carceri e diritto alla salute


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È questo l’obiettivo del progetto Pace che si esplica nell’arco di tre anni nell’ambito del programma Eu4Health: vediamo a cosa punto e come si potrebbe replicare in altri contesti per raggiungere la sostenibilità sociale

La salute rappresenta un diritto fondamentale anche per le persone recluse: garantire l’accesso alla prevenzione significa ridurre le disuguaglianze e assicurare a tutti, in particolare alle persone più vulnerabili, strumenti essenziali.

Vaccinazioni, screening e diagnosi precoce sono gli strumenti presi in carico dal progetto Pace – Path to Equity: expanding Access to cancer-preventing vaccination for adults and juveniles in European carceral settings.

Si tratta di un progetto europeo triennale finanziato nell’ambito del programma Eu4Health, con un sostegno finanziario previsto fino alla fine di ottobre 2028.

Progetto Pace, diritto alla salute in carcere

L’iniziativa punta a rafforzare l’accesso alla prevenzione oncologica attraverso la vaccinazione per le persone detenute e per i giovani degli istituti penali minorili, sviluppando modelli sostenibili e replicabili nei sistemi penitenziari europei.

Il progetto porta la prevenzione in un ambito dove le fragilità sanitarie e sociali possono essere più accentuate e rappresenta un esempio concreto di come la sostenibilità sociale possa tradursi in azioni di sanità pubblica capaci di raggiungere anche chi rischia maggiormente di rimanere escluso dai percorsi ordinari di prevenzione.

Pace si sviluppa attraverso un consorzio internazionale che riunisce competenze diverse e complementari: università, istituzioni sanitarie, organizzazioni impegnate nella salute pubblica e realtà con esperienza nei sistemi penitenziari.

La rete coinvolge partner provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Romania, Moldova e Cipro, con l’obiettivo di individuare, adattare e valutare modelli efficaci per migliorare l’accesso a vaccinazioni, screening e percorsi di prevenzione nei contesti carcerari.

Il coordinamento scientifico è affidato all’Università di Pisa, sotto la guida della professoressa Lara Tavoschi, mentre l’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano partecipa come partner italiano attraverso la Direzione Coordinamento Carceri, diretta da Roberto Ranieri, mettendo a disposizione l’esperienza maturata nella sanità penitenziaria e contribuendo alla valutazione degli interventi pilota e alla definizione di modelli trasferibili ad altri contesti caratterizzati da vulnerabilità e disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Il valore della sostenibilità sociale in ambito carcerario

A raccontarci il valore e gli obiettivi dell’iniziativa è Antonella Grisolia, specialista in Malattie Infettive presso la Direzione Coordinamento Carceri, Asst Santi Paolo e Carlo (Milano).

Antonella GrisoliaAntonella Grisolia
Antonella Grisolia, specialista in Malattie Infettive

Il progetto Pace nasce dall’esperienza maturata con Rise-Vac, un precedente progetto europeo dedicato alla promozione della vaccinazione nelle persone detenute. I risultati ottenuti hanno dimostrato che il carcere può rappresentare un’importante opportunità per raggiungere popolazioni che spesso incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi di prevenzione e di cura“, ci spiega Grisolia, che è responsabile scientifica del progetto Pace per Asst Santi Paolo e Carlo.

L’esperienza precedente ha evidenziato come gli istituti penitenziari possano rappresentare luoghi strategici per intercettare bisogni sanitari spesso non adeguatamente soddisfatti.

Pace nasce proprio per ampliare questo approccio: non più soltanto promozione vaccinale, ma un percorso più articolato di prevenzione dei tumori correlati ad agenti infettivi.

Pace è stato sviluppato per fare un passo ulteriore: non limitarsi alla promozione vaccinale, ma affrontare in modo più ampio la prevenzione dei tumori correlati ad agenti infettivi, come quelli associati al papillomavirus umano (Hpv) e alle epatiti virali B e C“, sottolinea la responsabile scientifica del progetto per Asst Santi Paolo e Carlo.

