Verdure, legumi, soia, zuppe, pasta, riso e oli vegetali finiscono nella stessa rete alimentare. Il fast food resta sul versante opposto. Tra gli adulti canadesi che aderivano maggiormente a questo schema, la mortalità complessiva risultava inferiore del 51% rispetto al gruppo con il punteggio più basso; il rischio di eventi cardiovascolari era ridotto del 45%. Sono associazioni osservate nel tempo, quindi il carrello della spesa non si trasforma automaticamente in una macchina per allungare la vita.
Lo mostra uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition dai ricercatori dell’Università della British Columbia. Gli autori hanno utilizzato tecniche di apprendimento automatico per osservare la dieta come una rete: ogni alimento occupa un posto, alcuni tendono a comparire insieme, altri si collocano in direzioni opposte.
La ricerca sposta così l’attenzione dal singolo ingrediente alle abitudini dentro cui viene consumato. Una bevanda zuccherata può accompagnarsi più spesso a snack salati e cereali raffinati; verdure e legumi possono entrare in un’alimentazione che comprende anche pasta, riso e oli vegetali. La quantità resta importante. Qui entra in scena anche la compagnia.
Tre reti alimentari, tre risultati diversi
La prima comunità individuata dai ricercatori era ricca di alimenti vegetali. Comprendeva diverse verdure, legumi e soia, zuppe, pasta, riso e oli vegetali. Il fast food presentava una relazione negativa con gli alimenti centrali dello schema: tendeva quindi a essere meno presente nelle diete con i punteggi più elevati.
Confrontando le persone al 90° percentile con quelle al 10°, una maggiore aderenza a questa rete era associata a una mortalità complessiva inferiore del 51%. La differenza raggiungeva il 59% tra le donne e il 48% tra gli uomini. Anche il rischio cardiovascolare risultava più basso del 45%. I modelli statistici consideravano diversi fattori capaci di influenzare la salute, tra cui età, fumo, attività fisica, istruzione, consumo di alcol e condizioni già diagnosticate. Qualche differenza tra i gruppi può comunque essere sfuggita ai calcoli.
La seconda rete ruotava intorno alle bevande zuccherate. Cereali raffinati e snack salati procedevano nella stessa direzione; acqua, cereali integrali, frutta intera, yogurt, frutta secca e semi comparivano dalla parte opposta. Un punteggio elevato era associato a una mortalità superiore del 31% nel campione complessivo e del 39% tra gli uomini. Tra le donne l’associazione non raggiungeva la significatività statistica.
La terza comunità somigliava a una colazione occidentale particolarmente sostanziosa: grassi solidi, caffè, zucchero, carni lavorate, uova, pancake e waffle. Il tè era l’unico alimento collegato in direzione negativa. Questo schema non ha mostrato associazioni statisticamente significative con la mortalità complessiva o con gli eventi cardiovascolari. Il terzo risultato, per quanto il menu sia piuttosto riconoscibile, resta quindi privo di un verdetto netto.
Come si disegna una dieta
I dati provenivano dalle edizioni 2004 e 2015 della Canadian Community Health Survey–Nutrition. Per costruire le reti sono state utilizzate le informazioni di 15.835 adulti nel 2004 e 13.557 nel 2015. I dati della prima rilevazione sono stati collegati ai registri sanitari canadesi, così da confrontare gli schemi alimentari con mortalità ed eventi cardiovascolari registrati negli anni successivi.
La rilevazione alimentare chiedeva ai partecipanti di ricordare tutto ciò che avevano mangiato e bevuto nelle 24 ore precedenti. Una seconda intervista è stata effettuata su un sottocampione, in modo da stimare meglio i consumi abituali. Il metodo aiuta a ricostruire l’alimentazione di una popolazione, anche se la memoria e le variazioni quotidiane continuano a lasciare qualche briciola per strada.
Ogni gruppo alimentare è stato trasformato in un nodo. Una connessione indicava che due gruppi restavano associati anche dopo aver tenuto conto degli altri cibi presenti nella dieta. Non significa necessariamente che siano stati consumati nello stesso piatto, nello stesso pasto o durante la stessa giornata: la rete descrive relazioni statistiche all’interno delle abitudini alimentari complessive.
Per individuare queste connessioni gli autori hanno impiegato un modello grafico semiparametrico a copula gaussiana, adatto anche a dati nutrizionali molto sbilanciati, dove parecchi alimenti risultano assenti dal richiamo delle 24 ore. L’algoritmo di Louvain ha poi riunito i nodi più collegati nelle tre comunità. A ogni partecipante è stato assegnato un punteggio, tenendo conto del peso occupato dai diversi alimenti e della direzione delle loro relazioni.
Gli 8,3 anni sono una stima statistica
Il dato più vistoso riguarda l’aspettativa di vita a 45 anni. Nel confronto tra i punteggi estremi della comunità ricca di vegetali, la differenza stimata arrivava a 8,3 anni tra le donne e a 6,1 anni tra gli uomini.
Quegli anni derivano da modelli statistici e tavole di mortalità. Non sono stati contati direttamente seguendo ogni partecipante fino all’ultimo compleanno e non equivalgono a una promessa individuale. Descrivono la distanza stimata tra gruppi con abitudini alimentari molto diverse, dopo gli aggiustamenti inseriti dai ricercatori.
Resta inoltre uno studio osservazionale. Può individuare associazioni, mentre la causalità richiederebbe prove differenti. Le persone che consumano più verdure e legumi potrebbero anche muoversi di più, fumare meno, avere redditi diversi, accedere più facilmente alle cure o mantenere altre abitudini favorevoli alla salute. I modelli cercano di correggere queste differenze, senza poterle cancellare tutte.
La dieta è stata fotografata attraverso richiami alimentari raccolti all’inizio dello studio. Negli anni successivi qualcuno può aver cambiato colazione, lavoro, reddito, stato di salute e contenuto del frigorifero. Anche l’estensione dei risultati ad altri Paesi richiede cautela: le reti sono state costruite sulle abitudini di adulti canadesi e dovranno essere verificate in popolazioni diverse.
Il lavoro aggiunge però un pezzo utile alla ricerca nutrizionale. Gli alimenti arrivano dentro schemi ripetuti, fatti di presenze e assenze: la bibita con ciò che spesso la accompagna, i legumi dentro un’alimentazione ricca di vegetali, la colazione che ritorna quasi uguale ogni mattina. Il singolo cibo conserva il suo peso. La rete racconta tutto ciò che gli si siede accanto.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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