Albicocco, cura e coltivazione – Cose di Casa


  • L’albicocco è un piccolo albero dalla chioma rotonda capace di raggiungere, in media, altezze fino a 6 metri.
  • Le stagionalità di raccolta dei frutti di albicocco sono maggio, giugno, luglio a seconda delle varietà.
  • I fiori di albicocco sono ermafroditi, con calice rossastro, leggermente peloso, a forma di coppa.
  • L’albicocco emette i fiori prima della comparsa delle foglie.
  • Il frutto dell’albicocco è una drupa sferica dalla superficie vellutata e colore sfumato da giallo a rosso-arancio.

L’albicocco non è solo una generosa pianta da frutto, ma un vero e proprio elemento di spicco per il design di un giardino, grazie a un’evoluzione stagionale affascinante che muta radicalmente l’aspetto del paesaggio.

L’aspetto botanico e la struttura della chioma

Se lasciato sviluppare secondo la sua postura naturale (senza interventi di potatura particolari), l’albicocco assume un portamento espanso e armonioso, strutturando una chioma globosa, tondeggiante e densa.

Nei rami giovani, la corteccia si presenta liscia, lucida e dalle calde sfumature bruno-rossastre, mentre sul tronco degli esemplari adulti diventa scura, fessurata e rugosa, donando alla pianta un aspetto scultoreo. 

Le foglie hanno una forma elegantemente cuoriforme o ovata, con i margini finemente seghettati e un lungo picciolo spesso tinto di rosso. Durante la primavera e l’estate la chioma è di un verde intenso e brillante.

Prima di spogliarsi per l’inverno, l’albero offre uno spettacolo cromatico straordinario: le foglie virano progressivamente dal verde a calde tonalità dorate, arancioni e rossi fiammanti, trasformando l’albero in un punto focale del giardino autunnale.

L’albicocco è un albero di taglia medio-contenuta che non crea ombra eccessiva né soffoca la vegetazione circostante. Inoltre, il suo apparato radicale è profondo ma non invasivo: non solleva camminamenti e non danneggia i muri perimetrali, il che lo rende ideale anche per piccoli spazi o per la coltivazione in grandi vasi sui terrazzi.

L’albicocco, originario delle fredde regioni settentrionali della Cina dove cresce ancora allo stato selvatico, è il primo tra i grandi fruttiferi a risvegliarsi. A fine inverno, quando il resto della natura è ancora addormentato e i rami sono completamente spogli, l’albicocco si copre di una nuvola di fiori grandi e vistosi. Sbocciano singoli o accoppiati, specialmente sui corti rametti produttivi (i dardi), sfoggiando petali arrotondati di colore bianco candido o delicatamente sfumati di rosa.

Questa fioritura anticipa quella di pruni, peschi e ciliegi ed è piuttosto duratura. Tuttavia, la sua precocità è un’arma a doppio taglio: sebbene l’albero sia estremamente resistente al freddo invernale (sopporta temperature ben sotto lo zero), i fiori e i piccolissimi frutticini appena formati temono le gelate tardive, le nevicate marzoline e i violenti acquazzoni freddi. Se il gelo distrugge i fiori, il raccolto dell’anno è irrimediabilmente perduto. Per questa ragione, l’albicocco prospera al meglio nelle regioni del Sud Italia o in zone collinari protette dalle nebbie e dalle gelate di fondo valle.

La stragrande maggioranza delle varietà di albicocco è autofertile. Significa che il polline di un fiore è in grado di fecondare i fiori dello stesso albero. Grazie al prezioso lavoro delle api e degli insetti pronubi, non è necessario piantare una seconda varietà impollinatrice. Questa caratteristica lo rende perfetto come albero singolo in giardino, capace di adempiere a un doppio ruolo: regalare ottimi frutti e decorare lo spazio verde.

