Impiego di tartadogs, luci tarta friendly, impegno costante di scienziati e volontari. Il progetto Life Turtlenest è a lavoro in Cilento per tutelare la Caretta caretta nel Mediterraneo
La tartaruga Caretta caretta è arrivata in Cilento: il suo spostamento nelle zone del Mediterraneo occidentale è segnale di un profondo cambiamento degli ecosistemi marini, che risentono sempre più dell’aumento delle temperature. Negli ultimi tre anni la nidificazione in Italia è in crescente aumento, è infatti passata dai 443 nidi del 2023 agli oltre 700 nel 2025, il valore più alto mai registrato. A conferma che la penisola costituisce ormai un rifugio fondamentale per la specie. Il progetto “Life Turtlenest”, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, coinvolge Italia, Francia e Spagna per un totale di 64 siti Natura 2000 lungo 7.900 km di costa. Un’iniziativa che raccoglie il lavoro degli scienziati, di oltre duecento volontari e dei “Tartadog”, speciali unità cinofile addestrate per il monitoraggio dei nidi. L’obiettivo comune è tutelare, ma anche ridisegnare il nostro rapporto con le coste.
Più caldo, più femmine
L’arrivo della tartaruga con i nidi nel Cilento potrebbe non essere casuale: l’ipotesi più probabile è che sia causato dai cambiamenti climatici, che hanno spinto la specie a colonizzare nuove aree più calde di prima. «Mari più caldi impattano direttamente sul ciclo vitale della tartaruga – spiega la biologa Sandra Hochscheid, coordinatrice del Centro ricerche tartarughe marine della Stazione zoologica “Anton Dohrn” – Il Mediterraneo si sta riscaldando molto rapidamente, di circa 0,4 °C ogni decennio, un dato piuttosto allarmante. Per la Caretta caretta, infatti, il sesso dei nascituri dipende dalla temperatura della sabbia del nido e un calore eccessivo favorisce la nascita di sole femmine, minacciando l’equilibrio della popolazione futura». Il rischio, di questo passo, è che entro il 2100 l’aumento medio della temperatura potrebbe essere compreso tra gli 1,8 e i 3,5 °C. Questa modifica dell’areale è facilitata anche dal fenomeno della philopatry relaxation, la minor rigidità delle femmine nel tornare nei siti di nascita per la deposizione delle uova, portandole a spostarsi prima dal Sud al Centro, per poi risalire il Tirreno fino alla Liguria. Il fenomeno è stato studiato grazie a trasmettitori satellitari applicati sui piccoli di tartaruga. I dispositivi hanno confermato viaggi estremamente lunghi rispetto al passato, dal Centro-Sud Italia fino alle coste meridionali della Francia.
Leggi anche La scomparsa del maschio di tartaruga marina
Spiagge amiche
Considerata specie vulnerabile secondo la Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), a oggi il numero dei nidi delle tartarughe marine è in costante crescita, ma non è ancora chiaro l’impatto a lungo termine di questa ricolonizzazione. Durante i monitoraggi effettuati questo mese in località Ripe Rosse, in Cilento, Daniela Guariglia, volontaria di Legambiente esperta nel monitoraggio, ha confermato la presenza di tre nidi precisando che «ciascuno può contenere fino a un massimo di 100 uova e ogni femmina è capace di deporne fino a 500 a stagione». Sebbene il numero possa sembrare molto alto, il processo che va dalla deposizione alla schiusa è delicatissimo. La volontaria puntualizza che «uno dei tre nidi presenti in spiaggia si trova in una posizione ottimale, protetto da uno scalino naturale modellato dalle onde, ciò è stato possibile grazie al dialogo con il Comune e i lidi, impedendo la pulizia meccanica dell’arenile, che avrebbe livellato la naturale struttura irregolare della spieggia, favorendo fenomeni erosivi e distruggendo barriere naturali costituite da residui naturali e arbusti». Non è raro che le femmine depongano le uova in punti estremamente vulnerabili, nel pieno del calpestio umano, magari tra lettini e ombrelloni. Quando ciò accade, lidi, comunità locali e bagnanti effettuano segnalazioni affinché gli esperti intervengano. I nidi vengono così spostati in aree più riparate e messi in sicurezza con reti metalliche, indispensabili per impedire la predazione naturale o lo scavo accidentale.
