Meno sfratti, ma anche meno possibilità di trovare una casa in affitto e canoni sempre più pesanti per i bilanci familiari. È il paradosso dell’emergenza abitativa a Prato fotografato dal Sunia, il Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari, che invita a non interpretare la lieve diminuzione degli sfratti come un segnale di miglioramento della situazione.
I numeri, in effetti, raccontano soltanto una parte del problema. Nell’ultimo dato disponibile, i provvedimenti di sfratto emessi scendono da 201 a 184, con una diminuzione dell’8,5%. Le richieste di esecuzione passano da 671 a 663 (-1,2%), mentre gli sfratti eseguiti calano da 218 a 211 (-3,2%).
Una flessione contenuta, secondo il sindacato, che non basta a descrivere le difficoltà di chi cerca un’abitazione. Perché se da un lato diminuiscono gli sfratti, dall’altro si restringe l’offerta di case in locazione e aumentano i prezzi. Secondo i dati raccolti dal Sunia, i canoni dei contratti transitori sono cresciuti del 30%, mentre quelli dei contratti a canone concordato registrano un aumento del 15%.
Il risultato è che per molte famiglie il problema non è soltanto riuscire a evitare lo sfratto, ma trovare un’alternativa abitativa a un prezzo sostenibile.
Affitti brevi e meno case disponibili: l’allarme del Sunia
Tra gli elementi che il sindacato invita a monitorare c’è anche il fenomeno degli affitti brevi. Nel 2025, secondo i dati riportati dal Sunia, nel Comune di Prato sono stati registrati 390 annunci di locazioni di questo tipo.
Un dato che riporta al centro il tema della destinazione del patrimonio immobiliare e dell’equilibrio tra le diverse forme di locazione. Per il sindacato è necessario intervenire con una regolamentazione del fenomeno e verificare quale spazio possa essere recuperato per gli affitti residenziali destinati alle famiglie.
Il nodo, tuttavia, riguarda anche il patrimonio privato che oggi non risulta occupato. Secondo i dati del censimento Istat 2023 richiamati dal Sunia, a Prato gli alloggi complessivamente indicati sono 113.958, di cui 7.956 non occupati.
Non tutte queste abitazioni sono necessariamente disponibili per essere affittate: alcune possono richiedere interventi di ristrutturazione, altre possono essere interessate da successioni o contenziosi, mentre altre ancora possono avere destinazioni o condizioni incompatibili con una locazione immediata.
Proprio per questo, la proposta del sindacato è avviare una mappatura dettagliata degli immobili sfitti, per individuare quelli effettivamente recuperabili e comprendere le ragioni per cui restano inutilizzati.
Oltre seimila famiglie in una condizione di bisogno potenziale
La dimensione della questione emerge anche dai dati sulla domanda abitativa. Nel 2025, la graduatoria definitiva per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ha registrato 1.650 domande: 1.192 sono state ammesse e 458 escluse.
Per il contributo affitto sono state invece presentate 1.056 domande, con 741 ammissioni e 315 esclusioni.
Ma il dato che il Sunia considera particolarmente significativo riguarda la distinzione tra bisogno abitativo conosciuto e potenziale. Secondo le cifre riportate dal sindacato, i nuclei familiari in una condizione di bisogno potenziale sono 6.429. Di questi, 2.767 rientrano nel bisogno conosciuto, mentre 3.662 costituiscono il cosiddetto bisogno inespresso.
Si tratta, nella lettura del Sunia, di famiglie che rischiano di restare ai margini dei percorsi pubblici di sostegno, pur trovandosi in una condizione di difficoltà abitativa.
A fronte di questa domanda, il patrimonio di edilizia residenziale pubblica del Comune conta 1.575 alloggi. Il sindacato sottolinea la necessità di investire nella manutenzione e nella riqualificazione di un patrimonio in larga parte datato, accelerando soprattutto il recupero degli appartamenti sfitti, per ridurre i tempi tra la liberazione di un alloggio e la sua nuova assegnazione.
La proposta: censire gli immobili vuoti e incentivare gli affitti sostenibili
La mappatura degli alloggi non occupati è il punto di partenza delle richieste avanzate dal Sunia. L’obiettivo è costruire un quadro aggiornato del patrimonio immobiliare, distinguendo gli appartamenti abitabili da quelli da ristrutturare e dagli immobili non destinabili alla locazione.
Accanto al censimento, il sindacato propone incentivi per i proprietari che scelgono di affittare con contratti regolari e canoni sostenibili. Tra gli strumenti indicati figurano garanzie contro la morosità, fondi per le piccole manutenzioni e assistenza amministrativa.
La strategia comprende inoltre il recupero più rapido degli alloggi pubblici sfitti e una riflessione sull’utilizzo delle risorse regionali e comunali destinate alle politiche abitative. Per il Sunia, prima di impegnare fondi pubblici in strumenti finanziari complessi, occorre verificare quali risultati possano essere ottenuti recuperando gli immobili esistenti e sostenendo direttamente l’accesso alla locazione.
Il timore per le nuove norme sugli sfratti
Nel comunicato il sindacato esprime anche preoccupazione per il disegno di legge del Senato n. 1774, presentato il 28 gennaio 2026, che propone modifiche alle procedure di rilascio degli immobili locati, con l’obiettivo di ridurre i tempi e introdurre meccanismi sanzionatori in caso di ritardo nell’esecuzione.
Secondo il Sunia, accelerare le procedure senza rafforzare contemporaneamente le misure di sostegno rischia di rendere più difficile la ricerca di una soluzione abitativa alternativa, soprattutto per chi perde il lavoro o subisce una riduzione improvvisa del reddito.
Il sindacato chiede quindi che ogni intervento sulle procedure di sfratto sia accompagnato da strumenti di prevenzione, mediazione, sostegno economico tempestivo e disponibilità di alloggi alternativi.
Il quadro che emerge dalla nota è quello di una crisi che non può essere misurata soltanto contando gli sfratti eseguiti. A Prato, la questione centrale è anche la difficoltà di accedere al mercato degli affitti, in un contesto in cui i canoni aumentano e l’offerta si riduce.
La richiesta del Sunia è dunque quella di partire da una ricognizione concreta delle case disponibili, recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato e favorire la rimessa sul mercato degli immobili privati a condizioni sostenibili. Perché, anche quando gli sfratti diminuiscono, l’emergenza abitativa resta aperta se migliaia di famiglie continuano a non trovare una casa.
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