Regole per la coltivazione e la manutenzione

Per mantenere l’albicocco sano, vigoroso e con una chioma esteticamente impeccabile, vanno seguite alcune precise linee guida colturali. Per prima cosa, richiede un’esposizione in pieno sole e il suolo perfetto deve essere profondo, fertile, sciolto (leggero) e ben drenato, con un pH neutro (tra 6,5 e 7,5). La pianta soffre terribilmente i ristagni d’acqua.

Le annaffiature vanno limitate ai soli periodi di prolungata siccità estiva. In estate, per sostenere la pianta dopo lo sforzo produttivo, è utile distribuire circa 500 grammi di un concime specifico ricco di potassio, l’elemento che stimola la dolcezza dei frutti e irrobustisce i tessuti legnosi.

La potatura, essenziale, si effettua principalmente durante il riposo vegetativo (autunno-inverno) e consiste nel rimuovere i rami secchi, spezzati o malati e nell’alleggerire il centro della chioma per far passare luce e aria. Vanno eliminati i succhioni (i rami verticali vigorosi che non producono ma sottraggono energia) e spuntati i rami produttivi troppo lunghi.

Una potatura eseguita a regola d’arte fa circolare l’aria tra le foglie, azzerando l’umidità interna e prevenendo così le infezioni fungine come la pericolosa monilia. Infine, in primavera, rimuovere manualmente i frutti in eccesso garantisce albicocche più grandi, saporite e di qualità superiore.

Fioritura

L’albicocco fiorisce alla fine dell’inverno, in un periodo compreso tra l’inizio di marzo e l’inizio di aprile (nelle regioni del Sud Italia o in posizioni particolarmente riparate può iniziare già a metà febbraio).

La caratteristica principale di questa fioritura è la sua precocità: l’albicocco è infatti uno dei primissimi alberi da frutto a risvegliarsi dal riposo invernale, anticipando nettamente piante come il pesco, il ciliegio e il susino.

I fiori sbocciano prima che spuntino le foglie: i rami, ancora completamente spogli e grigi, si coprono improvvisamente di una spettacolare nuvola di fiori bianchi o rosati. È una fioritura piuttosto persistente, che può durare anche 2-3 settimane se il clima si mantiene fresco e stabile.

Proprio perché avviene così presto, però, la fioritura corre ogni anno il rischio di essere colpita dalle gelate tardive di inizio primavera. Se la temperatura scende sotto lo zero quando i fiori sono aperti (o quando si sono appena formati i piccoli frutti), questi si bruciano e cadono, azzerando il raccolto dell’anno.

Commestibilità

Tossicità

I semi di albicocca contengono amigdalina, un composto chimico che l’organismo umano trasforma in cianuro dopo l’ingestione.

Le armelline possono essere “dolci” o “amare” a seconda della varietà. Sebbene quelle amare vengano usate in piccolissime dosi nell’industria alimentare per dare il tipico profumo ai liquori (come l’Amaretto) o ai biscotti amaretti, mangiare i semi crudi ed estratti dal nocciolo è pericoloso e può causare gravi avvelenamenti. 

Riproduzione

La riproduzione dell’albicocco avviene generalmente tramite la pratica dell’innesto, a gemma dormiente o a spacco in primavera, ma non è l’unico metodo possibile.

Innesto

L’innesto consiste nell’unire un ramo della varietà desiderata con una pianta selvatica o più resistente (il portainnesto).

L’albicocco risponde benissimo a due tipi di innesto:

  1. Innesto a gemma dormiente (agosto/settembre): si preleva una singola gemma dalla pianta madre e la si inserisce in un taglio a “T” sulla corteccia del portainnesto
  2. Innesto a spacco (febbraio/marzo): si inserisce un rametto con 2 o 3 gemme direttamente nel tronco tagliato del portainnesto prima che la pianta si risvegli dal riposo invernale.

