Prima ha contato i soldi, poi ha chiuso la pratica. Il governo britannico aveva stimato che un parcheggio solare da 80 posti potesse far risparmiare circa circa 32mila euro l’anno. Il 21 maggio 2026 ha archiviato la proposta di rendere obbligatorie le pensiline fotovoltaiche sopra i nuovi parcheggi esterni oltre una certa dimensione.
La decisione occupa una frase nella pagina ufficiale della consultazione pubblica. Dopo aver analizzato le risposte ricevute, il Dipartimento britannico per la Sicurezza energetica e le emissioni nette zero ha concluso che la politica sui parcheggi solari «non sarà portata avanti, al momento». Per questa parte della consultazione non è stata pubblicata una risposta dettagliata paragonabile alla mole di calcoli presentata un anno prima.
Nel maggio 2025 lo stesso governo descriveva quei parcheggi come una superficie enorme, già costruita e ancora utilizzata per una sola funzione: lasciare ferme le automobili. La proposta riguardava le nuove aree di sosta pubbliche e private in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord; per quelle esistenti si cercavano invece strumenti capaci di accelerare le installazioni. L’elettricità sarebbe stata prodotta senza occupare altro terreno, accanto agli edifici che la consumano e alle colonnine che potrebbero usarla.
Quanto può produrre un parcheggio da 80 posti
Per dare una misura concreta al progetto, il Dipartimento aveva costruito un caso esemplificativo: 80 posti auto coperti da pensiline solari. Utilizzando sul posto tutta l’elettricità generata, un supermercato, un ufficio o un’altra attività avrebbe potuto risparmiare circa 28mila sterline l’anno ai prezzi del 2025, l’equivalente di 32mila euro.
Vendendo alla rete l’intera produzione attraverso il sistema britannico di remunerazione dell’energia immessa, il ricavo stimato scendeva a circa 22mila sterline l’anno, pari a circa 25.700 euro. Erano calcoli illustrativi sottoposti agli operatori, lontani dalla promessa di un rendimento automatico per qualunque parcheggio con ottanta strisce bianche. Irraggiamento, consumi nelle ore diurne, tariffe, costi dell’impianto e capacità della rete cambiano parecchio il risultato.
Il governo aveva messo sul tavolo anche le spese. Per lo stesso parcheggio stimava circa 140mila sterline di installazione, poco più di 163.500 euro, e 1.400 sterline l’anno di manutenzione, circa 1.635 euro. Nel caso di un impianto aggiunto a un’area già operativa, il modello assumeva perfino la chiusura completa per tre mesi e mezzo, punto intermedio tra i due e i cinque mesi indicati per il cantiere. Una previsione piuttosto severa, usata per misurare anche gli incassi persi durante i lavori.
Le difficoltà, quindi, erano già dentro i conti. Le pensiline richiedono strutture portanti, fondazioni, cablaggi, manutenzione e capitali iniziali superiori rispetto ai pannelli posati su un tetto esistente. Nei nuovi parcheggi, però, possono essere inserite direttamente nel progetto, evitando la chiusura di un’attività già avviata e riducendo parte delle complicazioni del montaggio successivo.
C’è poi il piccolo labirinto della proprietà. Il documento stimava tra 40mila e 50mila parcheggi privati in Gran Bretagna, ai quali si aggiungono circa 20mila aree gestite dalle amministrazioni locali. Proprietario del terreno, titolare dell’attività e gestore della sosta possono essere soggetti diversi. Una quantità notevole di asfalto, sole e contratti da mettere d’accordo.
Ombra, ricarica ed elettricità nello stesso spazio
I benefici elencati dal governo erano altrettanto concreti. L’energia prodotta poteva essere consumata dalle attività vicine, venduta alla rete oppure utilizzata per le colonnine delle auto elettriche. Le pensiline avrebbero offerto riparo a persone e veicoli, limitato il surriscaldamento degli abitacoli e abbassato la temperatura della superficie asfaltata.
Un parcheggio smette così di essere soltanto una distesa impermeabilizzata dedicata alle automobili e acquista una seconda funzione, senza sottrarre campi, boschi o altri spazi liberi. Nel comunicato con cui aveva aperto la consultazione, il governo britannico ricordava che il sole cadeva già su centinaia di migliaia di stalli potenzialmente utilizzabili per alimentare abitazioni e imprese. Nel 2026 ha preferito lasciare la trasformazione alla convenienza valutata dai singoli proprietari.
La Francia ha messo una scadenza sull’asfalto
Dall’altra parte della Manica la scelta è stata diversa. In Francia i parcheggi esterni superiori a 1.500 metri quadrati devono garantire ombra su almeno metà della superficie attraverso pensiline che integrino sistemi per produrre energia rinnovabile. La disciplina aggiornata ammette anche soluzioni miste, combinando una quota di coperture fotovoltaiche con alberi e altri dispositivi vegetali.
Per i parcheggi esistenti non gestiti in concessione e grandi almeno 10mila metri quadrati, la scadenza generale è arrivata il 1° luglio 2026; per quelli compresi tra 1.500 e 10mila metri quadrati è fissata al 1° luglio 2028. La legge francese contempla deroghe e possibili rinvii in presenza di condizioni precise, dai vincoli tecnici e paesaggistici ai costi capaci di compromettere la sostenibilità economica dell’intervento. L’obbligo ha parecchie porte laterali. Rimane comunque un obbligo.
In Italia il parcheggio è idoneo, l’impianto facoltativo
Il confronto riguarda anche l’Italia. Dal gennaio 2026 le coperture dei parcheggi rientrano tra le aree idonee per gli impianti fotovoltaici previste dall’articolo 11-bis del decreto legislativo 190 del 2024, modificato dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4. La qualificazione favorisce la localizzazione e semplifica l’iter, senza introdurre un obbligo nazionale generale paragonabile a quello francese.
Per ospedali, supermercati, aeroporti, stazioni e centri commerciali italiani il calcolo britannico rimane un riferimento, non una cifra da trasportare tale e quale nelle nostre bollette. Cambiano prezzi dell’energia, costi, irraggiamento e profilo dei consumi. La superficie, invece, è quella: terreno già impermeabilizzato, vicino agli utilizzatori e occupato per ore da automobili ferme.
Il Regno Unito aveva già fatto i conti, raccolto i pareri degli operatori e quantificato il risparmio possibile. Poi ha deciso di affidarsi ancora all’iniziativa dei singoli proprietari, proprio dove gli investimenti iniziali tendono a rallentare tutto. Le pensiline solari restano consentite. L’obbligo che avrebbe potuto renderle un’infrastruttura diffusa, invece, è rimasto parcheggiato.
Ti potrebbe interessare anche:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Ilaria Rosella Pagliaro
Source link



