Il Governo stabilisce le regole di utilizzo dell’intelligenza artificiale


All’inizio era solo una serie Tv del 2011, capolavoro di Jonathan Nolan, Person of Interest, che portava sul piccolo schermo l’idea di una “macchina” che, avendo accesso a banche dati e flussi video era in grado di fornire informazioni per prevenire atti terroristici e altri crimini. Ora la realtà attualizza l’immaginazione dell’autore statunitense, e accade in Italia con il pacchetto attuativo in materia di intelligenza artificiale approvato da Palazzo Chigi, che si prefigge, tra le varie materie trattate, di disciplinare l’utilizzo dell’Ia da parte delle forze dell’ordine. Quello varato dall’esecutivo è un sistema normativo organico che ha come obiettivo di fondo quello di «promuovere l’innovazione» e «governarla dentro una cornice antropocentrica».

La linea comune della misura è tenere insieme crescita e garanzie con competenze diffuse attraverso formazione mirata sin da quella scolastica e quindi in base agli specifici settori come la «tutela della persona nei rapporti di lavoro, accesso effettivo alla giustizia in caso di danno, presidi penali per le violazioni più gravi, autorità coordinate e investimenti capaci di far nascere un sistema nazionale competitivo e sicuro». E proprio per quanto riguarda il tema della Sicurezza, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha affermato che l’obiettivo di questo provvedimento «è mettere a disposizione delle forze di polizia le funzionalità più avanzate, al fine di migliorare l’efficienza delle loro attività» identificando nell’Ia un «importante strumento di supporto all’azione di polizia, senza mai sostituire il ruolo e le decisioni umane. L’intero provvedimento è permeato da questo principio».

«Ogni utilizzo dell’Intelligenza artificiale per la sicurezza – ha spiegato il titolare del Viminale – deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata. Inoltre, deve garantire la tutela dei dati personali e sensibili. L’Ia costituisce uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato: le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano. Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di “Grande Fratello” generalizzato, è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche».

Il ministro dell’Interno ha chiarito che l’applicazione dei sistemi intelligenti avverrà in base alla cronologia dei reati e alle contingenze d’ordine pubblico: ex ante «in caso di pericolo e minaccia legati a condizioni come terrorismo o per la ricerca di persone scomparse o vittime di tratta», con l’identificazione biometrica remota in tempo reale subordinata a eccezionali autorizzazioni. Per l’attivazione di questo tipo di attività di sorveglianza non sarà sufficiente una determinazione autonoma o discrezionale degli uffici di polizia, ma sarà necessario un flusso rigido che include una richiesta formale e motivata da parte del questore della provincia interessata, un’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, la redazione preventiva di una dettagliata valutazione di impatto sui diritti fondamentali e la notifica immediata al Garante per la protezione dei dati personali.

Nella fase ex post, quindi per le attività investigative avviate a seguito del reato, l’impiego dell’intelligenza artificiale sarà centrato sui sistemi di riconoscimento facciale, sull’elaborazione delle immagini catturate dai circuiti di videosorveglianza e sulla verifica dell’identità attraverso i dati biometrici già legittimamente acquisiti.
Restano i vincoli informatici e temporali inderogabili per prevenire abusi e trattamenti illeciti. A partire dai tempi di conservazione dei dati: quelli biometrici grezzi ed elaborati utilizzati per i confronti algoritmici possono essere conservati nei sistemi per un periodo massimo e perentorio di 7 giorni, decorso il quale scatta l’obbligo di cancellazione automatica e irreversibile. Mentre i registri elettronici che attestano ogni singola operazione di accesso rimarranno conservati per 5 anni, e saranno costantemente a disposizione dell’autorità giudiziaria e del Garante della Privacy. È inoltre sancito il divieto assoluto di alimentare i database delle forze di polizia tramite pratiche di “web scraping”, ossia il rastrellamento indiscriminato di immagini e informazioni personali dalle piattaforme web pubbliche e dai social network.

Sul piano operativo, l’intelligenza artificiale aumenta la velocità di analisi dei flussi di videosorveglianza, riducendo i tempi di identificazione dei sospetti e consentendo un controllo del territorio più tempestivo ed efficiente, incluso anche quello in tempo reale nei casi tassativamente identificati come emergenza, che può produrre una risposta immediata delle forze dell’ordine.

Il pacchetto attuativo esaminato dal Consiglio dei ministri estende la regolamentazione dell’intelligenza artificiale anche a tutti i principali settori sociali ed economici del Paese, delineando obblighi, sanzioni e stanziamenti finanziari specifici per ciascun comparto, a partire dalla scuola, come supporto alla didattica avanzata, alla pubblica amministrazione, dal Lavoro alla Giustizia, fino alla Sanità, dove i sistemi forniranno supporto clinico per la diagnostica e le decisioni terapeutiche.

L’attuazione di questa proposta è legata al fondo di sostegno al venture capital di Cassa Depositi e Prestiti, per un importo fino a un miliardo di euro, per lo sviluppo e l’innovazione delle start-up deep tech. Di queste risorse, oltre 300 milioni di euro risultano già allocati e impegnati in via esecutiva. Finanziato inoltre con circa 30 milioni di euro annui il “Polo SophIA”, il Polo nazionale di trasferimento tecnologico dedicato all’Ia e alla cybersicurezza, concepito come leva strategica per favorire il passaggio della ricerca scientifica avanzata verso il sistema produttivo e industriale nazionale.

Con questo provvedimento, l’Italia diventa il primo Stato europeo dotato di una disciplina organica orientata alle esigenze di servizio pubblico, e specificamente all’ordine pubblico e al coordinamento delle forze di polizia.




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 Guglielmo Macavò

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