Si consiglia di usare Prunus cerasifera come portainnesto per l’albicocco. Si adatta a quasi tutti i tipi di terreno e rende l’albicocco molto più resistente alle malattie radicali.

Talea 

Sebbene la percentuale di successo non sia altissima, questo metodo è assolutamente fattibile.

  1. A fine autunno/inizio inverno, tagliare un ramo giovane (di un anno), sano e vigoroso, lungo circa 20-25 cm. Il taglio inferiore deve essere netto e subito sotto un nodo
  2. Rimuovere le foglie inferiori e intingere la base del rametto in un ormone radicante (in polvere o liquido). Questo passaggio aumenta drasticamente le probabilità di successo
  3. Inserire la talea in un vaso con un mix di torba e sabbia (o perlite) per garantire il drenaggio, mantenere il terreno costantemente umido (ma non inzuppato) e porre il vaso in un luogo riparato dal gelo, luminoso ma senza sole diretto.

Chi vuole, può provare a piantare il seme di albicocco, tenendo però presente che la nuova pianta non possiederà le caratteristiche di quella madre .

I semi di albicocco hanno bisogno di subire il freddo per attivarsi (un processo chiamato stratificazione). Vanno puliti bene in estate, lasciati asciugare e poi, in tardo autunno, piantati in un vaso all’aperto lasciando che l’inverno faccia il suo corso. In primavera spunterà il germoglio.

Semi

Quando si parla del seme dell’albicocca, in realtà occorre distinguere tra l’involucro esterno che si trova mangiando il frutto e il seme vero e proprio nascosto all’interno. L’albicocca è infatti una drupa (un frutto carnoso con nocciolo legnoso).

Il guscio esterno (l’endocarpo) è la parte legnosa che tutti chiamiamo comunemente “nocciolo”. La forma è ovoidale, leggermente schiacciata ai lati, di un colore che varia dal beige chiaro al marrone ambrato.

A differenza del nocciolo rugoso e solcato della pesca, quello dell’albicocca è piuttosto liscio, percorso solo da una cresta rigida e tagliente su uno dei bordi laterali.

Se si rompe il guscio legnoso con un colpo di martello o uno schiaccianoci, si scopre il seme interno vero e proprio, chiamato in gastronomia e botanica armellina.

Questo assomiglia in modo sorprendente a una mandorla, ma è leggermente più piccola, più sferica al centro e decisamente più tondeggiante. È avvolto da una sottile pellicina marrone chiaro e rugosa, mentre l’interno del seme è di colore bianco latte.

Informazioni e curiosità

Chi decide di coltivare l’albicocco, deve tenere conto di un aspetto biologico fondamentale: non è un albero molto longevo. La sua vita media è più breve rispetto a quella di altri fruttiferi, e questo ciclo vitale viene spesso accelerato dagli stessi interventi umani. Per stimolare la pianta a produrre sempre nuovi rami fruttiferi, si è costretti a effettuare potature di rinnovo piuttosto energiche; sebbene necessarie, queste ferite ripetute indeboliscono i tessuti nel lungo periodo e ne riducono l’aspettativa di vita.

Quindi, se l’obiettivo è avere una produzione costante e generosa di albicocche anno dopo anno, la strategia migliore è la rotazione. Non piantare tutti gli alberi contemporaneamente, ma mettere a dimora due nuove piante ogni cinque anni. In questo modo, quando gli alberi più vecchi inizieranno a deperire, i giovani saranno già nel pieno della loro produzione.

Guida alla scelta del portinnesto

Il portinnesto non è solo la radice della pianta, ma funge da vero e proprio “motore” e “filtro” tra l’albero e il suolo. Scegliere quello giusto significa adattare l’albicocco al tipo di terra del giardino e decidere quanto a lungo vivrà.

1. Innesto su pesco (Prunus persica)

È l’opzione commerciale più comune, pensata per chi vuole massimizzare la produzione in tempi brevi, accettando però un ciclo vitale più corto (è il portinnesto meno duraturo).

