Ebbene sì, i pappagalli si masturbano più spesso di quanto pensassimo (ma meno se sono in gabbia)



Succede spesso in salotto, senza preavviso, magari mentre qualcuno sta bevendo il caffè o cercando di fingere una normale domenica mattina. Il pappagallo sale sul posatoio, si sistema con una certa concentrazione, comincia a muoversi in modo inequivocabile e l’umano di riferimento rimane lì, a metà tra l’imbarazzo e la voglia di cercare subito “pappagallo comportamento strano” su Google. La scena può sembrare buffa, perfino un po’ scomoda. Per l’uccello, però, ha molta meno drammaticità di quanta gliene attribuiamo noi.

Un nuovo studio pubblicato su Ecology and Evolution invita proprio a cambiare sguardo: la masturbazione negli uccelli appare molto più diffusa di quanto si pensasse, riguarda maschi e femmine, compare in molte famiglie diverse e viene osservata anche negli animali selvatici. Anzi, nel lavoro le segnalazioni risultano più frequenti proprio nei selvatici rispetto agli uccelli in cattività. Tradotto senza troppi ricami: quel comportamento che molti proprietari leggono subito come segnale di stress, noia o frustrazione potrebbe essere, molto semplicemente, una parte naturale della biologia degli uccelli.

Il posatoio non ha colpe

Per anni molti proprietari di pappagalli, cocorite, calopsitte e altri uccelli domestici hanno interpretato certi comportamenti come qualcosa da bloccare in fretta. L’animale si struscia contro un ramo, un gioco, una ciotola, un tessuto, e parte subito il piccolo tribunale domestico: sarà solo, sarà annoiato, gli manca un compagno, ha bisogno di più stimoli, forse quel posatoio va tolto.

Lo studio suggerisce più calma. Il gruppo di ricerca ha raccolto quello che viene descritto come il più grande dataset finora disponibile sulla masturbazione negli uccelli, mettendo insieme letteratura scientifica, questionari rivolti a esperti, personale zoologico e veterinario, segnalazioni da comunità online, social e video. Il risultato riguarda 120 specie, distribuite in 22 gruppi di uccelli. Un campione ancora imperfetto, certo, perché dipende anche da ciò che gli umani notano, registrano e decidono di raccontare. Abbastanza grande, però, da togliere questo comportamento dall’angolo delle stranezze da salotto.

Negli uccelli la questione è anche anatomica. La maggior parte delle specie utilizza la cloaca, un’apertura comune per riproduzione, urina e feci. L’autostimolazione avviene spesso strofinando quella zona contro un oggetto, con movimenti delle ali, vocalizzi, postura del corpo e una certa applicazione. Il punto è distinguere questi gesti dalla normale pulizia, dal grattarsi o dal sistemarsi le penne. Una cosa è il piumaggio fuori posto, un’altra è il pappagallo che ha chiaramente preso un appuntamento privato con il suo trespolo.

La natura è meno pudica di noi

La parte più utile dello studio sta qui: la masturbazione negli uccelli appare in più linee evolutive e tende a raggrupparsi tra specie imparentate. I ricercatori parlano di un comportamento “filogeneticamente conservato”, cioè distribuito lungo l’albero evolutivo in modo tutt’altro che casuale. Probabilmente è comparso e scomparso più volte nel corso del tempo, seguendo strade diverse a seconda delle specie.

I maschi risultano più rappresentati nelle segnalazioni considerate affidabili: il 55% dei record maschili includeva masturbazione, contro il 36% di quelli femminili. Il divario esiste, però la presenza delle femmine conta parecchio, perché impedisce di archiviare tutto come semplice “pulizia” dello sperma vecchio o allenamento riproduttivo maschile. Anche l’età aiuta a rimescolare le carte: lo studio non trova una differenza significativa tra giovani e adulti. Quindi l’idea della prova generale prima della maturità resta troppo stretta.

I ricercatori hanno osservato anche un legame con i sistemi di accoppiamento. Le specie socialmente monogame e quelle con legami di coppia più duraturi risultano meno associate alla masturbazione, mentre le specie con accoppiamenti più multipli o meno selettivi sembrano mostrarla più spesso. Questo dato apre due piste principali. La prima riguarda lo sfogo dell’eccitazione sessuale. La seconda guarda alla riproduzione: nei maschi potrebbe avere a che fare con la qualità dello sperma o con la preparazione a un futuro accoppiamento; nelle femmine potrebbe influire su eccitazione e condizioni del tratto riproduttivo. Sono ipotesi, non verdetti scolpiti nella pietra. Gli uccelli, come spesso accade, fanno le loro cose e poi lasciano gli scienziati a inseguirli con grafici, tabelle e un certo pudore accademico.

Cosa cambia per chi vive con un pappagallo

Per chi ha un uccello in casa, la ricaduta pratica è molto concreta. Vedere il proprio pappagallo strusciarsi sul posatoio può creare imbarazzo, soprattutto quando la scena avviene davanti agli ospiti e nessuno sa più dove guardare. La reazione più immediata, però, rischia di essere quella sbagliata: sgridare, togliere subito l’oggetto, interrompere ogni volta, trasformare un comportamento naturale in un piccolo caso disciplinare.

La ricerca invita a fare un passo indietro. Se un comportamento esiste anche negli animali selvatici, diventa più difficile leggerlo automaticamente come una conseguenza della gabbia, della solitudine o della cattiva gestione domestica. Questo non significa ignorare il benessere dell’animale. Significa partire da un’altra premessa: la masturbazione negli uccelli può essere normale.

Il discorso cambia quando il comportamento diventa eccessivo, ripetitivo fino allo sfinimento, associato a irritazioni della cloaca, piccole ferite, perdita di piume, aggressività, apatia, stress evidente o alterazioni improvvise della routine. In quei casi serve un veterinario esperto in animali esotici e avicoli. Lì la leggerezza si ferma e subentra la cura vera, quella fatta di osservazione, competenza e attenzione al singolo animale.

Per tutto il resto, vale una regola più semplice: niente panico e niente vergogna trasferita sull’uccello. Il pappagallo non sta facendo uno scandalo. Sta seguendo un comportamento che la scienza comincia finalmente a studiare con meno imbarazzo e più serietà. L’umano può arrossire, certo. Il pappagallo, probabilmente, ha già voltato pagina.

Fonte: Ecology and Evolution

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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