Prendi un foglio di alluminio, piegalo a mezzaluna e sistemalo dietro al router. A quel punto può accadere qualcosa di piuttosto strano: il segnale migliora nella stanza dove prima arrancava. Oppure peggiora dall’altra parte della casa. Oppure continua placidamente a ignorare ogni nostro sforzo.
Il rimedio che torna ciclicamente sui social non si lascia liquidare con un sì o con un no. Il Wi-Fi attraversa muri, rimbalza sugli oggetti, incontra porte, mobili, acquari e superfici metalliche. Un appartamento è una specie di flipper per onde radio, con la differenza che la pallina invisibile deve raggiungere il telefono mentre siamo in videochiamata.
Il foglio di alluminio prova a intervenire proprio su questi rimbalzi. Sembra bricolage da emergenza domestica, e spesso lo è. Dietro, però, c’è lo stesso principio fisico utilizzato alcuni anni fa da un gruppo di ricercatori del Dartmouth College. Con parecchi calcoli in più e molta meno improvvisazione.
Cosa succede alle onde quando incontrano l’alluminio
I router domestici trasmettono generalmente sulle bande a 2,4 e 5 GHz; i modelli più recenti possono utilizzare anche quella a 6 GHz. Ogni banda reagisce in modo diverso agli ostacoli, mentre il metallo tende a riflettere le onde radio e a modificarne il percorso.
Una superficie curva collocata dietro al router può quindi comportarsi come un riflettore rudimentale. La potenza trasmessa resta la stessa. A cambiare, quando forma e posizione sono favorevoli, è la quantità di segnale indirizzata verso una determinata zona.
La guida tecnica di Cisco sulle radiofrequenze spiega che un’antenna direzionale concentra l’energia ricevuta dal trasmettitore verso una direzione precisa. Guadagnare copertura davanti restringe però l’area raggiunta altrove. Il foglio di alluminio tenta di ottenere qualcosa di simile con strumenti decisamente meno raffinati.
La differenza può essere utile quando il router si trova vicino a una parete esterna e una parte del segnale finisce verso il pianerottolo, il cortile o l’appartamento accanto. Orientare il riflettore verso l’interno della casa potrebbe recuperare una quota di quell’energia.
Se il router deve coprire camere disposte in direzioni opposte, la faccenda si complica. La connessione potrebbe migliorare sul divano e peggiorare in camera da letto. Il Wi-Fi non viene moltiplicato: gli si indica dove andare, sperando che collabori.
Lo studio del Dartmouth College era molto più di un foglio piegato
Il legame con la ricerca scientifica esiste, purché non venga stiracchiato fino a trasformare una prova di laboratorio nel tutorial definitivo per ogni casa.
Nel 2017 un gruppo guidato dal Dartmouth College presentò Customizing Indoor Wireless Coverage via 3D-Fabricated Reflectors. Il sistema, chiamato WiPrint, utilizzava la planimetria dell’ambiente e la posizione del router per calcolare la forma di un riflettore adatto alle aree da coprire. La struttura veniva stampata in 3D e rivestita con materiale metallico.
Nei test, i riflettori ottimizzati riuscirono ad aumentare il segnale fino a 6 decibel nelle zone prescelte e a ridurlo fino a 10 decibel dove la copertura era indesiderata. In alcune configurazioni la velocità di trasferimento crebbe fino al 55,1%. Sono valori massimi ottenuti negli ambienti esaminati, con forme progettate appositamente: non una garanzia da allegare al rotolo conservato nel cassetto della cucina.
La presentazione ufficiale del Dartmouth College ricordava anche esperimenti precedenti condotti con lattine di alluminio collocate dietro agli access point. I ricercatori cercarono di superarne l’approssimazione costruendo superfici su misura. La geometria, evidentemente, non era un dettaglio decorativo.
Un foglio casalingo può incontrare casualmente una forma e un’angolazione favorevoli. Può anche creare riflessioni inutili o sottrarre copertura ad altre stanze. Per scoprirlo serve un test, possibilmente meno scientifico di quello di Dartmouth ma un poco più serio del classico “a me sembra che ora vada meglio”.
Come provare il trucco senza falsare il risultato
Il modo più semplice consiste nel fissare il foglio sopra un cartoncino rigido, curvarlo delicatamente e collocarlo dietro al router. La parte concava deve guardare verso la stanza nella quale si vuole migliorare la ricezione.
Conviene lasciare qualche centimetro di distanza dal dispositivo, evitando il contatto con le antenne e con le prese d’aria. Poi si può misurare la connessione nello stesso punto, con il medesimo telefono o computer e sulla stessa banda Wi-Fi.
Una sola prova serve a poco. La velocità può cambiare perché altri dispositivi stanno usando la rete, il canale è congestionato o il server scelto per il test è più lento. Meglio ripetere le misurazioni prima e dopo il posizionamento del foglio e controllare anche le altre stanze.
Un miglioramento vicino al riflettore accompagnato da un peggioramento sul lato opposto indica che il foglio sta effettivamente modificando la copertura. Se i valori oscillano senza una direzione riconoscibile, probabilmente stiamo soltanto osservando le normali bizze della rete domestica.
I router moderni complicano ulteriormente l’esperimento. Molti utilizzano più antenne, flussi simultanei e tecniche di beamforming per concentrare la trasmissione verso i dispositivi collegati. Una superficie metallica improvvisata entra in questo sistema alterando riflessioni già sfruttate dal router, con esiti difficili da prevedere senza misurarli.
Avvolgere il router è un esperimento completamente diverso
Mettere un riflettore dietro al dispositivo e impacchettare l’intero router come una patata al cartoccio producono effetti molto diversi.
Avvolgerlo nell’alluminio ostacola la trasmissione in più direzioni e può coprire le aperture necessarie a disperdere il calore. La guida di sicurezza di Google per i dispositivi Wi-Fi prescrive di mantenere router e alimentatore adeguatamente ventilati durante l’uso. Una temperatura elevata può compromettere funzionamento e durata dell’apparecchio.
Anche appoggiare l’alluminio direttamente sulle antenne o sui cavi è un’idea da lasciare ai video in cui il risultato importa meno delle visualizzazioni. Il riflettore deve restare separato e poter essere rimosso subito.
La prova più efficace potrebbe non richiedere alluminio
Prima di rovistare nei cassetti, vale la pena guardare dove abbiamo sistemato il router. Tenerlo sul pavimento, chiuso dentro un mobile, nascosto dietro al televisore o schiacciato contro grandi oggetti metallici riduce la qualità della copertura già in partenza.
Google consiglia di posizionare il router in vista, in una zona centrale della casa e possibilmente all’altezza degli occhi. Per una rete mesh, i punti aggiuntivi devono trovarsi abbastanza vicini da comunicare bene tra loro: portarli direttamente nella stanza dove il segnale è già quasi scomparso significa chiedere loro di ripetere il nulla.
Pareti molto spesse, case sviluppate su più piani e stanze lontane richiedono spesso un access point collegato via cavo, una rete mesh ben progettata oppure una connessione Ethernet. Il foglio di alluminio rimane un esperimento economico, reversibile e perfino interessante.
Può deviare una parte del Wi-Fi verso il posto giusto. Per riuscirci deve però trovarsi nella posizione giusta, con la curvatura giusta, dentro una casa abbastanza collaborativa. Tre condizioni che un tutorial di trenta secondi tende comprensibilmente a dimenticare.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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