Rende l’albero di taglia contenuta (più facile da potare e raccogliere) e lo spinge a produrre frutti già nei primissimi anni di vita.

Richiede terreni sciolti, leggeri, sabbiosi e assolutamente privi di calcare (che causerebbe ingiallimento delle foglie o clorosi).

2. Innesto su mirabolano (Prunus cerasifera)

Rappresenta il perfetto compromesso tra resistenza, adattabilità e durata nel tempo, ed è l’alleato ideale per i giardini domestici con suoli difficili.

Dona alla pianta un’ottima vigoria e una spiccata tolleranza alle avversità ambientali ed è la scelta perfetta se si ha una terra argillosa, pesante o compatta, capace di tollerare anche periodi di siccità e suoli tendenzialmente asciutti.

Il mirabolano garantisce una vita produttiva che oscilla felicemente tra i 20 e i 30 anni.

3. Innesto su franco da seme (Albicocco selvatico)

È la scelta “naturale”, ideale per chi cerca la massima stabilità e vuole un albero imponente che duri per generazioni.

Sviluppa un apparato radicale profondo ed estremamente vigoroso e garantisce la perfetta affinità d’innesto, riducendo i rischi di rigetto.

Tollera molto bene la presenza di calcare nel terreno, ma ha un grande punto debole: è estremamente sensibile ai ristagni idrici. Se la terra non drena e l’acqua ristagna, le radici marciscono rapidamente.

Coltivazione

VasoPiena Terra

La coltivazione dell’albicocco è possibile anche in vaso, purché di dimensioni sufficientemente ampie, anche se la pianta non raggiungerà le dimensioni e lo sviluppo di quelle coltivate in piena terra.

Collocazione

InternoEsterno

Come tutti gli alberi da frutto, l’albicocco si coltiva all’esterno.

Concimazione

Per coltivare con successo l’albicocco, uno dei momenti più strategici dell’anno è l’estate, in particolare il periodo subito dopo la raccolta dei frutti.

È proprio in questa fase, tra la fine di luglio e agosto, che la pianta smette di spendere energie per la maturazione delle albicocche e inizia a procurarsi i nutrienti per l’anno successivo. Per sostenere questo processo, si distribuisce circa mezzo chilogrammo di un fertilizzante minerale complesso, preferendo un prodotto nettamente bilanciato a favore del potassio, con un rapporto in cui l’azoto e il fosforo sono presenti in parti uguali e il potassio è quasi raddoppiato (indicativamente con un rapporto N-P-K di 1:1:1,5-2).

Questa specifica formula risponde a precise esigenze biochimiche dell’albero. Una buona nutrizione minerale somministrata a fine estate, caratterizzata da limitate quantità di azoto, favorisce infatti l’accumulo di sostanze di riserva nei tessuti legnosi e nelle radici, migliorando drasticamente la resistenza al freddo della pianta.

Il potassio agisce come un vero e proprio “antigelo” naturale: aumenta la concentrazione di zuccheri e sali all’interno della linfa, abbassandone il punto di congelamento e impedendo al gelo invernale di spaccare i vasi conduttori del legno. Al contrario, limitare l’azoto in questo periodo è fondamentale per evitare che l’albero subisca un risveglio vegetativo tardivo. Un eccesso di azoto stimolerebbe la nascita di nuovi teneri germogli che, non facendo in tempo a lignificare prima dell’inverno, morirebbero al primo gelo, aprendo la strada a pericolose infezioni fungine o batteriche come il cancro rameale.

Inoltre, poiché l’albicocco è un albero a fioritura molto precoce, in primavera si risveglia quando il terreno è ancora freddo e le radici sono troppo intorpidite per assorbire nutrienti dal suolo. I primi fiori e le nuove foglie si svilupperanno quindi esclusivamente grazie alle scorte di fosforo e potassio accumulate grazie alla concimazione estiva precedente.

