvero qualcuno ha deciso di utilizzare animali vivi per appiccare questi roghi, siamo davanti a un livello di disumanità che impone una risposta durissima da parte dello Stato. Chi incendia i nostri boschi colpisce il patrimonio naturale di tutti noi e delle generazioni future. Chi, per farlo, utilizza esseri viventi come strumenti di morte dimostra una crudeltà che non può essere sottovalutata. Auspichiamo che le indagini consentano di individuare al più presto i responsabili e che, se i fatti saranno confermati, vengano applicate le sanzioni più severe previste dall’ordinamento. LNDC Animal Protection seguirà con la massima attenzione l’evolversi della vicenda e si batterà affinché venga fatta piena giustizia.

La barbarie dell’uomo: quando la crudeltà supera ogni limite

Di fronte a testimonianze del genere, la prima reazione non può che essere un senso di vuoto e profondo sgomento. Non bastasse macchiarsi di un crimine ignobile come l’appiccare un incendio doloso, qui siamo di fronte di un vero e proprio atto di distruzione sadica e spietata con un “essere umano” che ha deciso di trasformare il terrore di un animale indifeso in una bomba ecologica.

L’uso dei gatti come ordigni semoventi non rivela soltanto una fredda premeditazione criminale, ma una completa ed essenziale assenza di empatia verso la vita. Pensare al livello di perversione necessario per legare uno straccio imbevuto di liquido infiammabile alla coda di un gatto, dargli fuoco e poi lanciarlo nel secco della vegetazione significa guardare da vicino il lato più cupo dell’animo umano. L’animale, sopraffatto dal dolore insostenibile e dal panico, scappa alla cieca cercando una via di fuga che non c’è, diventando suo malgrado uno strumento inconsapevole di morte per se stesso i boschi, per altri animali e persino per le persone.

In questo schema folle, la sofferenza del singolo animale si amplifica moltiplicando la distruzione del territorio. È una forma di barbarie ritornata da epoche oscure, la dimostrazione disarmante di come la mente umana sappia concepire metodi sempre più distorti per arrecare danno. Ha ragione Domenico Costarella quando afferma che il peggior nemico dell’uomo è l’uomo. Bruciare la vegetazione è già di per sé un crimine contro la comunità e contro l’ambiente, ma arruolare il dolore animale per garantirsi l’efficacia del fuoco trasforma l’incendio in qualcosa di sconcertante: una sconfitta morale prima ancora che una tragedia ecologica.

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 Rebecca Manzi

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