Una riunione «piena di spunti». Così Maurizio Gasparri ha sintetizzato l’audizione dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Un passaggio necessario a fare il punto sulle linee strategiche, gli stanziamenti finanziari e l’impiego del dispositivo militare italiano nei teatri operativi internazionali. Audizione cruciale, visto il contesto internazionale surriscaldato.
E proprio del «panorama internazionale» che «continua a consegnarci uno scenario estremamente degradato, caratterizzato da instabilità diffuse e crisi sempre più interconnesse», ha parlato il ministro della Difesa. Secondo Crosetto le crisi attuali non possono più essere lette come eventi isolati, visto che ogni focolaio «si propaga ben oltre i rispettivi quadranti, alimentando una dinamica globale nella quale instabilità, conflitti e competizione strategica tendono a rafforzarsi reciprocamente».
Un quadro complesso, che vedrà uno sforzo operativo di circa 7.500 militari stabilmente sul campo, con un contingente massimo autorizzato che potrà salire fino a 12 mila militari, 37 unità navali e 147 velivoli, per uno stanziamento economico che di circa 1 miliardo e 380 milioni di euro, in calo del 6 percento rispetto all’anno precedente. Un decremento che «comporta inevitabilmente una contrazione dell’output operativo e un utilizzo sempre più efficiente e mirato delle risorse», ha ammesso il ministro, ricordando però che «la pace non è un dato acquisito» ma «va costruita, protetta e consolidata».
Per quanto riguarda il fronte operativo il ministro della Difesa ha descritto uno scenario di sostanziale stallo tattico e strategico nel versante est dell’Europa. Citando le analisi di settore, Crosetto ha spiegato: «mantenendo gli eventuali ritmi operativi, sarebbero necessari dieci anni affinché la Federazione russa potesse completare la conquista del Donbass e diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino». Una stima temporale che evidenzia l’improbabilità di una risoluzione rapida sul terreno.
Crosetto ha poi chiarito che la posizione dell’E3 – il recente vertice a tre a Londra tra Francia, Regno Unito e Germania alla presenza di Volodymyr Zelensky – non diverge da quella italiana, e che l’Italia partecipa stabilmente ad altri formati di coordinamento, come l’E5, escludendo qualsiasi lettura di sgarbo diplomatico.
Sul versante diplomatico, Antonio Tajani, ha affrontato la questione della Flotilla e le dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Ben Gvir, indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per via del trattamento riservato agli attivisti. Ben Gvir aveva liquidato la notizia dell’inchiesta italiana con una battuta sprezzante: «il Paese dello stivale è diventato quello delle ciabatte».
Per Tajani, le parole pronunciate da Ben Gvir ne «dimostrano il livello politico e morale» e sono «inaccettabili» e «indegne» di un ministro. Il ministro degli Esteri rivendica però il posizionamento internazionale dell’Italia quale Stato «amico di Israele».
Tajani ha poi definito il conflitto israelo palestinese «una ferita aperta che scuote le coscienze di tutti». Pur ribadendo la «ferma e assoluta» condanna del «terrorismo spietato di Hamas» e che «il disarmo di Hamas è una priorità», il ministro ha voluto valorizzare l’enorme sforzo umanitario profuso dall’Italia, a partire dalla sottoscrizione della dichiarazione con i principali alleati per facilitare l’accesso degli aiuti. Tajani ha anche riconosciuto che le attività del “Board of Peace” non hanno registrato significativi passi in avanti per via dell’impegno «sul fronte iraniano».
Attenzione rivolta anche al fronte del Libano, giudicato un quadrante «sempre più critico» a causa dell’incremento delle operazioni militari israeliane nel sud: «La violenza deve cessare e Hezbollah deve rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese, devono fermarsi i suoi attacchi verso Israele, devono cessare quindi le operazioni israeliane contro i civili».
A sostegno della popolazione locale, l’Italia sta definendo l’impiego di un pacchetto straordinario di aiuti da 15 milioni di euro destinato ai villaggi cristiani del sud del Libano.
Sul tavolo anche la questione Iran. L’audizione infatti arriva dopo l’attacco di oltre 30 missili balistici contro Israele, che hanno innescato la reazione militare di Gerusalemme. Scenario reso ancora più caldo dall’abbattimento di un elicottero statunitense AH-64 Apache sullo stretto di Hormuz, che ha suscitato la rappresaglia e la reazione di Trump, che oggi è tornato a ventilare la possibilità di riprendere la guerra.
Crosetto ha richiamato l’attenzione sulla complessità e sulla resilienza della minaccia iraniana, basata sulla «dispersione delle forze e la diffusione e indipendenza dei vari settori della propria catena di comando». Tajani ha confermato l’esistenza di «trattative difficili» in corso tra l’Iran e gli Stati Uniti, ribadendo che «lo spazio della diplomazia va perseguito fino in fondo» e che l’esecutivo lavora per arrivare a un accordo «il prima possibile». Soprattutto, l’Italia si dice pronta a partecipare a dispositivi multilaterali di monitoraggio in caso di pace ma «non condurremo una missione da soli», ha specificato Tajani, sottolineando anche che ogni azione avverrà solo dietro un chiaro «mandato internazionale» e dopo una formale approvazione delle Camere.
Sull’Ucraina, Tajani ha confermato che il supporto a Kiev resta la priorità della politica estera nazionale. Con la nuova delibera, l’Italia stanzierà ulteriori 40 milioni di euro al ripristino delle infrastrutture energetiche e alle attività di sminamento. Tajani ha evidenziato anche la necessità di accelerare i processi di integrazione europea non solo per l’Ucraina ma anche per i Balcani Occidentali, definendola una priorità assoluta per evitare di «gettare questi Paesi tra le braccia della Federazione russa».
Ricerca della stabilità internazionale e del multilateralismo: è di base questo il posizionamento che emerge dalle parole dei due ministri che guardano a questi due traguardi non soltanto per la sicurezza geopolitica dei confini nazionali e del Mediterraneo, ma anche per salvaguardare la tenuta e lo sviluppo del tessuto economico italiano, visto che l’export delle nostre imprese vale circa il 40 percento del Pil.
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Guglielmo Macavò
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