Per applicare questa tecnica sul campo, il mezzo chilogrammo di concime granulare (dose ideale per una pianta adulta) non va gettato vicino al tronco, ma distribuito uniformemente sul terreno in corrispondenza della proiezione della chioma, dove si concentrano le radici più giovani e ricettive.

Infine, per permettere ai granuli di sciogliersi e penetrare nel terreno, è indispensabile far seguire alla distribuzione una generosa irrigazione. Per completare il ciclo nutritivo e mantenere il suolo vitale, a questa concimazione minerale estiva farà poi seguito, in tardo autunno, una ricca spanditura di letame maturo o compost.

Esposizione e luce

L’albicocco ha bisogno di una posizione riparata e calda, sempre in pieno sole. Nelle regioni del Nord Italia, e in alta collina, prediligere un luogo vicino a un muro a secco, così che questo possa riverberare il calore.

Annaffiatura

L’irrigazione dell’albicocco varia moltissimo in base all’età della pianta e alla stagione. Questa pianta teme i ristagni idrici (che possono far marcire le radici) molto più della siccità, quindi è sempre meglio bagnare a fondo ma raramente, piuttosto che poco e spesso.

Quando annaffiare

Le piante giovani (primi 2-3 anni) hanno un apparato radicale ancora superficiale, per cui vanno bagnate regolarmente da maggio a settembre, all’incirca ogni 7-10 giorni in assenza di piogge.

Le piante adulte, invece, sono molto resistenti alla siccità grazie a radici profonde. Hanno bisogno di acqua quasi esclusivamente in due momenti critici: durante la fioritura/allegagione (quando si formano i piccoli frutti in primavera) e durante l’ingrossamento dei frutti (in estate, prima della raccolta). Se non piove, un’irrigazione profonda ogni 2-3 settimane in questi periodi è sufficiente.

In autunno e inverno le annaffiature vanno sospese completamente. La pianta va in riposo vegetativo e le piogge stagionali sono più che sufficienti.

Si consiglia di annaffiare sempre la mattina presto o la sera tardi, per evitare lo shock termico alle radici e ridurre l’evaporazione dell’acqua.

Quanto annaffiare

Il segreto è bagnare la terra in profondità, non solo in superficie.

  • Per una pianta giovane, servono circa 15-20 litri d’acqua a ogni intervento
  • Per una pianta adulta, possono servire dai 40 ai 60 litri d’acqua, distribuiti lentamente in modo che il terreno si impregni fino a 40-50 cm di profondità.

L’acqua va distribuita sulla proiezione della chioma (la zona d’ombra della pianta) e mai direttamente sul tronco, per prevenire lo sviluppo di funghi dannosi. L’ideale è utilizzare un sistema a goccia o lasciare scorrere l’acqua lentamente alla base.

Potatura

L’albicocco è un albero da frutto caratterizzato da una naturale tendenza all’alternanza di produzione. Questo fenomeno fa sì che ad annate di raccolti abbondanti (carica) seguano spontaneamente annate di raccolti scarsi (scarica). Il motivo è fisiologico: un carico eccessivo di frutti assorbe la quasi totalità delle energie della pianta, impedendole di differenziare un numero sufficiente di gemme a fiore per la primavera successiva.

Per contrastare questo ciclo altalenante e stabilizzare la produzione, la potatura deve essere modulata anno per anno in base allo stato della pianta.

  1. Dopo un anno di scarica (alta presenza di gemme): quando la pianta si presenta ricca di potenziali fiori, è necessario intervenire drasticamente eliminando circa il 50% delle gemme a fiore. Questo sfoltimento previene il sovraccarico, garantisce frutti più grandi e preserva le energie dell’albero per l’anno successivo
  2. Dopo un anno di carica (poche gemme): se la pianta mostra pochi bottoni fiorali, la potatura dei rami produttivi deve essere estremamente leggera o persino azzerata, salvaguardando ogni singolo potenziale frutto.

