Questa mattina il Montello è tornato a parlare di memoria, sacrificio e identità nazionale. Tra il Sacrario Militare e il Sacello dedicato a Francesco Baracca, la comunità di Nervesa della Battaglia ha vissuto una delle cerimonie più sentite dell’anno, rendendo omaggio ai caduti della Grande Guerra e a uno dei più grandi eroi dell’aviazione italiana.
A scandire i diversi momenti della commemorazione è stato Andrea Berton, giornalista e addetto stampa del Comune di Nervesa della Battaglia, che ha accompagnato il pubblico attraverso le varie fasi della cerimonia, ricordando il significato storico della Battaglia del Solstizio e della figura di Francesco Baracca.



Una mattinata intensa, carica di emozione e partecipazione, che ha visto riuniti autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle istituzioni, associazioni combattentistiche e d’arma, studenti, volontari e cittadini. A fare da cornice alla commemorazione, i gonfaloni decorati dei Comuni del territorio, la Bandiera della Città di Treviso decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare, il Gonfalone della città di Lugo di Romagna decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, i vessilli delle associazioni combattentistiche e il picchetto d’onore del 33° Reggimento Electronic Warfare di Treviso.
Particolarmente significativa anche la presenza degli alunni della scuola secondaria di primo grado di Nervesa della Battaglia e della Banda Musicale Cittadina, protagonisti di una cerimonia che ha saputo unire memoria storica e partecipazione delle nuove generazioni.
La commemorazione si è aperta al Sacrario Militare del Montello con gli onori alla bandiera e l’esecuzione dell’Inno d’Italia. Il rombo degli aerei storici della Fondazione Jonathan Collection ha poi attraversato il cielo sopra il sacrario, regalando uno dei momenti più suggestivi della mattinata, seguito dalla deposizione della corona d’alloro in memoria dei caduti.
Nel suo intervento la sindaca Mara Fontebasso ha ricordato il profondo significato che queste celebrazioni rivestono per la comunità nervisana: “Per noi è un evento, è l’evento più importante dell’anno sicuramente per noi come amministrazione e per tutti i cittadini. Se pensiamo che il territorio di Nervesa è stato devastato per il 97%, possiamo immaginare che peso ha avuto questo evento per il nostro territorio. Dobbiamo ricordare tutte quelle persone, tutti quei ragazzi giovani che arrivavano da tutta Italia e che hanno perso la vita per onorare il servizio e l’impegno che avevano preso e per portare libertà e pace nel nostro territorio.”
Parole che hanno richiamato il sacrificio di migliaia di soldati provenienti da ogni parte d’Italia, molti dei quali poco più che ragazzi, che combatterono e morirono lungo il Piave e sul Montello contribuendo a scrivere una delle pagine decisive della storia nazionale.
A portare il proprio saluto istituzionale sono stati anche l’onorevole Marina Marchetto Aliprandi, il presidente della Provincia di Treviso Marco Donadel e il consigliere regionale Claudio Borgia. Nei loro interventi è emerso un messaggio condiviso: la memoria non come semplice ricordo del passato, ma come strumento per comprendere il presente e costruire il futuro, nel segno della pace, del rispetto e dell’unità nazionale.




Particolarmente toccante è stato il momento conclusivo della cerimonia al Sacrario, affidato all’Associazione Musicale La Piave APS. Una rappresentanza del gruppo di musica d’insieme ha eseguito il brano “La Piave”, composto dal maestro Thomas Candton in occasione del centenario della fine della Grande Guerra.
L’opera ha accompagnato il pubblico in un viaggio musicale attraverso la storia del conflitto: dagli inni delle nazioni coinvolte nella guerra fino al celebre tema della Leggenda del Piave, simbolo della resistenza italiana. Il finale, sulle note dell’Inno d’Italia, si è trasformato in un potente messaggio di pace, rinascita e speranza.


