Con la Delibera numero 914 dell’8 giugno 2026 la Regione Emilia-Romagna ha concluso l’iter avviato con l’avviso annuale per la presentazione di progetti in materia di dialetti, finanziato in base alla Legge regionale 16/2014 con risorse pari a 100.000 euro.
Gli esiti del bando
Le 62 domande complessivamente pervenute in risposta all’avviso sono state valutate secondo i criteri prestabiliti:
- la qualità della proposta e la sua coerenza con le azioni previste dalla legge regionale;
- l’innovatività del progetto e la sua capacità di innestarsi e avere ricadute nel contesto contemporaneo delle lingue locali;
- il coinvolgimento della popolazione giovanile e dei soggetti parlanti nell’ambito dello scambio tra generazioni;
- l’estensione e la ricaduta delle iniziative da realizzare sul territorio, con l’eventuale coinvolgimento di ambiti istituzionali (musei, biblioteche e archivi), artistici (spettacolo dal vivo) e accademici (università e centri di ricerca);
- la sostenibilità finanziaria, con presenza di altri apporti economici all’interno dei quali la Regione svolga un ruolo sussidiario.
Dopo la valutazione di merito sono 23 le richieste ammesse al finanziamento, 7 delle quali presentate da associazioni o enti ubicati in aree interne o montane, per un ammontare complessivo di 100mila euro che esaurisce il budget a disposizione; sono 39 le richieste non finanziate.
Per quanto riguarda la titolarità dei soggetti destinatari dei contributi: 12 sono soggetti privati (associazioni, fondazioni, istituzioni senza fine di lucro), 11 sono enti pubblici (comuni).
La distribuzione territoriale vede in testa, con la stessa quantità, le province di Bologna e Ravenna (con 5 progetti per ciascuna), seguite da quelle di Rimini (4), Reggio Emilia (3), Parma e Piacenza (2 per ciascuna), Ferrara e Forlì-Cesena (1 per ciascuna).
Le azioni messe in cantiere
Le azioni messe in cantiere mirano soprattutto a realizzare manifestazioni, spettacoli e produzioni artistiche, editoriali e multimediali: le attività di questo tipo sono 36 (60% del totale); seguono quelle di tipo didattico e intergenerazionale con 18 iniziative (30%), infine gli studi e le ricerche con 6 (10%).
Tutte le proposte descrivono il dialetto soprattutto come patrimonio culturale vivo, non solo come memoria del passato o espressione folklorica. Un elemento trasversale è la forte attenzione alla trasmissione tra le generazioni, con il coinvolgimento ricorrente di giovani, studentesse e studenti accanto a persone anziane, parlanti nativi e comunità locali. In molti casi il dialetto viene inoltre valorizzato come leva di identità territoriale e di coesione comunitaria, con l’obiettivo di rafforzare la partecipazione della cittadinanza e il legame con i luoghi.
I formati progettuali più ricorrenti comprendono teatro e performance, musica e canto, raccolta e restituzione di memorie orali, pubblicazioni e prodotti editoriali, documentazione audiovisiva, oltre alla realizzazione di archivi, atlanti, glossari e mappe.
Sono particolarmente presenti attività di laboratorio e didattica, spesso realizzate in collaborazione con scuole, biblioteche, musei, associazioni e centri culturali. Ma accanto ai contenuti più tradizionali emerge con frequenza la commistione tra linguaggi arcaici e contemporanei: una contaminazione che si traduce in podcast, video, documentari, archivi digitali, mappe interattive, QR code, social media, applicazioni e altri strumenti multimediali.
I progetti selezionati
Si elencano, in ordine di graduatoria, tutti i progetti finanziati e i soggetti che li propongono:
- “A sôn mi. Parole d’Appennino” / Compagnia teatrale Non Solo Ragionieri, Castiglione dei Pepoli (Bologna);
- “Propri te!” / Urban Fabrica, Ravenna;
- “A Piaseinza sum fatt acsé. Antropologia piacentina attraverso il dialetto” / Comune di Calendasco (Piacenza);
- “Dialetto senza confini” / Comune di Borgonovo Val Tidone (Piacenza);
- “Vot ch’a t’la cunta o vot ch’a t’la canta? Narrazioni dialettali” / Comune di San Martino in Rio (Reggio Emilia);
- “RiscopriAmo la Romagna. Festival della cultura romagnola – Seconda edizione” / Associazione Primola, Imola (Bologna);
- “Te lo dico io! (Ataldegmé). Educazione digitale e cyber-dialetto bolognese” / Comune di Pianoro (Bologna);
- “Na canzån par tòt – Volume 2” / Associazione Senzaspine, Bologna;
- “Lingua viva. Percorsi teatrali e narrativi nel dialetto romagnolo” / Comune di Russi (Ravenna);
- “Mo Co’ Dit: app opensource per la salvaguardia e la diffusione del dialetto parmigiano” / Associazione Fuorifuoco, Parma;
- “Dalla voce degli anziani – Terza edizione. Alla scoperta delle creature misteriose del nostro Appennino” / Associazione Bontà dell’Appennino, Solignano (Parma);
- “Nèca mè! Il dialetto non passa mai di moda” / Comune di Cervia (Ravenna);
- “Zénta tra i banchi: esplorare il dialetto tra voce, suono e identità” / Associazione Musica di Seta, Rimini;
- “Ciô. Un podcast sul dialetto romagnolo” / Comune di Castel Bolognese (Ravenna);
- “Impariamo il dialetto – Seconda edizione” / Comune di Rio Saliceto (Reggio Emilia);
- “Radici sonore – Suoni che raccontano Storie” / Comune di Comacchio (Ferrara);
- “Formelle parlanti” / Comune di Vergato (Bologna);
- “Certe cose succedono solo in dialetto” / Fondazione Culture Santarcangelo, Rimini;
- “Radiodrammi di Romagna 2026: Amareina!” / Associazione Città Teatro, Riccione (Rimini);
- “Raïs – Radici e Dialetto” / Associazione La Marmacola, Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia);
- “Gli intermezzi semidialettali romagnoli del Settecento” / Comune di Verucchio (Rimini);
- “La vôsa de’ Rônc. Parole antiche per un paesaggio vivo” / Associazione Spazi Indecisi, Forlì (Forlì-Cesena);
- “Sinfonie di Romagna. Il Piccolo Principe e Lo Schiaccianoci tra spartito sinfonico e identità dialettale” / Società cooperativa La Corelli, Ravenna.
L’avviso pubblicato online riporta la graduatoria completa, con l’indicazione dei contributi assegnati ai progetti promossi. Per ulteriori informazioni: Dialetti@regione.emilia-romagna.it.
Approfondimenti
Avviso per la presentazione di progetti in materia di dialetti – Anno 2026
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