Una delle sfide principali nella potatura dell’albicocco è la distinzione morfologica delle gemme, che a un occhio inesperto possono apparire identiche. Saperle accorciare o preservare è fondamentale: le gemme a legno daranno origine alla nuova vegetazione (rami e foglie) e sono generalmente più affusolate e appuntite; le gemme a fiore daranno origine ai frutti e hanno una forma più tonda e globosa.

Per non sbagliare, ci si basa sulla loro posizione geometrica lungo i rami di un anno:

  1. In punta (zona apicale): le gemme a fiore si concentrano soprattutto nella parte terminale del ramo
  2. Al centro (zona mediana): è frequente trovare le cosiddette “gemme triple”. Si tratta di gruppi di tre gemme in cui quella centrale è a legno (genererà la foglia che nutrirà il frutto), affiancata da due gemme a fiore laterali.

La potatura invernale da sola potrebbe non bastare. Per ottenere un risultato ottimale, in primavera è indispensabile eseguire il diradamento manuale dei frutticini.

Non appena i piccoli albicocchi sono chiaramente visibili e stabili sulla pianta, vanno diradati lasciando un solo frutto ogni 8 centimetri circa di ramo.

Quest’opera di selezione permette di:

  1. Migliorare la pezzatura e la qualità: i frutti rimasti riceveranno più linfa, diventando più grandi, dolci e succosi
  2. Garantire la salute della pianta: evita la rottura dei rami per il peso eccessivo
  3. Interrompere l’alternanza: consente alla pianta di conservare le risorse nutritive necessarie a sviluppare le gemme per l’anno a venire, assicurando un raccolto costante nel tempo.

Rinvaso e trapianto

Il trapianto e il rinvaso dell’albicocco sono due operazioni delicate ma essenziali per dare alla pianta lo slancio necessario a crescere forte.

Il periodo ideale in assoluto è il riposo vegetativo (da novembre a febbraio), evitando i giorni di gelo intenso. In questo momento l’albero “dorme”, non ha foglie e lo shock da trapianto è ridotto al minimo.

Trapianto in piena terra

Questa procedura si applica sia se è stata acquistata una pianta a “radice nuda” (senza terra attorno alle radici), sia se si vuole spostare un albicocco dal vaso al giardino.

  1. Scavare una buca ampia, idealmente il doppio del volume del vaso o dell’apparato radicale (almeno 60×60 cm) e lavorare bene il fondo per renderlo soffice
  2. Mettere sul fondo uno strato di argilla espansa o ghiaia per favorire il drenaggio (l’albicocco teme i ristagni), seguito da uno strato di terriccio miscelato con compost o letame ben maturo. Coprire il concime con un velo di terra semplice per non bruciare le radici a contatto diretto
  3. Inserire la pianta nella buca facendo attenzione che il colletto (la zona dove il fusto incontra le radici) e il punto di innesto (la “cicatrice” rigonfia sul tronco) rimangano sopra il livello del terreno, mai interrati, altrimenti la pianta rischia di marcire o deperire
  4. Riempire la buca con la terra rimanente pressando leggermente con i piedi per eliminare sacche d’aria. Creare una leggera “conca” attorno al tronco e annaffiare abbondantemente (almeno 15-20 litri d’acqua) per compattare il terreno.

Rinvaso

Chi coltiva l’albicocco in balcone o terrazzo, dovrà rinvasarlo ogni 2 o 3 anni in un contenitore progressivamente più grande.

