Oltre 150.000 ettari bruciati dall’inizio dell’anno secondo i dati ufficiali spagnoli (più di 200.000 secondo le stime satellitari europee), circa 90.000 persone coinvolte tra evacuazioni e confinamenti al picco dell’emergenza e un solo tratto di Cammino davvero fuori uso, anche se buona parte dei paesi coinvolti è già tornata alla normalità nelle ultime 48 ore. È questa, in sintesi, la fotografia aggiornata degli incendi che stanno interessando il centro della Spagna da metà luglio, un dato che ridimensiona l’idea, circolata anche tra i pellegrini nei gruppi social, che l’intero Cammino sia a rischio.
Ottantamila ettari bruciati, novantamila persone tra evacuate e confinate, e un solo tratto di Cammino davvero fuori uso. È questa, in sintesi, la fotografia degli incendi che stanno interessando il centro della Spagna da metà luglio, un dato che smentisce da solo l’idea, circolata anche tra i pellegrini nei gruppi social, che l’intero Cammino sia a rischio.
Cosa sta bruciando, e dove
Il fronte più grave si trova tra le province di Ávila, Madrid e Toledo. Il 24 luglio il Ministero dell’Interno ha dichiarato l’emergenza di interesse nazionale, dopo che la Comunità di Madrid aveva fuso in un unico incendio, ribattezzato #IFSierraOeste, tre roghi distinti divampati nella zona di Villa del Prado, San Martín de Valdeiglesias e Almorox.
l fuoco ha bruciato circa 34.000 ettari nel solo territorio madrileno (27.000 secondo l’ultima cifra diffusa dalla presidente Isabel Díaz Ayuso il 29 luglio, segno che i dati vengono ancora rivisti al ribasso man mano che si consolida il perimetro), a cui si sommano decine di migliaia di ettari nella provincia di Ávila, dove l’incendio collegato è stato definito dalla stampa internazionale come uno dei più estesi mai registrati in Spagna. Oltre 2.800 persone hanno ricevuto assistenza sanitaria e un centinaio di abitazioni sono andate distrutte, secondo quanto riferito dal governo regionale.
Un secondo fronte, quello di La Mierla, brucia da metà luglio nel nord della provincia di Guadalajara: la stima più recente parla di circa 35.000 ettari, in gran parte all’interno di un’area naturale protetta, ed è considerato il peggior incendio nella storia di Castiglia-La Mancia. È stato dichiarato stabilizzato il 23 luglio e i comuni evacuati stanno rientrando progressivamente dal 24-26 luglio.
Nessuno dei due incendi tocca la Galizia né le tappe più battute del Cammino Francese. Vale la pena ricordare, per inquadrare la gravità della stagione, che l’incendio più letale del 2026 non ha nulla a che fare con il Cammino: è quello di Los Gallardos, in provincia di Almería, divampato il 9 luglio, che ha causato 13-14 morti ed è il più tragico degli ultimi anni in Andalusia.
Il bilancio si aggiorna di giorno in giorno
Qui vale la pena segnalare una cosa che gli articoli pubblicati a fine luglio non potevano ancora sapere: la pagina ufficiale della Comunità di Madrid, aggiornata in tempo reale, parla ora di incendio stabilizzato, con oltre 56.500 persone tra evacuate e confinate nel weekend del 25-26 luglio (picco vicino alle 91.000 se si contano anche i comuni di Ávila e Toledo), una cifra che si è ridotta rapidamente nei giorni successivi.
Tra il 27 e il 29 luglio il Ministero dell’Interno ha autorizzato il rientro progressivo in gran parte dei comuni madrileni evacuati anche se restano ancora inagibili alcune urbanizzazioni di San Martín de Valdeiglesias e di Pelayos de la Presa, intorno al bacino di San Juan, dove proseguono le operazioni di bonifica dei focolai residui. In parallelo, nella provincia di Toledo, il Ministero dell’Interno ha già autorizzato il rientro in nove degli undici paesi evacuati per l’incendio di Burgohondo.