L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze sanitarie e migliorare l’accesso a vaccinazioni, screening e percorsi di cura nelle persone detenute e nei giovani degli istituti penali minorili. La dimensione europea rappresenta uno degli elementi distintivi di Pace.

Il progetto è coordinato dall’Università di Pisa e coinvolge partner provenienti da diversi Paesi: Italia, Francia, Portogallo, Grecia, Romania, Moldova e Cipro. La rete comprende università, istituzioni sanitarie, amministrazioni penitenziarie e organizzazioni impegnate nella salute pubblica, con l’obiettivo di identificare, adattare e valutare modelli efficaci di prevenzione nei diversi contesti carcerari europei.

L’Asst Santi Paolo e Carlo partecipa come partner italiano attraverso la direzione Coordinamento Carceri, diretta da Roberto Ranieri, mettendo a disposizione l’esperienza maturata nella sanità penitenziaria.

Nell’ambito di Pace contribuiamo in particolare alle attività di valutazione degli interventi pilota che verranno implementati nei diversi Paesi europei, mettendo a disposizione l’esperienza maturata sul campo e collaborando alla definizione di modelli di prevenzione sostenibili e trasferibili ad altri contesti caratterizzati da vulnerabilità e disuguaglianze nell’accesso alle cure” evidenzia Grisolia.

Un elemento centrale del progetto riguarda il superamento dell’idea del carcere come realtà separata. “La popolazione detenuta non costituisce una realtà separata dalla società“, ricorda la specialista in malattie Infettive.

Le persone detenute mantengono infatti relazioni familiari e sociali, mentre operatori sanitari, personale penitenziario, volontari e professionisti entrano quotidianamente negli istituti.

Per questo motivo, migliorare la prevenzione in carcere significa contribuire alla tutela della salute dell’intera collettività.

Un investimento europeo per ridurre le disuguaglianze di salute

Il sostegno europeo rappresenta un investimento concreto nella sostenibilità sociale della salute: Pace può contare infatti su un finanziamento complessivo di circa 1,13 milioni di euro, di cui circa 904mila euro di contributo dell’Europa attraverso il programma Eu4Health, destinati allo sviluppo di strategie capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione oncologica e vaccinale nelle popolazioni detenute.

Un investimento che dimostra come la prevenzione non sia soltanto una scelta sanitaria, ma uno strumento concreto per ridurre le disuguaglianze di salute e costruire sistemi più equi e sostenibili.

Il sostegno europeo è fondamentale perché permette di affrontare problematiche che travalicano i confini nazionali. Le persone detenute condividono infatti bisogni sanitari simili in molti Paesi europei e le strategie più efficaci possono essere sviluppate, adattate e validate attraverso una collaborazione internazionale“, osserva ancora Grisolia.

L’investimento nella prevenzione delle popolazioni vulnerabili assume quindi un valore che va oltre l’intervento sanitario specifico. “Investire nella prevenzione delle popolazioni più vulnerabili non è soltanto una scelta etica, ma anche una scelta di sanità pubblica efficace e sostenibile“, afferma la responsabile scientifica.

Ridurre le infezioni prevenibili, favorire la diagnosi precoce e garantire un accesso tempestivo alle cure significa migliorare la salute individuale e collettiva, con benefici che proseguono anche dopo il ritorno della persona nella comunità.

La prevenzione diventa così anche uno strumento di sostenibilità dei sistemi sanitari, perché consente di intervenire prima dell’insorgenza di condizioni più complesse e ridurre nel tempo il peso delle patologie correlate alle infezioni.

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I partner del progetto europeo Pace riuniti a Montpellier durante il General Assembly Meeting

Un modello che può essere replicato in altri ambiti

Dalla sanità penitenziaria si possono raggiungere altri contesti vulnerabili: è la sfida della replicabilità. Uno degli aspetti più rilevanti di Pace riguarda la possibilità di trasferire il modello sviluppato anche in altri contesti caratterizzati da difficoltà di accesso alla prevenzione.

