Centoventisette euro per megawattora in Italia. Quarantatré in Spagna. Nei primi mesi del 2026 il prezzo medio dell’elettricità sul mercato all’ingrosso italiano è stato quasi tre volte quello spagnolo.
Prima precisazione, perché su questi numeri è facile scivolare: parliamo del prezzo all’ingrosso, quello al quale l’energia viene scambiata prima di arrivare nelle case. La bolletta comprende anche rete, imposte, oneri e condizioni stabilite dai contratti. Il prezzo del mercato resta però una delle sue componenti centrali e, quando sale, prima o poi trova la strada verso famiglie e imprese.
A mettere in fila i dati è una nuova analisi europea sulle prime 16 settimane del 2026. Il confronto tra Italia e Spagna è particolarmente duro perché mostra due sistemi partiti dallo stesso mercato europeo e arrivati a risultati molto diversi. In mezzo c’è soprattutto il gas.
Il gas entra per ultimo e decide il prezzo
Il mercato elettrico europeo funziona attraverso una serie di offerte. Entrano prima gli impianti capaci di produrre energia ai costi più bassi, quindi solare, eolico e idroelettrico. Seguono le fonti più care, fino a coprire tutta la domanda prevista in quella determinata ora.
Il prezzo finale viene stabilito dall’ultimo impianto necessario. Se per soddisfare i consumi serve una centrale a gas, sarà il suo costo a fissare il prezzo riconosciuto anche all’elettricità prodotta dal vento o dal sole. Una sola centrale termoelettrica può quindi spingere verso l’alto il valore dell’intero mercato.
In Italia il gas ha avuto questo ruolo nel 66% delle ore analizzate. Per circa due ore su tre, il prezzo dell’elettricità è stato agganciato a quello del combustibile. In Spagna è accaduto appena nel 9% delle ore.
La distanza tra 127 e 43 euro per MWh nasce soprattutto qui. La Spagna deve ricorrere alle centrali a gas molto più raramente e rimane quindi meno esposta alle oscillazioni delle quotazioni internazionali. L’Italia continua a chiamarle in campo per buona parte della giornata e ogni rialzo del combustibile si trasferisce quasi subito sul prezzo elettrico.
La Spagna ha costruito, l’Italia è rimasta ferma
Il meteo aiuta, soprattutto quando si parla di sole e vento. Gli impianti installati durante gli ultimi vent’anni pesano molto di più. Dal 2000 la produzione elettrica italiana è scesa del 2%. Nello stesso periodo quella spagnola è cresciuta del 28%, spinta dall’espansione dell’eolico e del fotovoltaico. La Spagna è diventata un esportatore netto di elettricità. L’Italia importa energia, compresa quella rinnovabile e meno costosa proveniente da Francia e Svizzera.
Durante le prime 16 settimane del 2026, il gas ha prodotto il 53% dell’elettricità generata in Italia. Le fonti a basse emissioni si sono fermate al 40%. In Spagna la proporzione si è quasi capovolta: le fonti a basse emissioni hanno coperto il 79% della produzione, mentre il gas è rimasto al 16%.
Quando eolico, fotovoltaico, idroelettrico e altre fonti pulite riescono a coprire gran parte dei consumi, le centrali più costose restano fuori dal mercato per un numero maggiore di ore. Il gas perde così la possibilità di fissare il prezzo per tutti. La Spagna lo ha spinto ai margini molto più spesso. L’Italia lo tiene ancora al centro.
Le rinnovabili hanno evitato un conto da 29 miliardi
Il confronto riguarda tutta l’Unione europea, ancora fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Nel 2024 arrivava dall’estero circa l’85% del gas consumato nell’UE, insieme al 97% dei prodotti petroliferi. Ogni crisi internazionale ha quindi un passaggio diretto verso i mercati energetici europei.
Nelle prime 16 settimane del 2026, le rinnovabili hanno fornito il 44% dell’elettricità dell’Unione, quasi il doppio rispetto al 2010. Il prezzo medio all’ingrosso ha raggiunto 98 euro per MWh, il 13% sopra lo scenario con quotazioni del gas stabili.
La volatilità del combustibile ha aggiunto circa 13 miliardi di euro al costo dell’elettricità europea. La spesa complessiva sul mercato all’ingrosso è arrivata a 78,8 miliardi di euro. Con il gas fermo sui livelli precedenti alle tensioni internazionali si sarebbe attestata a 65,8 miliardi.
L’effetto delle rinnovabili è stato ancora più grande. Riportando il sistema elettrico alla composizione del 2010, con meno solare ed eolico e più combustibili fossili, la spesa sarebbe salita a 107,7 miliardi. L’espansione delle fonti pulite ha quindi evitato costi stimati in 29 miliardi di euro in poco meno di quattro mesi.
Senza la nuova capacità installata dal 2010, il prezzo medio europeo avrebbe raggiunto circa 144 euro per MWh, il 67% sopra il valore osservato. Le rinnovabili hanno tolto al gas migliaia di ore nelle quali avrebbe potuto imporre il proprio prezzo.
La Lituania ricorda che servono anche le reti
Una quota elevata di rinnovabili produce benefici diversi a seconda del sistema nel quale viene inserita. Contano i collegamenti con gli altri Paesi, la capacità delle reti, la distribuzione dei consumi durante la giornata, le importazioni e gli impianti capaci di conservare l’energia.
La Lituania ha generato il 73% della propria elettricità da fonti rinnovabili, eppure il prezzo medio all’ingrosso è arrivato a 116 euro per MWh. Il Paese importa oltre un quarto dell’energia necessaria e dispone di collegamenti, consumi e capacità di accumulo molto diversi da quelli spagnoli.
La crescita delle rinnovabili ha comunque protetto il mercato lituano da un prezzo ancora più pesante. Con la quota del 2010, ferma all’11%, il costo stimato sarebbe arrivato a 211 euro per MWh.
Gas e rinnovabili spiegano insieme circa il 30% delle differenze di prezzo osservate tra i Paesi europei. Il resto passa attraverso reti, accumuli, importazioni, energia a basse emissioni programmabile e capacità di spostare i consumi nelle ore in cui sole e vento producono di più. Senza queste infrastrutture, una giornata poco ventosa o il picco serale possono richiamare in servizio le centrali a gas. Bastano poche ore per far risalire il prezzo dell’intero mercato.
Settantuno oppure centosessanta euro
Da qui al 2030 si aprono due traiettorie molto distanti. Con le rinnovabili al 68% della produzione elettrica europea, il prezzo medio all’ingrosso potrebbe scendere verso 71 euro per MWh. Il gas verrebbe usato meno spesso e perderebbe gradualmente la capacità di decidere il prezzo.
Tenendo la capacità rinnovabile ferma ai livelli del 2010, la stima sale a 160 euro per MWh. La distanza tra i due scenari raggiunge il 125%. Sono proiezioni, legate all’evoluzione dei combustibili, delle tecnologie e delle reti. I primi mesi del 2026 hanno già offerto un anticipo piuttosto concreto.
In Spagna il gas ha determinato il prezzo nel 9% delle ore. In Italia nel 66%. La Spagna gli ha tolto quasi tutto lo spazio per decidere. L’Italia gliene lascia ancora due ore su tre: i 127 euro per MWh arrivano da lì, molto prima della bolletta.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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