  1. Scegliere un vaso che sia più grande del precedente di almeno 10-15 cm di diametro. Prediligere inoltre vasi in terracotta (traspirano meglio) e assicurarsi che abbiano fori di drenaggio efficienti sul fondo
  2. Posizionare sul fondo del nuovo vaso 3-5 cm di argilla espansa o cocci: l’albicocco è sensibilissimo ai marciumi radicali causati dall’acqua stagnante nel sottovaso
  3. Usare una miscela di terriccio universale di ottima qualità (70%) e sabbia di fiume o perlite (30%) per garantire che l’acqua defluisca rapidamente. Aggiungere una manciata di concime organico a lenta cessione (come stallatico pellettato)
  4. Estrarre delicatamente l’albicocco dal vecchio vaso; se le radici sono molto fitte e “spiralizzate” sul fondo, allargarle delicatamente con le dita per stimolarle a esplorare la nuova terra. Posizionare la pianta al centro del nuovo vaso, riempire i lati con il terriccio, pressare leggermente e irrigare a fondo.

Subito dopo il trapianto o il rinvaso, tenere la pianta in una zona luminosa ma riparata dai venti forti per le prime due settimane, assicurandosi che il terreno rimanga umido ma mai inzuppato.

Terriccio

Il terreno ideale per il trapianto e la crescita dell’albicocco deve essere ben drenato, profondo, mediamente fertile, sciolto, a pH neutro compreso fra 6,5 e 7,5. Nella pratica, l’albero mostra comunque una buona capacità di adattamento e solo i terreni con ristagno idrico, umidi e freddi ne arrestano lo sviluppo.

Ubicazione stagionale

Spesso si è portati a pensare che l’albicocco si presti a essere coltivato solo in pianura e preferibilmente al centro-sud perché poco resistente al freddo. In realtà, l’albicocco può essere considerato una pianta rustica, resistente al freddo dell’inverno (sopporta temperature inferiori a –20°C), tanto da essere diffuso anche oltre i 1.000 metri d’altezza.

La resistenza al freddo si perde con la ripresa vegetativa. Tanto più la pianta è in stadio vegetativo avanzato e tanto più è sensibile al freddo, così che abbassamenti tardivi della temperatura, di pochi gradi sotto lo zero e per poche ore, possono arrecare danni gravi, specie se è già avvenuta l’emissione delle foglie.

Raccolta

Il periodo di raccolta delle albicocche spazia da maggio a luglio, variando in base alla specifica tipologia. La loro silhouette è tendenzialmente sferica, anche se, sempre in relazione alla varietà presa in esame, può presentarsi lievemente squadrata o slanciata, mostrando una scanalatura mediana che può essere più o meno marcata.

La superficie esterna è caratterizzata da una peluria impercettibile che regala una gradevole sensazione di morbidezza quando la si sfiora. Il suo colore muta sia in base alla cultivar sia a seconda di quanto il frutto sia stato esposto ai raggi solari: la gamma cromatica spazia dal giallo tenue fino a un arancione brillante, presentando persino note cromatiche più cariche — che virano dal rosa al rosso acceso — sul lato che ha ricevuto una maggiore illuminazione.

Una volta raggiunto il perfetto grado di maturazione, la polpa deve mantenere una buona compattezza, una qualità indispensabile per riuscire a dividere il frutto in due parti distinte evitando che si sfaldi; si dimostra inoltre ricca di gusto, gradevolmente aromatica e intensamente profumata.

Nel momento in cui lo si apre, al suo interno deve trovarsi un osso (questo il termine scientifico per indicare il nocciolo delle drupe) ben nitido, al quale la polpa rimane legata soltanto attraverso sottili filamenti fibrosi.

Immediatamente dopo essere state staccate dall’albero, le albicocche tendono a deteriorarsi rapidamente; di conseguenza, è necessario mangiarle nel giro di pochissimo tempo, in alternativa, si può optare per la loro lavorazione così da ricavarne succhi di frutta, gelatine o confetture.

Malattia e cure

L’albicocco è una pianta particolarmente sensibili agli attacchi di funghi e insetti. Le infezioni si sviluppano soprattutto nei climi umidi e piovosi della primavera.

Le patologie dell’albicocco si dividono in due grandi categorie: malattie fungine e parassiti.

