i dati dell’Itituto Superiore di Sanità


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La sigaretta elettronica ha conquistato quasi un terzo degli adolescenti italiani tra 14 e 17 anni. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che il calo dei fumatori tradizionali non si traduce in una riduzione dell’esposizione alla nicotina: i nuovi prodotti hanno semplicemente riconfigurato la dipendenza, rendendola meno visibile e più difficile da contrastare

Meno sigarette, ma non meno nicotina. È questo il paradosso che emerge dai dati più recenti del sistema di sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità: tra il 2008 e il 2025, il consumo esclusivo di sigarette tradizionali nella fascia 18-69 anni è sceso dal 30 al 18 percento.

Ma considerando anche sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, la riduzione complessiva dei consumatori di nicotina è molto più limitata, passando dal 30 al 27 percento.

Dal 2014, anno in cui sono stati introdotti in Italia i nuovi dispositivi elettronici per il consumo di nicotina, si osserva una riduzione costante dei fumatori esclusivi di sigarette tradizionali, accompagnata da un progressivo aumento sia del poliuso – uso combinato di più prodotti – salito dall’1,5% al 4,8%, sia dell’uso esclusivo di dispositivi elettronici, cresciuto dallo 0,4% al 4%.

I nuovi prodotti non hanno sostituito la dipendenza, l’hanno riconfigurata.

Tra i banchi di scuola, il problema è già presente

I numeri più preoccupanti riguardano la fascia scolastica. La sigaretta elettronica si conferma il prodotto più utilizzato: ne fa uso il 5,2 percento degli studenti tra gli 11 e i 13 anni e il 30,8 percento degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni.

Gli esperti segnalano una crescita dell’uso quotidiano e del policonsumo tra i più giovani: oltre la metà degli studenti consumatori tra gli 11 e i 13 anni- pari al 51,4% – utilizza contemporaneamente più prodotti contenenti nicotina.

In parallelo avanza anche un prodotto meno noto al grande pubblico: le bustine di nicotina, provate dal 9,1 percento dei ragazzi tra 14 e 17 anni, contro il 3,8 percento appena due anni prima.

Le indagini evidenziano inoltre un’associazione tra consumo di nicotina, maggiore frequenza di consumo di alcol e ubriacature, livelli più elevati di ansia e depressione e minore benessere psicologico. Non si tratta, insomma, di un’abitudine isolata.

Una nuova ondata globale

Il fenomeno italiano si inscrive in una tendenza planetaria. Secondo il rapporto dell’Oms Global report on trends in prevalence of tobacco use 2000–2024, il numero di persone che fanno uso di sigarette elettroniche ha superato quota 100 milioni nel mondo, di cui almeno 15 milioni sono adolescenti di età compresa tra 13 e 15 anni.

Gli adolescenti risultano nove volte più propensi degli adulti a usare e-cigarette. In Italia, anche l’uso di dispositivi a tabacco riscaldato è in rapida espansione: dallo 0,5 percento del 2018 al 4,6 percento nel 2024.

Il fenomeno riguarda sia i fumatori tradizionali, che diventano così dediti al policonsumo, sia ex fumatori e non fumatori, che si espongono ai rischi dell’inalazione delle sostanze contenute nelle sigarette elettroniche e alla dipendenza da nicotina.

Lilt Firenze: la prevenzione è lavoro quotidiano

Di fronte a questi numeri, la risposta non può essere solo normativa. Lilt Firenze documenta un modello operativo che combina interventi scolastici e percorsi di cessazione strutturati.

Nell’anno scolastico 2024-2025 sono stati raggiunti circa 500 studenti attraverso progetti dedicati alle dipendenze da nicotina. Tra le attività: programmi di peer education negli istituti Balducci di Pontassieve e Pascoli di Firenze, in collaborazione con Promozione della Salute Ausl Toscana Centro; i percorsi ViviFurbo: resta libero dal fumo negli istituti Saffi e Galileo Galilei; iniziative nei forum studenteschi.

Nell’anno scolastico in corso le attività proseguono con numeri analoghi. Un progetto significativo per la sua duplice valenza – educativa e ambientale – è la raccolta di mozziconi di sigaretta nel Quartiere 4 di Firenze, promossa con gli studenti dell’Isis Galileo Galilei per documentare concretamente l’impatto ambientale del fumo sul territorio urbano.

I gruppi di cessazione: quando i numeri parlano chiaro

Sul fronte della cessazione, i risultati di Lilt Firenze nel 2025 offrono dati di efficacia raramente documentati con questa precisione nel contesto italiano.

Nel corso dell’anno sono stati organizzati quattro gruppi per smettere di fumare – uno all’interno di un’azienda – coinvolgendo 36 partecipanti. Il tasso di cessazione ha raggiunto il 78% nei percorsi basati esclusivamente sul supporto motivazionale psicologico e l’86% nei percorsi integrati, che hanno affiancato il percorso psicologico con la somministrazione di citisina, farmaco introdotto nei protocolli Lilt Firenze dal 2024 grazie alla collaborazione con un medico specializzato.

Dati che si confermano anche nel 2026: due gruppi si sono già conclusi, uno è attualmente in corso. A questi si aggiungono incontri di sostegno aperti sia a chi ha già smesso sia a chi si avvicina per la prima volta ai servizi.

Il problema della percezione del rischio

Il nodo centrale, sul quale convergono dati nazionali ed esperienza territoriale, non è solo comportamentale: è cognitivo. Le nuove forme di consumo di nicotina – sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato, bustine – vengono percepite come sostanzialmente diverse dalla sigaretta tradizionale e quindi meno pericolose.

Questa percezione distorta è particolarmente radicata tra i più giovani, che si avvicinano ai nuovi prodotti senza aver mai fumato una sigaretta.

La prevenzione efficace – come dimostra l’esperienza Lilt – non può limitarsi a comunicare il rischio in astratto. Deve intercettare i comportamenti reali, lavorare sui meccanismi di pressione del gruppo e costruire una cultura della scelta consapevole fin dalle scuole medie, quando la finestra di esposizione si è già aperta.

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 Redazione Green Planner

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