Ogni mattina, milioni di persone in tutto il mondo tracciano una linea scura sulle loro palpebre con una matita kohl o kajal, uno dei cosmetici più antichi della storia, rimasto fino a oggi uno dei trucchi più amati e diffusi. Ma cosa contiene davvero quel bastoncino che sfiliamo ogni giorno dall’astuccio del make-up? Vediamo cosa ha scoperto un test, condotto dalla rivista svizzera Bon à Savoir.
Su 12 matite nere messe alla prova — di marchi comuni, acquistabili in erboristeria, supermercato o catena beauty — solo 3 hanno convinto gli esperti sia sul piano della qualità di applicazione che su quello della sicurezza chimica. Le restanti 9 hanno mostrato difetti che vanno dalle punte fragili alle sbavature, passando per la presenza di metalli pesanti e composti siliconici. E tra le più problematiche figurano proprio alcuni prodotti venduti come “naturali”, acquistati da consumatrici convinte di scegliere in modo più consapevole.
I risultati del test
Le matite per eyeliner kohl sono composte da una base grassa, oli e pigmenti minerali come ossido di ferro, nerofumo o mica — un minerale iridescente che conferisce profondità al colore. Per garantire un tratto preciso e di un nero intenso, la consistenza non deve essere né troppo cremosa né troppo rigida. Un equilibrio, questo, che non tutti i prodotti riescono a raggiungere.
Per la ricerca, un laboratorio tedesco di analisi chimiche ha esaminato tutte le matite nere acquistate in commercio, verificando la presenza di metalli pesanti come il nichel e l’antimonio, e di composti siliconici particolarmente dannosi per l’ambiente. Parallelamente, cinque esperti hanno valutato ciascun prodotto in una prova pratica: hanno tracciato linee sulle palpebre, ne hanno verificato la tenuta dopo otto ore e giudicato la facilità di applicazione e la coprenza del colore.
Alla fine delle prove, la maggior parte delle matite ha deluso, con punte fragili, tratti sbavati o consistenze friabili.
Le matite migliori
Solo 3 matite su 12 hanno ottenuto una valutazione “buona”. La prima classificata è la matita Artdeco (Soft Eyeliner 10 nero, prodotta in Germania), che si è distinta per un’altissima coprenza. Al terzo posto si è piazzata Sephora (12h Colorful 01 Lace Black, produzione francese), il cui tratto è rimasto intenso anche a distanza di otto ore dall’applicazione. Entrambi questi prodotti sono ampiamente reperibili anche in Italia.
La vera sorpresa, però, è il secondo posto per il prodotto Catrice (Khol Kajal 010, prodotta in Repubblica Ceca), che ha ottenuto la stessa valutazione “buona” pur costando meno di 3 franchi. Un risultato eccezionale per un prodotto di fascia molto economica, distribuito anche in Italia.
Nella fascia intermedia troviamo Manhattan, Essence, Maybelline e L’Oréal, tutti classificati come “soddisfacenti”. Da segnalare che la matita L’Oréal (Crayon Kohl haute pigmentation 110 Noir Silk, prodotta in Repubblica Ceca) ha ricevuto una penalità di un punto per la presenza di silossano, il che ha abbassato il punteggio complessivo da 5,1 a un più modesto 4,1.
Le matite peggiori
I giudizi peggiori vanno a Kiko Milano e Nyx, entrambe penalizzate per punte fragili e tratti sbavati nella prova pratica, con punteggi “insoddisfacenti”.
Ancora più preoccupanti sono i risultati di Benecos (Kajal nero naturale, 2,85 franchi) e soprattutto Lacura Cosmetics (il kajal venduto da Aldi, 2,35 franchi) e Lavera (Soft Eyeliner nero 01, 5,95 franchi, prodotta in Germania), finiti in fondo alla classifica.
Il problema del nichel
I pigmenti colorati come l’ossido di ferro possono essere contaminati da nichel, una sostanza che causa reazioni allergiche in una percentuale significativa della popolazione: secondo le stime dell’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare e veterinaria (FSVO), tra il 10% e il 20% delle donne e delle ragazze è sensibile al nichel, mentre negli uomini la percentuale si aggira attorno al 5%.
Il laboratorio ha rilevato tracce di nichel in tutte e dodici le matite testate. Per dieci di esse, tuttavia, la concentrazione restava al di sotto dei 5 mg/kg, soglia considerata tollerabile dalla maggior parte delle persone allergiche secondo l’Agenzia austriaca per la salute. Le due eccezioni preoccupanti sono state la Lacura (Aldi), con 7,6 mg/kg, e soprattutto Lavera, con una concentrazione di 14 mg/kg — quasi tre volte il limite di riferimento.
Tra i risultati più allarmanti c’è poi la presenza del composto siliconico D5 (decametilciclopentasilossano) in diversi prodotti. Questa sostanza è particolarmente problematica perché si degrada con estrema difficoltà nell’ambiente e tende ad accumularsi nei tessuti adiposi di esseri umani e animali. In Svizzera, come nell’Unione Europea, il D5 e i silossani correlati D4 e D6 sono stati vietati in concentrazioni superiori a 1 g/kg ma con una generosa deroga: per i cosmetici destinati a rimanere sulla pelle, la restrizione entrerà pienamente in vigore solo a giugno 2027.
Il dato più sorprendente riguarda i prodotti presentati come “naturali” o “bio”, sia Benecos che Lavera, che si vantano di non usare ingredienti artificiali ma che contenevano livelli elevati di D5. Benecos ha spiegato che la contaminazione è probabilmente avvenuta durante il processo produttivo, in cui viene utilizzato olio di silicone per pressare la pasta kohl. Lavera si è dichiarata sorpresa del risultato e ha avviato un’indagine interna per capire come il silossano sia finito nelle sue matite.
D5 è stato trovato anche nella matita L’Oréal e in quella di Aldi (Lacura), entrambe penalizzate nel punteggio finale.
Buona notizia, invece, per quanto riguarda l’antimonio. Questa sostanza, che può causare infiammazioni e che in studi su animali è stata associata a un aumento del rischio di cancro, non è stata rilevata in nessuno dei prodotti analizzati.
Cosa tenere a mente quando si acquista un matita nera kajal
I risultati di questo test suggeriscono alcune riflessioni utili per chi deve acquistare questi prodotti. Primo, il prezzo non è una garanzia di qualità né di sicurezza: la matita Catrice costa pochissimo e ha ottenuto un ottimo risultato, mentre prodotti costosi come L’Oréal hanno deluso su entrambi i fronti.
Secondo, l’etichetta “naturale” non è sinonimo di assenza di sostanze problematiche, come dimostra chiaramente il caso Lavera e Benecos. Terzo, chi è allergico al nichel dovrebbe prestare particolare attenzione e preferire le marche che in questo, o altri test analoghi, hanno mostrato concentrazioni più basse.
Fonte: Bon à Savoir
Leggi anche:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Francesca Biagioli
Source link