Le tappe del Cammino coinvolte
Il tratto che interessa davvero chi cammina è quello condiviso dal Cammino del Sudest e dal Cammino di Levante tra Cadalso de los Vidrios e Ávila, nella valle del fiume Alberche. Attenzione però: la situazione qui è cambiata rispetto a pochi giorni fa. Cadalso de los Vidrios, Cenicientos ed El Tiemblo (quest’ultimo comune coinvolto dal fronte di Ávila) non risultano più tra le zone confinate secondo gli ultimi aggiornamenti ufficiali, e la strada M-501, che risale la valle e che fino al 27 luglio era chiusa su un tratto di oltre 20 chilometri, è stata riaperta al traffico fatta eccezione per gli accessi diretti a Pelayos de la Presa. Restano invece chiuse alcune strade minori intorno a San Martín de Valdeiglesias, Robledo de Chavela e Pelayos de la Presa (M-512, M-521, M-537, M-539, M-957), dove il terreno resta instabile e le operazioni di bonifica sono ancora in corso: su questi segmenti, ancora oggi, non si cammina.
In sintesi: il tratto è tecnicamente riaperto nella sua parte principale, ma attraversa un’area appena uscita da un incendio di grandi proporzioni, con vegetazione carbonizzata, possibili instabilità del terreno e qualità dell’aria ancora da verificare giorno per giorno. Chi ha in programma di percorrerlo nelle prossime settimane farebbe bene a controllare lo stato aggiornato prima di partire, più che dare per scontato che sia percorribile come prima.
Il Cammino Francese, il Portoghese, il Cammino del Nord, il Primitivo e l’Inglese restano regolarmente percorribili, nessuna autorità ha diffuso avvisi ai pellegrini su queste rotte, a differenza di quanto accadde nell’agosto 2025 tra Astorga e Ponferrada, quando un’ondata di incendi da record (oltre 344.000 ettari bruciati in tutta la Spagna secondo Reuters) costrinse alla chiusura di un tratto di circa 50 chilometri del Cammino Francese sulle pendici dei Picos de Europa.
La stagione degli incendi in cifre
Il conto complessivo per il 2026 varia a seconda della fonte, come spesso accade quando si confrontano dati satellitari e dati ministeriali: il sistema europeo EFFIS stimava già a fine luglio oltre 170.000 ettari bruciati in Spagna dall’inizio dell’anno, mentre il Ministero per la Transizione Ecologica si fermava poco sopra i 125.000. Resta comunque una delle stagioni peggiori dell’ultimo decennio. Il 25 luglio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato, tramite un messaggio sui propri canali social, l’invio di quattro aerei della flotta rescEU verso la Spagna, mentre altri mezzi europei venivano dirottati sulla Francia, colpita in parallelo da un’ondata di incendi propria.
Cosa fare se sei in cammino in questi giorni
Il rischio concreto per chi cammina oggi non è tanto imbattersi nelle fiamme, quanto respirare l’aria che le fiamme lasciano dietro di sé o trovarsi su un tratto riaperto solo formalmente. La Comunità di Madrid raccomanda alla popolazione vulnerabile di evitare sforzi fisici all’aperto nelle zone colpite e di indossare la mascherina in presenza di fumo visibile; chi soffre di patologie respiratorie o allergiche farebbe bene a rinviare le tappe dove il cielo è visibilmente offuscato. Utile anche scaricare AlertCops, l’app delle forze di sicurezza spagnole, che include una modalità dedicata ai pellegrini per condividere la posizione e ricevere allerte in tempo reale.
Per lo stato delle strade in tutto il paese resta di riferimento DGT InfoCar, mentre le previsioni sul rischio incendi si trovano sul portale AEMET. alcuni pellegrini segnalano utile anche la mappa incendi/aree bruciate integrata nell’app Wise Pilgrim, che attinge ai dati Copernicus/EFFIS. In caso di fumo o fiamme sul percorso, la regola resta sempre la stessa: allontanarsi in direzione opposta al vento, cercare aree già bruciate o corsi d’acqua, e chiamare il 112.
Fonte: camminosantiagodecompostela.it
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Marco Crisciotti
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