«In Regione con Bagno a Ripoli nel cuore. Roma? Se serve, volentieri»


L’ex sindaco di Bagno a Ripoli parla dei rapporti con Giani e Funaro, di trasporto pubblico, del suo futuro politico. “All’attuale giunta ripolese rimprovero di aver affossato il progetto della scuola Redi”

Il consigliere di Casa Riformista, Francesco Casini, nel suo ufficio in Regione

È passato un anno dall’elezione di Francesco Casini in consiglio regionale. Dopo dieci anni da sindaco di Bagno a Ripoli, un cambio netto di prospettiva e di ruolo. Ma non è venuta meno la voglia di stare sul territorio, tanto che tra i colleghi si è guadagnato un soprannome: “+1”, per le tante (qualcuno dice troppe) iniziative alle quali partecipa.

Un anno in Regione: meglio o peggio di come te lo aspettavi?

«In linea con le aspettative. Stando dentro la Regione si capisce ancora meglio il valore dell’istituzione. Rispetto a quando ero sindaco c’è un contatto meno diretto con i cittadini, ma è molto importante il lavoro di produzione delle leggi. Ciò che si fa qui è fondamentale per il territorio».

È molto diverso dal fare il sindaco, quando magari vieni fermato continuamente per strada?

«Sì, anche se mi piace continuare a stare fra le persone. I colleghi mi hanno soprannominato “+1” per le tante iniziative alle quali partecipo. Lo considero un riconoscimento del mio attivismo e mi piace. Oltre al lavoro di studio da consigliere regionale, cerco di essere molto presente sul territorio. Con la bici giro per Firenze e con la mia Panda per la provincia. E poi c’è l’impegno in consiglio comunale a Firenze, che mi riporta a un contatto più diretto con i cittadini».

Come concili il ruolo di opposizione in Palazzo Vecchio con quello di maggioranza in Regione?

«La mia storia è nel centrosinistra riformista».

Ma anche a Firenze governa il centrosinistra riformista.

«Sì… insomma. Per come è composto oggi il campo largo posso definirmi “iper-riformista”. Progetti e visioni di Comune e Regione sono distanti e differenti. La sindaca Funaro e il presidente della Regione Giani non sono la stessa cosa. Il nostro progetto con Casa Riformista per Firenze, nel 2024, era molto più riformista. Tutti conoscono, ad esempio, la nostra posizione sullo stadio (andava fatto fare a Commisso e non con soldi pubblici ndr). E in Comune, rispetto alla posizione di Giani, vedo molta più timidezza nello spingere sul progetto dell’aeroporto».

Funaro si è sempre detta favorevole.

«Sì, ma con molta timidezza. Ci sono poi differenze sugli affitti brevi turistici: per noi vanno regolamentati intervenendo sui grandi gruppi, senza dare addosso ai piccoli proprietari. Sul problema dell’abitare e sul costo degli affitti le nostre ricette sono differenti. Anche la gestione dei grandi cantieri l’avremmo impostata diversamente. Siamo favorevoli allo sviluppo del sistema tramviario, ma su alcuni passaggi avremmo agito in altro modo. Insomma, i rapporti con Giani sono diversi da quelli con Funaro».

Anche il rapporto di Matteo Renzi con Funaro sembra diverso da quello con Giani.

«Esatto. Sono rapporti differenti quelli con Funaro, e Nardella, e Giani, e anche con il sottoscritto. Eppure c’era la possibilità di aprire a Casa Riformista. Funaro ha vinto bene al ballottaggio, ma al primo turno ha ottenuto il risultato più basso da quando a Firenze c’è l’elezione diretta del sindaco: su dieci fiorentini, quattro hanno votato per Funaro e sei no».

Francesco Casini con Laura Quinti (a sinistra) capo della segreteria e Elena Signori. Completano lo staff Francesca Magnelli e Martino Bertocci

Trasporto pubblico locale: un supplizio anche per Bagno a Ripoli. La Regione deve anche controllare che venga rispettato quanto previsto dalla gara. Come giudichi il servizio?

«Autolinee Toscane non sta funzionando come dovrebbe e l’azienda è stata richiamata al rispetto degli impegni. Nel 2031 scadrà il contratto e la mia posizione è chiara: non dobbiamo ripercorrere la strada del bando unico regionale, che considero un errore compiuto nel 2011. Non si può trattare in un unico lotto il trasporto pubblico del Grossetano, di Massa o dell’Isola d’Elba insieme a quello dell’area centrale Firenze-Prato-Pistoia. Sto lavorando perché in futuro si scelga una strada diversa».

Bagno a Ripoli vista da fuori, e con gli occhi dell’ex sindaco: che giudizio dai?

«Faccio i complimenti all’amministrazione attuale perché sono stati portati a compimento tutti i progetti avviati nella scorsa legislatura».

C’è invece qualcosa che non ti convince?

«La scelta di affossare il progetto della scuola Redi. C’era un finanziamento di Cassa depositi e prestiti a tasso agevolato e il Comune di Bagno a Ripoli ha un indebitamento molto basso, che permette di ricorrere a mutui. Il progetto, condiviso con la scuola, oggi avrebbe potuto essere già cantierizzato. Il pagamento della rata annuale del mutuo sarebbe stato una sfida sostenibile. Non ho capito quale sia adesso la strada per la ristrutturazione della Redi. Era un grande progetto, ambizioso: 13 milioni di euro, all’epoca, per realizzare una scuola media di altissima qualità per i prossimi trenta o quarant’anni. È l’unico appunto che faccio».

Sei ancora molto presente a Bagno a Ripoli, al di là del fatto che ci vivi. Perché ci hai lasciato il cuore o perché resta il nucleo principale del tuo elettorato?

«Sicuramente ci ho lasciato il cuore. Ho iniziato facendo il consigliere comunale, poi l’assessore e infine il sindaco. Quando parlo di Bagno a Ripoli mi si illuminano gli occhi. Anche dalla mia stanza nel palazzo della Regione, guardando fuori dalle finestre, vedo Bagno a Ripoli. Ma non voglio essere invadente, semmai essere d’aiuto. Sono stato eletto in un collegio che comprende Chianti, Valdarno, Mugello e area fiorentina e sono a disposizione per dare una mano a Bagno a Ripoli come a qualsiasi altro comune, anche per appoggiare progetti e ottenere finanziamenti. È quello che deve fare ogni consigliere regionale».

La prossima tappa potrebbe essere il Parlamento a Roma?

«Ci sono delle possibilità, anche se ancora non sappiamo quando si voterà. Sono stato eletto da appena un anno e la mia ambizione adesso è fare bene il lavoro in Regione. Però faccio parte di una squadra e, se ci fosse bisogno del mio apporto, ci sarei. Ammetto che lo farei volentieri».




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