Malattie fungine 

Monilia (Monilinia laxa e fructigena)

È in assoluto la malattia più devastante per l’albicocco e colpisce i fiori in primavera e i frutti vicini alla maturazione.

I fiori appassiscono improvvisamente sulla pianta e i rametti disseccano, mentre sui frutti compaiono macchie che si coprono rapidamente di cuscinetti di muffa grigio-brunastra. I frutti colpiti spesso avvizziscono e si induriscono, rimanendo attaccati all’albero come “mummuficati”.

Per curare la pianta, eliminare e bruciare immediatamente i rami secchi e i frutti mummificati per bloccare il contagio. A livello biologico si interviene in fioritura con trattamenti a base di Bacillus subtilis o Bacillus amyloliquefaciens (batteri antagonisti naturali). Subito dopo le piogge primaverili si può usare anche il polisolfuro di calcio.

Corineo 

Si tratta di un fungo molto comune che attacca foglie, rami e frutti, compromettendo la capacità della pianta di fare fotosintesi.

Sulle foglie compaiono piccolissime macchie rosso-violacee. Successivamente la parte colpita si secca e cade, lasciando la foglia completamente bucherellata; sui rami si formano fessure da cui trasuda un liquido gommoso, mentre i frutti presentano piccole incrostazioni scure.

La prevenzione è fondamentale e si esegue con trattamenti a base di prodotti rameici (come la poltiglia bordolese) subito dopo la caduta delle foglie in autunno e a fine inverno prima dell’apertura delle gemme. In stagione, per asciugare l’umidità, è possibile irrorare la chioma con polvere di roccia (zeolite cubana).

Oidio o mal bianco

Si sviluppa soprattutto in condizioni di caldo-umido o persino di siccità atmosferica.

Foglie e germogli si coprono di una caratteristica polverina bianco-grigiastra simile a gesso; le foglie si arricciano e cadono, mentre i frutti sviluppano chiazze coriacee e sugherose.

L’oidio si combatte efficacemente usando lo zolfo (in polvere o bagnabile) o spruzzando soluzioni a base di bicarbonato di potassio, che altera il pH sulla superficie fogliare bloccando il fungo.

Parassiti

Afidi 

Sono piccoli insetti che colonizzano la pagina inferiore delle foglie in primavera.

In caso di infestazione, le foglie si accartocciano, ingialliscono e i germogli smettono di crescere. Gli afidi poi producono la melata, una sostanza appiccicosa che attira le formiche e favorisce la fumaggine (un fungo nero che copre le foglie).

Gli afidi vanno trattati ai primi sintomi con sapone molle di potassio o olio di neem, che soffocano gli insetti in modo naturale senza danneggiare l’ambiente. A livello preventivo, evitare l’eccesso di concimi azotati, che rendono i tessuti della pianta troppo teneri e invitanti per i parassiti.

Tignola orientale del pesco (Grapholita molesta)

Si tratta di una piccola farfalla la cui larva è il classico “verme dell’albicocca”.

In primavera le larve scavano gallerie nei germogli teneri facendoli piegare e seccare. In estate penetrano nei frutti vicino al picciolo, facendoli marcire dall’interno e cadere precocemente.

Si consiglia di installare trappole a feromoni per monitorare i voli degli adulti e, in caso di attacco, intervenire biologicamente spruzzando prodotti a base di Bacillus thuringiensis, un batterio innocuo per l’uomo ma letale per le larve dei lepidotteri.

Si tenga presente che la miglior difesa da tutte queste malattie è la gestione agronomica: potare l’albicocco per mantenere la chioma aperta e ben arieggiata (il vento asciuga l’umidità che piace ai funghi), irrigare sempre solo a terra (mai bagnare le foglie con irrigatori a pioggia) e disinfettare le forbici da potatura quando si passa da una pianta all’altra.


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 Serena Porchera

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