Il progetto è ancora nelle prime fasi di implementazione e, come sottolinea Grisolia, è presto per presentare risultati definitivi. Tuttavia, le attività preliminari hanno già evidenziato alcuni elementi fondamentali.

È emersa l’importanza di un approccio multidisciplinare che coinvolga non solo il personale sanitario, ma anche le direzioni degli istituti penitenziari, il personale di polizia penitenziaria, le organizzazioni del terzo settore e le stesse persone detenute“, spiega Grisolia.

La prevenzione, secondo questo approccio, non può essere un intervento isolato ma deve entrare nel percorso complessivo di presa in carico della persona.

La prevenzione funziona quando viene percepita come parte integrante della presa in carico complessiva della persona e non come un intervento isolato“, sottolinea Grisolia.

Un altro elemento innovativo riguarda la capacità di adattamento del modello. Pace non propone infatti una soluzione rigida, ma punta a comprendere come rendere vaccinazioni, screening e percorsi di cura concretamente accessibili e sostenibili in realtà differenti.

L’obiettivo non è semplicemente introdurre una vaccinazione o uno screening, ma comprendere come rendere questi interventi concretamente accessibili e sostenibili all’interno di contesti molto diversi tra loro“, evidenzia la responsabile scientifica.

Questa impostazione rende il modello interessante anche oltre il carcere, per altre situazioni caratterizzate da vulnerabilità sociale, come alcune popolazioni migranti, persone senza dimora o gruppi che vivono condizioni di marginalità.

A chi volesse sviluppare un progetto analogo, Grisolia indica alcune condizioni fondamentali: costruire una rete di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, ascoltare i bisogni delle persone destinatarie degli interventi e prevedere fin dall’inizio strumenti di monitoraggio e valutazione.

Misurare i risultati non serve soltanto a verificare l’efficacia delle attività, ma anche a comprenderne punti di forza e criticità per garantire la sostenibilità del modello nel tempo.

Dal modello sperimentale alla pratica stabile

La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare la sperimentazione in una pratica stabile. Nei prossimi mesi, infatti, il progetto entrerà pienamente nella fase operativa con l’implementazione degli interventi pilota nei diversi Paesi partecipanti, attività formative rivolte agli operatori e strumenti comuni di monitoraggio.

Sono previsti inoltre momenti di confronto tra i partner europei per favorire lo scambio di esperienze e individuare le soluzioni più efficaci.

Uno degli obiettivi finali del progetto è la realizzazione del Prison Implementation Compass, una guida pratica che raccoglierà le esperienze maturate durante il percorso e fornirà indicazioni operative per favorire la diffusione delle buone pratiche negli istituti penitenziari europei.

La principale sfida sarà garantire continuità alle azioni anche oltre la durata del finanziamento europeo.

Il vero successo di Pace sarà la capacità di trasformare gli interventi sviluppati durante il progetto in attività stabilmente integrate nella pratica quotidiana dei servizi sanitari penitenziari, rendendo vaccinazioni, screening e percorsi di presa in carico parte dell’assistenza ordinaria“, sottolinea Grisolia.

 La sfida riguarda anche il superamento delle disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione, attraverso modelli organizzativi semplici, adattabili e sostenibili nel tempo.

La prevenzione deve essere accessibile a tutti. Garantire pari opportunità di tutela della salute anche alle persone che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità non rappresenta soltanto un principio di equità, ma un investimento concreto per la salute pubblica dell’intera comunità“, conclude Grisolia.

Pace dimostra che la sostenibilità sociale non è un principio astratto, ma una scelta concreta: costruire sistemi capaci di raggiungere chi vive condizioni di maggiore vulnerabilità e garantire pari opportunità di tutela della salute.

Il futuro sostenibile non dipende soltanto da come proteggeremo il Pianeta, ma anche da come sapremo prenderci cura delle persone che lo abitano. Una società davvero sostenibile è quella che sceglie di non lasciare indietro nessuno.

Crediti immagine: Depositphotos




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 Ida Ciaralli

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