È piccolo, quasi completamente senza peli, ha grandi denti sporgenti e trascorre la vita scavando tunnel sotto terra. Non è certamente uno degli animali più belli del mondo, ma potrebbe essere uno dei più interessanti per la medicina. Si chiama eterocefalo glabro, conosciuto anche come ratto talpa nudo, e possiede una caratteristica che gli scienziati cercano di comprendere da decenni: sviluppa tumori con una frequenza insolitamente bassa.
La sua straordinarietà non finisce qui. Questo roditore, originario dell’Africa orientale, può superare i 30 anni di vita, mentre un comune topo domestico vive generalmente due o tre anni. Abita in grandi colonie sotterranee organizzate attorno a una regina riproduttiva, un comportamento sociale che ricorda quello delle api e delle formiche. E riesce persino a sopravvivere per circa 18 minuti senza ossigeno, in condizioni sperimentali, grazie a un metabolismo capace di utilizzare il fruttosio per mantenere temporaneamente attive alcune funzioni vitali.
Ma è soprattutto la sua resistenza al cancro ad attirare l’attenzione dei ricercatori. Per anni si è pensato che fosse completamente immune. Oggi sappiamo che non è così: alcuni tumori sono stati documentati anche in questa specie. Rimane però una domanda affascinante. Come riesce un animale che vive così a lungo a proteggere le proprie cellule dalla trasformazione tumorale?
Una ricerca pubblicata nel settembre 2026 sulla rivista scientifica iScience, condotta da studiosi della Boston University e dell’Università di Bradford, ha aggiunto un tassello importante.
Gli scienziati hanno confrontato le cellule della pelle dell’eterocefalo con quelle dei topi comuni, scoprendo che nel piccolo roditore erano molto più attivi 324 geni coinvolti nella soppressione dei tumori. Tra questi, 55 partecipano ai meccanismi che riconoscono e riparano i danni al DNA, il patrimonio genetico contenuto nelle nostre cellule.
Il risultato più sorprendente è arrivato quando i ricercatori hanno trapiantato piccoli frammenti della sua pelle su topi da laboratorio e li hanno esposti a sostanze capaci di provocare tumori cutanei.
Dopo circa tre mesi, sulla pelle dei topi erano comparse numerose escrescenze tumorali. I frammenti provenienti dall’eterocefalo, invece, sono rimasti privi di tumori durante le venti settimane di osservazione.
Questo esperimento suggerisce che una parte della protezione sia incorporata direttamente nelle cellule della sua pelle e non dipenda soltanto dall’ambiente particolare in cui vive l’animale.
Ma come funziona questa difesa?
Uno dei protagonisti è una sostanza che conosciamo molto bene: l’acido ialuronico. È presente anche nel nostro organismo, dove contribuisce a mantenere idratati ed elastici i tessuti, ed è utilizzato in numerosi trattamenti medici ed estetici.
L’eterocefalo ne produce una versione particolarmente grande, con molecole che possono superare di oltre cinque volte le dimensioni di quelle comunemente osservate nell’uomo e nel topo.
Uno studio pubblicato su Nature nel 2013 aveva dimostrato che questa sostanza contribuisce a frenare la moltiplicazione incontrollata delle cellule. Quando i ricercatori ne riducevano la presenza, le cellule del roditore diventavano più vulnerabili alla trasformazione tumorale.
È possibile che questa caratteristica si sia sviluppata inizialmente per rendere la pelle più elastica e resistente agli spostamenti negli stretti tunnel sotterranei. Nel corso dell’evoluzione avrebbe poi contribuito anche alla protezione dai tumori.
L’animale possiede inoltre sistemi particolarmente efficienti per interrompere la divisione cellulare quando qualcosa non funziona. Alcune proteine agiscono come freni biologici, impedendo alle cellule danneggiate di continuare a moltiplicarsi. Altri meccanismi favoriscono l’eliminazione delle cellule che non possono essere riparate.
Anche la produzione delle proteine sembra essere più precisa rispetto a quella dei topi comuni. Uno studio del 2013 ha osservato che le cellule dell’eterocefalo commettono meno errori nel tradurre le istruzioni genetiche in proteine. È un possibile vantaggio per mantenere efficiente l’organismo nel tempo, anche se non dimostra, da solo, una protezione diretta contro il cancro.
La domanda più importante, naturalmente, è se queste capacità possano essere trasferite all’essere umano.
Un primo risultato interessante è arrivato nel 2023. Ricercatori dell’Università di Rochester hanno introdotto nei topi un gene dell’eterocefalo coinvolto nella produzione del suo particolare acido ialuronico. Gli animali modificati hanno mostrato una minore incidenza di tumori, una riduzione di alcuni processi infiammatori e un prolungamento della vita rispetto ai controlli.
È stata una dimostrazione importante: almeno una parte delle difese biologiche di questo roditore può produrre benefici anche in un’altra specie.
Non significa, però, che utilizzare acido ialuronico sulla pelle, attraverso creme o trattamenti estetici, possa prevenire i tumori. Le molecole studiate hanno caratteristiche particolari e agiscono all’interno dei tessuti attraverso meccanismi che non possono essere riprodotti con una normale applicazione cosmetica.
La ricerca sta cercando di capire quali siano i meccanismi davvero decisivi e se sia possibile intervenire su di essi senza alterare altre funzioni dell’organismo. La nuova scoperta del 2026 mostra che non esiste un unico interruttore anticancro: la protezione sembra derivare dalla collaborazione di numerosi sistemi cellulari.
Il piccolo roditore africano non è immortale e non è completamente immune ai tumori. Ma possiede qualcosa che per la medicina potrebbe diventare prezioso: un insieme di difese naturali sviluppate attraverso milioni di anni di evoluzione.
Fonti:
- Fatima I. et al., Intrinsic anti-tumorigenic properties of the skin epithelium promote cancer resistance in naked mole-rats. iScience, settembre 2026. DOI: 10.1016/j.isci.2026.117262.
- Tian X. et al., High-molecular-mass hyaluronan mediates the cancer resistance of the naked mole rat. Nature, 2013. DOI: 10.1038/nature12234.
- Zhang Z. et al., Increased hyaluronan by naked mole-rat Has2 improves healthspan in mice. Nature, 2023. DOI: 10.1038/s41586-023-06463-0.
- Azpurua J. et al., Naked mole-rat has increased translational fidelity compared with the mouse, as well as a unique 28S ribosomal RNA cleavage. PNAS, 2013. DOI: 10.1073/pnas.1313473110.
- Park T.J. et al., Fructose-driven glycolysis supports anoxia resistance in the naked mole-rat. Science, 2017. DOI: 10.1126/science.aab3896.Taylor K.R. et al., Four Cases of Spontaneous Neoplasia in the Naked Mole-Rat. The Journals of Gerontology, 2017. DOI: 10.1093/gerona/glw047.
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