Il boro rappresenta uno dei micronutrienti più critici per l’olivicoltura, essenziale per la formazione della parete cellulare, la riproduzione e numerosi processi metabolici della pianta. Nonostante le raccomandazioni tecniche suggeriscano dosi di 25-40 grammi di boro per pianta via suolo o applicazioni fogliari allo 0,1% prima della fioritura, gli effetti concreti di queste pratiche sulla nutrizione minerale dell’olivo rimangono ancora oggetto di studio e richiedono approfondimenti specifici.

La ricerca condotta in due oliveti commerciali della regione centrale del Rio Grande do Sul, pubblicata sulla rivista scientifica, ha valutato l’impatto della fertilizzazione borata su impianti della cultivar Arbequina, rappresentando due realtà agronomiche differenti: il primo su suolo a tessitura media con piante di dieci anni, il secondo su terreno più sabbioso con alberi di sette anni. L’obiettivo era verificare se la concimazione al suolo e quella fogliare potessero modificare i livelli di boro nelle foglie durante i momenti cruciali del ciclo produttivo.

Un risultato inaspettato: la concimazione non modifica i livelli fogliari

I dati raccolti hanno rivelato un risultato sorprendente: né la concimazione al suolo con ulexite (una fonte granulare al 10% di boro) in dosi crescenti da 0 a 100 grammi per pianta, né l’applicazione fogliare con un prodotto commerciale a base di boro (10,9%) hanno determinato un incremento statisticamente significativo del contenuto di boro nelle foglie mature. Le concentrazioni, comprese tra 23,6 e 67,8 mg/kg, si mantenevano comunque entro il range considerato adeguato per l’olivo, compreso tra 19 e 150 mg/kg, e nessun sintomo di tossicità è stato osservato nemmeno nelle tesi con le dosi più elevate.

Questa mancanza di risposta alla fertilizzazione potrebbe essere attribuita a diversi fattori. Gli olivi selezionati non presentavano una carenza evidente di boro prima dell’inizio dell’esperimento, a differenza di molti studi precedenti condotti su piante con livelli prossimi al limite di sufficienza. Inoltre, l’intervallo di 45 giorni tra l’applicazione al suolo e il primo campionamento potrebbe essere risultato insufficiente per evidenziare un incremento, considerando la lenta cessione del boro da parte dell’ulexite, una fonte a solubilità graduale. Anche per il boro fogliare, i 18 giorni intercorsi tra l’applicazione e il campionamento si collocano entro i tempi valutati in letteratura, suggerendo che la scarsa risposta sia da attribuire piuttosto allo stato nutrizionale già adeguato delle piante che all’inefficacia del trattamento.

La fioritura: un momento critico per la mobilità del boro

La scoperta più interessante dello studio riguarda le variazioni temporali della concentrazione di boro nelle foglie. In entrambi gli oliveti, si è osservata una drastica riduzione dei livelli di boro durante il periodo della fioritura, con diminuzioni del 45% in un sito e del 34% nell’altro rispetto alla fase di pre-fioritura. Successivamente, all’inizio dello sviluppo dei frutti, le concentrazioni sono tornate a livelli simili a quelli iniziali, indipendentemente dai trattamenti fertilizzanti applicati, arrivando addirittura a raddoppiare rispetto al periodo precedente.

Questo andamento ciclico suggerisce fortemente l’esistenza di un meccanismo di rimobilizzazione del boro dalle foglie mature verso gli organi riproduttivi in via di sviluppo. La letteratura scientifica supporta questa ipotesi: il boro può formare complessi con molecole di trasporto come mannitolo e glucosio, che ne consentono la traslocazione attraverso il floema. Studi precedenti hanno già documentato concentrazioni più elevate di boro nelle strutture riproduttive rispetto a quelle vegetative dell’olivo, e una marcata riduzione dei livelli fogliari durante l’antesi. Questo fenomeno è stato osservato anche in altre specie arboree, come gli agrumi, dove è stato dimostrato il trasporto a lunga distanza del boro attraverso un complesso boro-saccarosio.

Il ruolo del suolo e le differenze tra oliveti

Un ulteriore elemento emerso dalla ricerca è la differenza significativa nei livelli di boro tra i due oliveti. In uno dei due siti si sono osservate concentrazioni più elevate in tutti i periodi di campionamento, probabilmente in relazione alla maggiore disponibilità di boro nel suolo e alla differente tessitura: il suolo più sabbioso, con minore contenuto di argilla, rende più difficile l’assorbimento radicale del nutriente.

Questo dato sottolinea l’importanza di valutare attentamente le condizioni pedologiche specifiche prima di pianificare interventi di fertilizzazione, poiché la risposta alla concimazione borata può variare significativamente in funzione delle caratteristiche del terreno e della conseguente disponibilità naturale del nutriente. La concentrazione di boro nel suolo, la capacità di scambio cationico, il pH e la tessitura sono tutti fattori che influenzano l’efficacia della fertilizzazione e la capacità della pianta di assorbire il micronutriente.

Implicazioni pratiche e prospettive future

Lo studio conferma che l’olivo è in grado di rimobilizzare il boro dalle foglie per soddisfare le esigenze metaboliche degli organi riproduttivi, in particolare durante lo sviluppo floreale. Questa capacità ha importanti implicazioni pratiche per la gestione della fertilizzazione: la tempistica degli interventi potrebbe essere più critica della quantità di nutriente applicato, soprattutto in piante già in condizioni nutrizionali adeguate. Inoltre, suggerisce che il momento migliore per valutare lo stato nutrizionale dell’olivo potrebbe non essere la fioritura, quando il boro è stato mobilitato verso i fiori, ma piuttosto la fase di pre-fioritura o il successivo sviluppo dei frutti.

La ricerca apre anche numerosi interrogativi. Perché la concimazione non ha prodotto effetti misurabili? Sarebbe necessario sperimentare un maggior numero di applicazioni e tempi di campionamento più prolungati, che seguano l’intero ciclo fenologico dalla fine di una raccolta all’inizio della successiva. Inoltre, l’esplorazione di dosi più elevate di boro per via fogliare, senza incorrere in fenomeni di tossicità, potrebbe rivelare effetti più pronunciati sulla concentrazione del micronutriente nei diversi tessuti dell’olivo.

La comprensione dei meccanismi di assorbimento e mobilità del boro rappresenta un tassello fondamentale per ottimizzare le pratiche agronomiche e migliorare la produttività e la qualità della produzione olearia. La ricerca futura dovrà concentrarsi sull’identificazione delle varietà più efficienti nell’utilizzo del boro, sulla definizione di protocolli di fertilizzazione differenziati in base alle caratteristiche del suolo e del clima, e sulla messa a punto di strumenti diagnostici più precisi per valutare il reale fabbisogno della pianta in ogni fase del suo ciclo produttivo.


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