SAN PIETRO VERNOTICO – Si aggiunge un nuovo capitolo alla vicenda del centro anziani di San Pietro Vernotico. Nella serata di ieri, mercoledì 4 novembre, la struttura di proprietà comunale di piazza Falcone, al centro nelle ultime settimane di varie controversie, è stata chiusa con una catena apposta ai cancelli dopo l’intervento dell’Ufficio tecnico comunale e della Polizia locale.
Alla base del provvedimento c’è l’ordine di sgombero notificato all’associazione “Anziani solidarietà” il 16 ottobre scorso, con il quale il Comune ha chiesto il rilascio dell’immobile perché occupato “abusivamente”. Il provvedimento si è reso necessario dopo che tra le due associazioni che utilizzavano l’edificio, a cui era stato chiesto di lasciare l’immobile per poter effettuare un sopralluogo tecnico e verificare le condizioni di staticità e agibilità della struttura, la “Anziani solidarietà” non ha eseguito la richiesta del Comune.
Il termine indicato per lasciare i locali era fissato al 31 ottobre scorso, ma, alla scadenza, ancora una volta, l’associazione non aveva ancora provveduto a liberare l’edificio. “Anziani solidarietà” avrebbe presentato ricorso al Tar contro l’atto comunale. Tuttavia, alle 9.50 di questa mattina, il ricorso non risultava ancora agli atti del Comune.
La situazione è ulteriormente degenerata nella serata di ieri, quando, in seguito all’ennesimo momento di tensione tra alcuni ex soci che volevano entrare nell’immobile e usufruire degli spazi perché gli stessi erano ancora occupati, è stato richiesto l’intervento della Polizia locale e successivamente dei carabinieri. Si è proceduto all’identificazione di alcuni presenti.
A fine serata, quando i locali sono stati liberati perché terminate le attività, l’Ufficio tecnico, con il supporto della Polizia locale, ha provveduto a chiudere i cancelli della struttura, apponendo una catena.
La vicenda ha fatto registrare nuove polemiche anche nella giornata di oggi. A contestare le modalità dell’intervento è il consigliere di opposizione Alberto Liaci, ex esponente della maggioranza, presente sul posto, secondo il quale l’atto di sgombero non sarebbe valido perché nel documento non comparirebbe espressamente la dicitura “ordinanza”. Una contestazione che, a suo avviso, renderebbe illegittima anche la successiva chiusura del centro.
Di diverso avviso la responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, Celerina Piliegi, che sostiene invece la regolarità e la validità dell’atto adottato dall’amministrazione, spiegando che la chiusura del centro si è resa necessaria anche per una questione di ordine pubblico, essendoci spesso liti tra anziani con relativo intervento delle forze dell’ordine.
Liaci solleva inoltre un’altra questione, relativa alle modalità con cui è stato eseguito il provvedimento. Secondo il consigliere, l’immobile sarebbe stato chiuso senza che l’associazione avesse avuto la possibilità di recuperare tutti i propri beni e le proprietà presenti all’interno. L’Ufficio tecnico sostiene invece che nell’atto di sgombero fosse espressamente previsto l’obbligo di liberare completamente i locali, portando via quanto di proprietà dell’associazione e riconsegnando l’immobile al Comune entra la data indicata.
Proprio per fare chiarezza sulla situazione, nella giornata di oggi è stato eseguito un sopralluogo all’interno della struttura, da parte di Celerina Pilieggi, Angelo Esposito (assessore comunale) e Alberto Liaci. L’obiettivo era di effettuare un censimento dei beni presenti nei locali, così da documentarne la consistenza.
L’amministrazione comunale intende comunque proseguire lungo la strada già indicata: cambiare le serrature, verificare innanzitutto le condizioni di sicurezza e l’agibilità dell’immobile e, successivamente, riorganizzare la gestione del centro attraverso un apposito bando pubblico per individuare il soggetto al quale affidare la struttura.
Sul piano politico, però, l’opposizione (rappresentata da Alberto Liaci ed Erminia Monteduro, sul posto c’era anche Massimo Canoci) contesta anche la mancanza di indicazioni concrete per gli anziani che frequentavano il centro. Secondo i consiglieri, infatti, al di là delle dichiarazioni rese nel corso di una conferenza stampa, non sarebbe stata comunicata ufficialmente una soluzione alternativa che consenta agli utenti di continuare a ritrovarsi e svolgere le proprie attività durante il periodo di chiusura. Tra le ipotesi indicate dall’amministrazione ci sarebbe quella di utilizzare un immobile comunale in via Cuneo, attualmente gestito da un’associazione interculturale. Una possibilità che, tuttavia, non sarebbe stata ancora formalizzata attraverso una comunicazione ufficiale agli interessati.
“Nel 2025 avevamo proposto una via d’uscita presentando il progetto ”La casa della terza età” ma non siamo stati presi in considerazione, anche questo è il motivo per cui abbiamo lasciato la maggioranza (leggi qui)”, ha spiegato Liaci, convinto che la linea adottata dall’amministrazione non è giusta e legale: “Su quel documento non compare la parola ordinanza, per noi è illegittimo. Per questo ho scritto al Prefetto allegando una cronistoria della vicenda. Sulla questione si devono esprimere parti terze. In ogni caso qualora fosse legittimo, la procedura per noi non è questa. Sul piano politico non troviamo giusto il trattamento riservato agli anziani che hanno utilizzato questo posto per tanti anni. Se sono abusivi dal 2001 perché nei mesi scorsi è stato disposto un calendario per l’utilizzo della sede per le due associazioni? Perché il Comune ha continuato a pagare le utenze? In ogni caso non è giusto privare gli anziani del luogo di aggregazione di riferimento utilizzato per tanti anni”.
Al momento, dunque, il centro anziani di piazza Falcone resta chiuso e con i cancelli sbarrati. Una vicenda che, oltre al confronto sulla legittimità degli atti e sulle procedure adottate, lascia aperta una questione tutt’altro che secondaria: garantire a tutti gli anziani di San Pietro Vernotico un luogo di aggregazione e un punto di riferimento, in attesa che la struttura possa tornare a essere utilizzata.
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