Il tempo risparmiato per pratica grazie all’intelligenza artificiale supera per la prima volta il 50%, contro il 10-30% registrato tre mesi prima. È il dato più netto della seconda edizione della survey SimplyBiz “L’AI oltre la sperimentazione“, presentata al Westin Palace di Milano su un campione di 400 professionisti tra mediatori creditizi, broker assicurativi e manager bancari. Rispetto alla prima rilevazione di marzo a Roma il panel cresce del 27% e, soprattutto, cambia intensità: l’urgenza strategica attribuita all’AI sale dal 65,6% all’80%.
Un mercato ancora a quattro velocità
Il campione, composto per il 65% da mediatori creditizi, per il 20% da broker e agenti assicurativi e per il 15% da manager bancari e IT, si divide in quattro profili di adozione.
Metà degli intervistati resta nella fascia degli “sperimentatori”: uso saltuario di strumenti generativi come ChatGPT per email e testi, senza un’integrazione strutturata. Un quarto del campione rientra invece tra gli “integratori”, che hanno inserito l’AI in processi ufficiali come l’analisi documentale. Il 15% si colloca ancora in una fase di studio preliminare, mentre solo il 10% si definisce “AI-native”, con l’intelligenza artificiale come motore del modello operativo aziendale. La fotografia, insomma, racconta un mercato che si muove, ma a velocità molto diverse.
La spinta arriva dai vertici
A guidare l’adozione è soprattutto la leadership: il 52,5% degli intervistati indica ceo o direttore generale come promotore principale, seguito da marketing e commerciale (32,5%). Ma la survey, che sul punto ammetteva risposte multiple, registra anche una quota non trascurabile di adozione informale: il 22,5% segnala iniziative di singoli professionisti senza un progetto aziendale strutturato alle spalle. IT e innovation pesano per il 17,5%, operations e backoffice per il 15%. Il quadro conferma una tendenza già nota nel settore finanziario: l’AI entra dall’alto, ma cresce anche dal basso, per iniziativa individuale.
Tempo, costi e ricavi: dove si vede il ritorno
Il 60% del campione dichiara un risparmio di tempo misurabile grazie all’automazione; per il 17,5% degli intervistati il risparmio supera il 50% sul tempo dedicato a ogni pratica.
Sul fronte economico, il 78% delle aziende ha già ridotto i costi operativi, con tagli stimati tra il 10% e il 30%,
il 55% registra un ritorno sull’investimento definito e il 42% attribuisce all’AI un aumento dei ricavi superiore al 10%. Sui progetti concreti, però, il quadro resta più prudente: il 47,5% si trova ancora in fase sperimentale, il 35% dichiara un ROI chiaro o quantomeno qualitativo, mentre il 17,5% non ha ancora avviato nulla. Poco più di un terzo del mercato, dunque, ha già trasformato la sperimentazione in risultato tangibile.
Documenti e lead generation, le applicazioni che convincono di più
Alla domanda su dove l’AI porti il beneficio maggiore, il campione risponde indicando l’automazione documentale al primo posto (60%), seguita da marketing e lead generation (55%), analisi del merito creditizio e del rischio (45%), sintesi e gestione interna (42,5%) e assistenza clienti (30%). Sono le attività a più alto volume e minore discrezionalità professionale quelle in cui l’automazione trova terreno più fertile, mentre le funzioni a maggiore contenuto relazionale restano, per ora, più marginali.
Gli ostacoli: tecnica, cultura e normativa allo stesso livello
Difficoltà tecniche, resistenza culturale e incertezza normativa pesano tutte al 45%, davanti a costi e licenze (30%). È su quest’ultimo fronte che la survey offre il dato più delicato: rispetto al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, solo il 12,5% degli intervistati si dichiara molto preparato.
Il 55% conosce la normativa ma non ha ancora adottato misure concrete, il 32,5% si dichiara impreparato e alla ricerca di soluzioni. Sommando le due categorie, quasi nove operatori su dieci non hanno ancora tradotto la conoscenza dell’AI Act in azioni operative, proprio mentre si avvicinano le scadenze più impegnative del regolamento, comprese quelle relative ai sistemi ad alto rischio.
Budget, CRM e formazione: la fase di consolidamento
Il 65% delle aziende alloca oggi un budget significativo all’innovazione tecnologica: il 25% la considera una priorità con oltre il 15% delle risorse dedicate, il 40% investe tra il 5% e il 15%. Sul fronte dei sistemi CRM, il 17,5% dichiara un’integrazione già completata e il 27,5% un’integrazione parziale tramite automazioni; un altro 37,5% la prevede entro fine 2026. Per l’aggiornamento professionale, la rete preferisce format interattivi: il 57,5% indica i webinar con sessioni di domande e risposte, seguiti da video-corsi on-demand (47,5%) e coaching in azienda (45%).
Roma-Milano, il confronto che misura l’accelerazione
La survey mette a confronto le due rilevazioni del 2026, condotte a tre mesi di distanza:
| Indicatore |
Roma (marzo) |
Milano (giugno) |
Variazione |
| Campione |
315 professionisti |
400 professionisti |
+27% |
| Risparmio tempo medio |
10-30% |
oltre il 50% |
in accelerazione |
| Urgenza strategica AI |
65,6% |
80,0% |
in consolidamento |
Cosa resta da capire
I numeri raccontano un mercato che sta uscendo dalla fase pilota: più tempo risparmiato, più aziende con ROI misurabile, budget in crescita. Ma la stessa survey mostra un mercato ancora diviso, con metà del campione fermo a un uso occasionale degli strumenti generativi e con l’AI Act che resta, per la grande maggioranza degli intermediari, una normativa conosciuta più che governata. La distanza tra chi ha già integrato l’intelligenza artificiale nei propri processi e chi rischia di restare indietro, secondo l’analisi di SimplyBiz, è destinata ad ampliarsi nei prossimi mesi: la vera partita si giocherà sulla capacità delle reti di trasformare l’urgenza dichiarata in misure di compliance concrete, prima che le scadenze del regolamento europeo diventino stringenti.
Nota metodologica: i dati sono autodichiarati dal campione (400 professionisti, in prevalenza mediatori creditizi) e non hanno valore di rappresentatività statistica dell’intero mercato del credito e assicurativo italiano. Le percentuali relative a domande a risposta multipla (ad esempio sui promotori dell’adozione AI) possono superare il 100%.