Boschi pieni di Russule ma niente Porcini: perché succede quest’estate (e cosa c’entra il clima sempre più caldo)



Entrare in un bosco e trovare Russule in abbondanza, ma non riuscire a scorgere nemmeno un Porcino. È una situazione che quest’estate molti cercatori di funghi stanno segnalando e che, a prima vista, sembra quasi una contraddizione. Se ci sono abbastanza acqua e umidità per far comparire le Russule, perché non dovrebbero esserci anche i Porcini?

La risposta potrebbe trovarsi nelle particolari condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato questa estate, ma anche in un contesto più ampio legato al cambiamento climatico.

A spiegare il fenomeno è Angelo Giovinazzo, divulgatore scientifico e studioso di Scienze Naturali, appassionato di micologia e fondatore di Funghimagazine.it, che ha analizzato proprio la situazione osservata quest’anno in molti boschi italiani.

Non basta che piova

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati da Giovinazzo riguarda il modo in cui l’acqua arriva al suolo e, soprattutto, quanto riesce a rimanervi. Durante l’estate possono verificarsi anche temporali molto intensi, capaci di scaricare in poco tempo grandi quantità di pioggia. Ma una precipitazione abbondante e concentrata non produce necessariamente lo stesso effetto di una pioggia più lenta e prolungata.

Se il terreno è molto secco, una parte dell’acqua può scorrere via senza penetrare in profondità. E quando, subito dopo il temporale, tornano caldo, vento e aria secca, l’umidità può diminuire nuovamente in tempi molto rapidi.

Secondo Giovinazzo, a favorire questo rapido prosciugamento contribuiscono anche le condizioni atmosferiche che si instaurano in quota durante le fasi anticicloniche. Quando domina l’alta pressione, l’aria tende a scendere verso il suolo e, comprimendosi, si riscalda. Questo processo, associato a temperature elevate e bassa umidità, può contribuire a sottrarre rapidamente acqua al terreno e alla vegetazione.

Il risultato è un bosco che, nonostante la pioggia appena caduta, torna ad avere un terreno poco umido già dopo pochi giorni. Ed è proprio la durata delle condizioni favorevoli che potrebbe fare la differenza per i funghi.

Perché le Russule possono comparire mentre i Porcini no? Russule e Porcini possono condividere lo stesso ambiente e instaurare rapporti di simbiosi con gli alberi, ma non significa che abbiano esattamente le stesse esigenze per la formazione dei loro corpi fruttiferi.

Secondo l’analisi di Giovinazzo, in condizioni di stress idrico alcune specie possono riuscire a sfruttare anche brevi periodi favorevoli, mentre per il Porcino potrebbero essere necessarie condizioni più stabili e prolungate.

Il Porcino, infatti, deve sviluppare un corpo fruttifero voluminoso e ricco d’acqua. Se dopo una pioggia il terreno torna rapidamente asciutto, il processo di crescita può non riuscire a completarsi. Le Russule, invece, possono riuscire a sfruttare più velocemente le brevi finestre di umidità che si aprono dopo un temporale.

Questo spiegherebbe perché, in alcune zone, si possa osservare un bosco apparentemente ricco di funghi ma povero proprio dei Porcini tanto ricercati.

La presenza delle Russule, quindi, non è necessariamente una garanzia che i Porcini stiano per arrivare. In una stagione caratterizzata da forte stress idrico, potrebbe semplicemente indicare che alcune specie sono riuscite a sfruttare le condizioni favorevoli per un periodo breve.

Cosa c’entra il clima

Il fenomeno va inserito anche nel contesto dei cambiamenti climatici, ma con una precisazione importante: non si può attribuire automaticamente la scarsità di Porcini di una singola stagione al riscaldamento globale. Ma è ormai evidente che il cambiamento climatico sta modificando il quadro meteorologico nel quale si sviluppano gli ecosistemi forestali. L’aumento delle temperature e una maggiore irregolarità delle precipitazioni possono favorire periodi più secchi alternati a piogge intense e concentrate.

Per il bosco questo può rappresentare un problema: la quantità totale di pioggia caduta non racconta da sola quanta acqua rimane effettivamente disponibile nel terreno.

Una stagione può quindi essere caratterizzata da diversi temporali e, allo stesso tempo, presentare condizioni poco favorevoli alla crescita di alcune specie di funghi se l’acqua viene rapidamente persa e non riesce a mantenere il suolo umido abbastanza a lungo.

È una dinamica che potrebbe diventare sempre più importante in un clima caratterizzato da temperature più elevate e da una crescente alternanza tra siccità e precipitazioni intense.

La lezione che si può trarre dall’osservazione di questa stagione è però intanto piuttosto semplice: per capire se le condizioni sono davvero favorevoli alla crescita dei Porcini non basta sapere quanto ha piovuto. Bisogna guardare anche a ciò che accade nei giorni successivi.

Se il terreno conserva l’umidità, il micelio può continuare la sua attività e, quando tutte le condizioni sono favorevoli, arrivare alla formazione dei corpi fruttiferi. Se invece caldo, vento e aria secca fanno rapidamente diminuire l’acqua disponibile, alcune specie possono riuscire comunque a comparire, mentre altre, più esigenti, possono non riuscire a completare il loro sviluppo.

La domanda più utile, come emerge dall’analisi di Angelo Giovinazzo, è chiedersi non solo quanta pioggia è caduta, ma per quanto tempo il bosco è riuscito a rimanere davvero umido.

Ed è proprio questa differenza, in un clima sempre più caldo e caratterizzato da precipitazioni irregolari, che potrebbe diventare fondamentale per capire come cambieranno in futuro le nostre stagioni dei funghi.

Nel frattempo, l’esperienza di questa estate 2026 ci insegna che il vecchio detto “se trovi Russule, arriveranno i Porcini” ha smesso di essere una regola infallibile.

Fonte: Funghi Magazine

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 Francesca Biagioli

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