Case di comunità, interrogazione in consiglio comunale: “Quale direzione stanno prendendo?”


L’ultimo consiglio comunale di giovedì sera, a Conegliano, si è aperto con un’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Francesca Di Gaspero (Noi democratici), circa lo stato di avanzamento delle Case di Comunità e dell’ospedale civile “Santa Maria dei Battuti” della città, finanziati con fondi Pnrr.

“Con questa interrogazione non intendiamo mettere in discussione il valore delle Case della Comunità né l’importanza degli investimenti del Pnrr nella sanità territoriale. Al contrario: riteniamo che si tratti probabilmente del più importante investimento pubblico degli ultimi decenni sul sistema sanitario locale. Proprio per questo crediamo che sia necessario fare chiarezza, perché quando si parla di sanità non bastano gli annunci, servono fatti, tempi certi, servizi reali – la premessa fatta da Di Gaspero – Le Case della Comunità sono state presentate come il pilastro della nuova medicina territoriale: servizi più vicini ai cittadini, presa in carico delle cronicità, integrazione tra sanitario e sociale, minore pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso. Sono obiettivi condivisibili, che tutti noi sosteniamo. Ma oggi i cittadini di Conegliano hanno il diritto di sapere una cosa molto semplice: cosa cambierà concretamente per loro”.

“Dai documenti pubblicati dall’Ulss2 apprendiamo che la Casa della Comunità di Conegliano è stata realizzata attraverso la ristrutturazione di una porzione di edificio di circa 1.300 metri quadrati e che ospiterà 17 ambulatori specialistici, punto unico di accesso, punto prelievi e attività di assistenza primaria e specialistica. Apprendiamo inoltre che l’Ulss dichiara conclusa la fase edilizia delle Case della Comunità entro le scadenze Pnrr e che, adesso, si apre una fase di attivazione progressiva del modello organizzativo – ha proseguito – Ed è qui che nasce il problema. Perché tra il completamento di un edificio e l’effettivo miglioramento dei servizi per i cittadini c’è una differenza enorme. Una struttura può essere pronta dal punto di vista edilizio e, tuttavia, non essere ancora in grado di garantire quei servizi innovativi che erano stati annunciati. E questo, purtroppo, è esattamente ciò che sta accadendo”.

Di Gaspero ha affrontato il tema del personale sanitario e della crisi del settore.

“È un problema nazionale, lo sappiamo: medici e infermieri ci sono, ma molti preferiscono lavorare nel privato. È un dato di realtà, non una polemica. Ma proprio per questo è ancora più urgente avere una strategia chiara. E invece, da ciò che vediamo, l’Ulss2 non sembra averla. Lo si evince da tante scelte, e una in particolare è molto significativa: l’ospedale di comunità è stato ricavato disattivando posti letto all’interno del reparto di Geriatria, per cambiare loro il nome e chiamarli ‘Ospedale di Comunità’. Il risultato reale? Sono stati chiusi posti letto per anziani acuti – quelli che servono davvero in un ospedale – per creare posti per cronici. Una riconversione che non aumenta l’offerta sanitaria, ma la riduce. Una scelta che non risponde ai bisogni della popolazione, che è sempre più anziana e fragile”, ha affermato Di Gaspero.

“E allora la domanda è inevitabile: quei 24 posti letto rappresentano un aumento reale dell’offerta sanitaria o sono semplicemente una riconversione di attività già esistenti? Quali reparti sono stati coinvolti? Quale personale dedicato? Quali benefici concreti avranno gli anziani e le persone fragili del nostro territorio? – ha continuato – Il secondo nodo riguarda le Case della Comunità. Al netto di ciò che abbiamo già detto – e che è tutto vero – il punto centrale è un altro: com’è possibile che, arrivati a questo punto, non esista ancora una visione chiara di ciò che si andrà a fare a breve, medio e lungo termine? Com’è possibile che non vi sia un elenco di servizi chiaro e inequivocabile? Com’è possibile che non si sappia quali prestazioni nuove verranno attivate, quali tecnologie saranno disponibili, quale personale sarà impiegato?”.

“Perché il problema di trasferire semplicemente un’attività da un posto a un altro non è un dettaglio: rischia di far disperdere le poche risorse che abbiamo, senza migliorare nulla. Se la Casa della Comunità diventa solo un contenitore nuovo per servizi già esistenti, non stiamo parlando di una rivoluzione della medicina territoriale. Stiamo parlando di una riorganizzazione logistica. E questo non è ciò che il Pnrr aveva previsto”, ha aggiunto.

Di Gaspero ha quindi evidenziato l’assenza di un cronoprogramma: “Non esiste un documento chiaro che dica cosa succederà, quando succederà, con quali risorse, con quali obiettivi. Non esiste una strategia sanitaria per la città, condivisa con il sindaco e quindi con i cittadini. E questo è particolarmente grave se consideriamo che la nuova direzione strategica è in carica dal 1° marzo 2026: sono passati sei mesi. In sei mesi, quante e quali prestazioni sono state attivate nelle Case della Comunità? Quali servizi nuovi sono stati introdotti? Qual è la visione? Verso dove si sta andando? – le parole di Di Gaspero – Oppure, anche questa volta, aspettiamo che la Regione faccia la nuova riorganizzazione della sanità regionale per poi subire un graduale ridimensionamento dell’assistenza erogata ai cittadini? Con un ospedale per acuti che rischia di perdere ulteriori funzioni e con strutture territoriali che, di fatto, non partiranno mai a pieno regime?”.

Il consigliere ha quindi assicurato che la sua non è una volontà di fare polemica: “Se avessi voluto farla, avrei potuto dire che la logistica per gli utenti è peggiorata, perché la Casa della Comunità è al De Gironcoli, un luogo meno accessibile. Ma non lo dico, perché so già che la risposta sarebbe: ‘Lo ha deciso chi c’era prima’. Non è questo il punto. Il punto è che oggi, ufficialmente, l’Ulss dichiara di aver concluso tutti i lavori. Oggi c’è una nuova Direzione Strategica pienamente operativa. E oggi non esiste ancora un progetto chiaro, condivisibile, trasparente, comprensibile dai cittadini”, ha spiegato.

Il consigliere di minoranza ha quindi voluto rivolgere una domanda al sindaco, specificando che tale interrogativo riguarda tutti i cittadini.

“Fra un anno, rispetto ad oggi, un cittadino di Conegliano avrà servizi sanitari migliori, più accessibili e più vicini? Oppure avrà semplicemente gli stessi servizi, in un edificio nuovo? – gli interrogativi posti da Di Gaspero – È questa la risposta che i cittadini meritano di conoscere. E questa volta, non può essere vaga. Non può essere rinviata. Non può essere un elenco di buone intenzioni. Deve essere una risposta chiara, netta, trasparente, perché la sanità territoriale non può essere gestita ‘alla giornata’. I cittadini hanno diritto a sapere dove stiamo andando”.

L’assessore ai Servizi sociali Gaia Maschio ha spiegato che la questione è di competenza dell’azienda sanitaria Ulss2, assicurando però l’interesse del Comune a collaborare e a mantenersi informato sull’andamento del tema.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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