Ora è ufficiale: il TFA, il PFAS più diffuso in Europa (dall’acqua agli alimenti), è tossico per la riproduzione


L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) conferma ciò che scienziati e associazioni denunciavano da anni: l’acido trifluoroacetico (TFA) fa male allo sviluppo del feto e alla fertilità. E si trova ovunque, dall’acqua potabile al vino

L’Europa ha finalmente una certezza: l’acido trifluoroacetico (TFA), la sostanza “eterna” che contamina fiumi, falde e acquedotti di mezzo continente, è pericolosa. A dirlo è l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) che l’ha ufficialmente classificato come tossico per la riproduzione (Categoria 1B).

Per capire la portata di questa notizia, bisogna fare un passo indietro. I PFAS — acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche — sono una famiglia di oltre 10.000 composti chimici sintetici che vengono usati in moltissimi settori: dalle padelle antiaderenti agli imballaggi alimentari, dai tessuti impermeabili ai prodotti ignifughi, e — questo è il punto cruciale — sono presenti anche in molti pesticidi agricoli.

Il problema principale è che non si degradano. Praticamente mai. Per questo vengono chiamati “forever chemicals”, sostanze eterne  che una volta disperse nell’ambiente, si accumulano nel suolo, nelle acque e nei tessuti degli organismi viventi, incluso il corpo umano. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha progressivamente associato l’esposizione ai PFAS a una lunga serie di possibili effetti sulla salute: problemi alla tiroide, alterazioni del sistema immunitario, disturbi ormonali, e alcuni tipi di cancro.

TFA, il PFAS più diffuso in Europa

Tra i PFAS, uno dei più presenti nei nostri ecosistemi è l’acido trifluoroacetico, noto con la sigla TFA. Non si tratta di un composto usato direttamente, ma di un prodotto di degradazione. In parole povere, quando i pesticidi che contengono PFAS vengono utilizzati sui campi, uno dei residui che lasciano nell’ambiente è proprio il TFA.

Parliamo del contaminante PFAS più diffuso nelle risorse idriche europee. È stato rilevato nei fiumi, nelle acque sotterranee, nell’acqua potabile, nell’acqua minerale, nel vino e in diversi alimenti. Le sue concentrazioni, secondo i monitoraggi di PAN Europe (Pesticide Action Network Europe), sono in costante aumento. La rete europea di ricercatori e attivisti lo documenta e lo denuncia dal 2023, rilevandolo praticamente ovunque si cerchi.

Fino a poco fa, però, l’industria chimica sosteneva che il TFA fosse un “metabolita innocuo”. Ora quella posizione è stata ufficialmente superata.

La svolta dell’ECHA

L’ECHA ha ora ufficialmente classificato il TFA come tossico per la riproduzione (Categoria 1B), concludendo che può danneggiare il feto ed è sospettato di compromettere la fertilità.

La classificazione è il risultato di una valutazione condotta dal Comitato di valutazione del rischio (RAC) dell’ECHA stessa, presentata alla sua 77ª riunione, e si basa su studi condotti su animali esposti al TFA in fase prenatale. I risultati sono gravi e documentati: malformazioni oculari e scheletriche nei conigli, effetti sul sistema immunitario e sulla tiroide nei ratti, indicazioni di danni alla qualità dello sperma. Oltre alla tossicità riproduttiva, il RAC ha classificato il TFA come mobile, persistente e tossico, riconoscendone il pericolo anche per l’ambiente.

Gli esperti sottolineano che il danno è più acuto proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità della vita, durante la gravidanza e nei primissimi anni di sviluppo del bambino.

Come ha dichiarato la dottoressa Angeliki Lysimachou, responsabile Scienza e Politiche di PAN Europe:

La decisione annunciata conferma quanto avvertiamo dal 2023: il TFA non è un metabolita innocuo dei PFAS. Può essere tossico per l’uomo e il danno è maggiore durante i periodi più vulnerabili della vita: la gravidanza e la prima infanzia.

Per anni, l’industria dei pesticidi ha minimizzato i rischi del TFA, sostenendo che le prove scientifiche non fossero sufficienti per allarmarsi. PAN Europe aveva analizzato gli stessi studi sugli animali, arrivando a conclusioni simili a quelle del RAC, e aveva denunciato questa strategia nel rapporto “Manufacturing Doubt“, documentando come i produttori avessero sistematicamente cercato di ridimensionare i risultati delle ricerche.

La classificazione ufficiale dell’ECHA smonta quella narrativa. Come ha commentato il dottor Peter Clausing, tossicologo senior di PAN Germania, che ha partecipato come osservatore alle discussioni del RAC:

Applaudiamo il comitato RAC per la sua valutazione rigorosa, obiettiva e indipendente. Le prove sono state esaminate attentamente e la giustificazione scientifica è stata di altissimo livello.

Cosa succede ora

La classificazione del TFA non è solo una questione scientifica, ma potrebbe avere importanti conseguenze regolatorie. La normativa europea sui pesticidi prevede infatti particolari restrizioni per le sostanze attive che generano metaboliti rilevanti dal punto di vista tossicologico e capaci di contaminare le acque sotterranee. Poiché il TFA è un prodotto di degradazione di numerosi pesticidi PFAS e di altre sostanze fluorurate, la sua nuova classificazione come tossico per la riproduzione potrebbe incidere sulle future valutazioni e autorizzazioni di questi prodotti.

PAN Europe chiede ora alle autorità europee e degli Stati membri di agire senza ulteriori ritardi, vietando tutti i pesticidi PFAS che rilasciano TFA nell’ambiente. Come ha affermato Salomé Roynel, responsabile delle politiche di PAN Europe:

La tossicità del TFA è ormai fuori discussione. Ogni anno di ritardo significa maggiore inquinamento con cui le generazioni future dovranno convivere. La legge sui pesticidi è chiara: i responsabili politici a livello UE e degli Stati membri sono ora legalmente obbligati a vietare tutti i pesticidi PFAS e le sostanze che emettono TFA, senza indugio.

Nel frattempo, l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sta lavorando alla definizione di un valore limite per i livelli di esposizione sicuri al TFA. Ma PAN Europe avverte che fissare una soglia non basta, agli attuali tassi di aumento della contaminazione, i livelli di esposizione raggiungeranno valori pericolosi comunque, indipendentemente da dove venga tracciato il confine. L’unica soluzione strutturale, insistono, è fermare l’inquinamento alla fonte.

Fonti: ECHA / PAN Europe

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 Francesca Biagioli

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