Ad aprile 2026, sulla costa della contea di Sligo, in Irlanda, è stato trovato morto uno squalo della Groenlandia lungo circa tre metri e pesante più di 200 chili. È il primo spiaggiamento della specie mai documentato nel Paese. Dalle dimensioni potrebbe avere tra 150 e 200 anni, anche se l’età precisa dovrà essere cercata nelle lenti dei suoi occhi. Per la nostra anagrafe era antichissimo. Nella vita lentissima della sua specie poteva avere ancora parecchi decenni davanti.
Due adolescenti avevano segnalato il corpo all’Irish Whale and Dolphin Group, inizialmente scambiandolo per uno squalo elefante. Il luogo era difficile da raggiungere e la marea rischiava di trascinare via l’animale, così il National Museum of Ireland ha coordinato il recupero insieme alle autorità locali, ai veterinari e ai ricercatori. Una gru lo ha sollevato dalla riva e trasferito in laboratorio. Un’operazione piuttosto movimentata per un animale che trascorre la vita muovendosi a una velocità vicina a quella di una passeggiata molto svogliata.
La necroscopia ha permesso di esaminare gli organi, raccogliere tessuti e conservare alcune parti del corpo per studi successivi. La causa della morte non è ancora stata chiarita. Il museo spera inoltre di preparare la pelle per esporre un giorno l’esemplare, trasformando questo raro spiaggiamento in una collezione scientifica permanente.
Un’età nascosta negli occhi
Stabilire quanti anni abbia uno squalo della Groenlandia richiede qualcosa di più preciso di una ruga sul muso. Questi animali crescono lentamente e il loro scheletro cartilagineo non conserva anelli annuali facili da contare. Le informazioni più utili si trovano nel nucleo delle lenti oculari, formato prima della nascita e composto da proteine che rimangono stabili durante la vita.
Nel 2016 uno studio pubblicato su Science sottopose a datazione al radiocarbonio le lenti di 28 femmine, lunghe da 81 centimetri a poco più di cinque metri. I risultati indicarono una longevità di almeno 272 anni. L’esemplare più grande fu stimato in 392 anni, con un’incertezza enorme: circa 120 anni in più o in meno. Quando si studia un animale capace di attraversare secoli, anche il margine d’errore si prende tutto il tempo che gli serve.
Lo stesso lavoro collocava la maturità sessuale delle femmine intorno ai 156 anni, sempre con un ampio intervallo di incertezza. La stima non può essere trasferita automaticamente al maschio trovato in Irlanda, la cui biologia riproduttiva è ancora meno conosciuta. Le dimensioni suggeriscono comunque un individuo relativamente giovane rispetto ai grandi esemplari della specie. Vecchio abbastanza da essere nato nell’Ottocento, forse ancora troppo giovane per aver contribuito alla generazione successiva.
Le lenti prelevate durante la necroscopia serviranno a restringere la stima. Sarà un dato raro, soprattutto perché riguarda un maschio e una fascia di dimensioni per cui le informazioni disponibili sono ancora poche.
Vede ancora dopo oltre un secolo
Lo squalo della Groenlandia porta spesso sugli occhi piccoli copepodi parassiti, Ommatokoita elongata, attaccati alla cornea come minuscoli pendagli. Per anni questo dettaglio, insieme alla vita nelle profondità buie dell’Artico, ha alimentato l’idea di un animale quasi cieco. Gli occhi raccontano altro.
Uno studio pubblicato su Nature Communications ha trovato un sistema visivo integro e specializzato per raccogliere la poca luce disponibile. Le retine analizzate conservavano bastoncelli lunghi e fitti, le cellule più adatte alla visione nell’oscurità, mentre molti geni legati ai coni e alla luce intensa risultavano inattivi. Non gli serve distinguere bene i colori di un pomeriggio assolato. Gli serve scorgere qualcosa dove quasi nulla è visibile.
L’esemplare più anziano esaminato nello studio superava, secondo le stime, i 130 anni. I ricercatori non hanno osservato segni evidenti di degenerazione retinica e hanno rilevato una forte attività di geni coinvolti nella riparazione del Dna, possibile sostegno alla conservazione dei tessuti nel tempo. Le sei cornee analizzate lasciavano passare tra il 70 e il 100% della luce, malgrado la presenza dei parassiti ai bordi. Il presunto velo sugli occhi sembra dunque molto meno efficace di quanto suggerisca il suo aspetto.
Il campione rimane piccolo: alcune analisi cellulari dettagliate sono state condotte su un singolo individuo, mentre i dati sull’espressione genica provenivano da tre squali adulti. I risultati descrivono una capacità sorprendente, senza trasformarla in una legge valida per ogni squalo della Groenlandia. Gli occhi dell’esemplare irlandese potranno offrire un nuovo confronto, questa volta su un animale arrivato spontaneamente a riva e non catturato durante una campagna di ricerca.
Il cuore porta i segni del tempo
Vivere per secoli non significa attraversarli senza cicatrici. Uno studio pubblicato su Aging Cell ha trovato nei cuori degli squali della Groenlandia fibrosi, accumuli di lipofuscina, danni ai mitocondri e marcatori di stress ossidativo. Segni che, in molti vertebrati, accompagnano il declino dei tessuti con l’età.
Gli animali esaminati apparivano però sani e fisiologicamente efficienti al momento della cattura. Secondo gli autori, la loro longevità potrebbe dipendere dalla capacità di continuare a funzionare malgrado l’accumulo dei danni. Il cuore invecchia. Semplicemente, sembra sopportarlo molto meglio.
Anche qui servono cautela e altri campioni. Lo studio ha confrontato il tessuto cardiaco dello squalo della Groenlandia con quello di altre due specie e ha individuato una forma di resistenza ai danni associati all’età. Non dimostra che ogni individuo mantenga un cuore efficiente per quattrocento anni, né offre scorciatoie contro l’invecchiamento umano. Quattro secoli di vita marina non stanno aspettando di diventare una crema antietà, per fortuna.
Ogni perdita pesa per più di un secolo
Dello squalo della Groenlandia conosciamo la longevità meglio di parecchi aspetti della sua vita quotidiana. Non sappiamo con precisione dove avvengano gli accoppiamenti e le nascite, quanto duri la gestazione, quante volte si riproduca una femmina o quanti animali vivano oggi tra l’Artico e il Nord Atlantico.
Il rapporto canadese COSEWIC del 2025 considera ancora sconosciute le dimensioni della popolazione globale. Stima almeno 3.500 catture accidentali ogni anno, soprattutto in reti a strascico, palangari e reti da posta. La specie cresce lentamente, raggiunge tardi la maturità e possiede una capacità riproduttiva ancora incerta: togliere un individuo alla popolazione può significare perdere un secolo e mezzo di attesa.
Dal 2020 l’Unione internazionale per la conservazione della natura classifica lo squalo della Groenlandia come vulnerabile. Molti esemplari catturati accidentalmente vengono liberati, ma i dati sulla sopravvivenza successiva sono scarsi. Anche il riscaldamento accelerato dell’Artico potrebbe modificare habitat, distribuzione e disponibilità delle prede.
Lo squalo arrivato sulla costa irlandese potrebbe essere nato quando l’automobile ancora non esisteva. È morto in un’epoca capace di sequenziarne i geni e osservare le cellule della retina, mentre ignoriamo ancora dove la sua specie metta al mondo i piccoli. Le lenti conservate in laboratorio diranno quanti anni aveva. Per capire davvero la vita che conduceva, servirà molto più tempo. Lui, probabilmente, ne avrebbe avuto.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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