L’inquinamento luminoso è un altro tipo di minaccia, che arriva nelle fasi notturne, delicate perché è proprio di notte che le tartarughe risalgono ai nidi e depongono le uova. Le luci artificiali disorientano sia le madri in risalita sia i neonati, che per istinto seguono il naturale riflesso della luna e delle stelle sul mare. Per questo il progetto promuove per i luoghi costieri un’illuminazione “tarta friendly”, come quella disposta dal’intervento del Comune di Ascea, promosso da Chiara Carucci, light designer di Noctua.Life, uno studio specializzato nella progettazione illuminotecnica per il patrimonio culturale, storico e naturale.
L’obiettivo di “Turtlenest” è promuovere una gestione ecosostenibile, limitando i mezzi meccanici durante la stagione riproduttiva a favore della pulizia manuale: la cura dei nidi è affidata a un costante compromesso tra le esigenze umane e quelle ecologiche. I Comuni che hanno aderito al protocollo “Amici delle tartarughe” promosso da Legambiente sono 130, di cui 25 in Campania, affiancati dagli stabilimenti balneari della rete “Lidi amici”. Un patto con il territorio che dimostra che il turismo, se consapevole, può diventare un alleato della natura.
Record storico per le tartarughe marine: oltre 700 nidi in Italia nel 2025
Tra fiuto e droni
Oggi in Italia, tra i principali Paesi di nidificazione delle tartarughe marine, è essenziale un monitoraggio coordinato e capillare per far fronte alle minacce di origine antropica: oltre alla pulizia meccanica, spiccano il turismo balneare intensivo, l’inquinamento da plastiche, le catture accidentali tramite la pesca, la cementificazione e l’erosione della costa e i cambiamenti climatici. Per tutelare questi habitat, “Turtlenest” ha messo in campo un monitoraggio anche notturno per sorvegliare le spiagge e intercettare la risalita delle tartarughe dal mare, proteggendo così la delicata fase della nidificazione. All’alba la supervisione a piedi da parte dei volontari è supportata dall’uso di droni per individuare le tracce ondulate sulla sabbia. Quando la traccia è confusa, entrano in scena i “Tartadog”, le unità cinofile specializzate introdotte da “Life Turtlenest” e addestrate dall’Enci. Serena Donnini, addestratrice, precisa che «questi cani seguono un training basato sul rinforzo positivo, sfruttando la naturale propensione a esplorare l’ambiente: quando il cane localizza il nido, lo segnala in maniera passiva, senza mai scavare: si siede o rimane immobile». Individuare i nidi è solo il primo passo, per proteggerli serve l’alleanza di tutti. Il monitoraggio sul campo deve unirsi a campagne di sensibilizzazione. In due anni di progetto è prevista la formazione di oltre 4.000 persone, tra bagnini e operatori economici. Un passaggio essenziale per far comprendere che un nido di tartaruga non è un ostacolo, ma un inestimabile valore aggiunto.
Leggi anche Tartarughe marine, per i nidi ci vuole fiuto
Tartarughe marine, online una serie animata per i più piccoli
Summary
Tartarughe marine, il Cilento è la nuova culla del Mediterraneo
Description
Impiego di tartadogs, luci tarta friendly, impegno costante di scienziati e volontari. Il progetto Life Turtlenest è a lavoro in Cilento per tutelare la Caretta caretta nel Mediterraneo
Author
Isabella Fraietta
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Isabella Fraietta
Source link