Le celebrazioni sono quindi proseguite presso il Sacello Francesco Baracca, il monumento eretto sul luogo dove il 19 giugno 1918 si consumò l’ultimo volo dell’Asso degli Assi.
Nato a Lugo di Romagna nel 1888, ufficiale di cavalleria prima e pilota poi, Francesco Baracca fu uno dei pionieri dell’aviazione militare italiana. Con 34 vittorie aeree riconosciute in 63 combattimenti, divenne il più celebre aviatore italiano della Prima Guerra Mondiale. Ma oltre alle sue imprese nei cieli, ciò che contribuì a renderlo una figura leggendaria fu il suo profondo senso dell’onore, il rispetto per l’avversario e quello spirito cavalleresco che lo accompagnò per tutta la vita.


Fu proprio dal Piemonte Cavalleria, il reggimento nel quale aveva iniziato la sua carriera militare, che Baracca portò con sé il simbolo del cavallino rampante, destinato a diventare uno degli emblemi più conosciuti al mondo.
Davanti al Sacello, la sindaca Mara Fontebasso ha ricordato l’uomo dietro l’eroe: “Francesco Baracca era un giovane di trent’anni, pieno di vita, di passioni e di sogni. Il suo esempio ci ricorda quanto siano preziosi i valori della pace, della libertà e del senso del dovere. È nostro compito trasmettere questa eredità alle nuove generazioni.”
Accanto alle autorità del territorio erano presenti anche i rappresentanti della città di Lugo di Romagna, legata a Nervesa da uno storico gemellaggio costruito proprio nel nome di Baracca. A rappresentare la città romagnola il vice sindaco Luigi Pezzi, accompagnato dall’avvocato Giovanni Baracca, pronipote dell’eroe, dai rappresentanti dell’Associazione Gemellaggi e Relazioni Internazionali, del Moto Club Francesco Baracca e della sezione lughese dell’Associazione Arma Aeronautica.






Nel suo intervento Giovanni Baracca ha voluto ricordare il lascito più profondo del celebre aviatore: “Uno dei grandi patrimoni che Francesco Baracca ci ha lasciato è stato quello di unire gli italiani. Nella storia si è sempre dato peso all’eroismo, al patriottismo e all’abnegazione. Oggi emerge sempre di più la sua umanità. Era un ragazzo che credeva profondamente in ciò che faceva e aveva la capacità di guardare oltre.”
Una riflessione che ha trovato piena sintonia nelle parole del Colonnello pilota Fabio De Luca, comandante del 51° Stormo di Istrana: “Ricordare Francesco Baracca nel 2026 significa ricordare quei valori che ha saputo rappresentare in maniera straordinaria: il rispetto, l’etica, l’amore per la Patria. Sono valori che non subiscono il peso degli anni e rimangono assolutamente attuali anche ai giorni nostri.”
Lo stesso comandante ha sottolineato la straordinaria partecipazione registrata durante la giornata: “Abbiamo ricevuto numerosissime richieste di partecipazione. L’adesione e l’entusiasmo che abbiamo visto oggi testimoniano quanto la figura di Baracca continui a essere attuale e quanto il suo esempio sia ancora capace di parlare alle persone.”




Molto apprezzati anche gli interventi del colonnello Sandro Ricci, comandante del Reggimento Piemonte Cavalleria, che ha ricordato il profondo legame tra Baracca e l’Arma di Cavalleria, e del vice sindaco di Lugo Luigi Pezzi, che ha sottolineato il valore del gemellaggio tra le due comunità unite dalla memoria dell’eroe romagnolo.
Quando le bandiere hanno lasciato il Sacello e il silenzio è tornato tra gli alberi del Montello, è rimasta la consapevolezza di aver vissuto qualcosa che va oltre una semplice commemorazione.
Una comunità intera si è fermata per ricordare. Per rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per il Paese. Per custodire una memoria che continua a vivere nei luoghi, nelle persone e nei valori tramandati di generazione in generazione.
E tra quei valori continua a brillare la figura di Francesco Baracca, il giovane cavaliere dei cieli che, a più di un secolo dal suo ultimo volo, resta uno dei simboli più autentici di coraggio, umanità e amore per l’Italia.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto: Mihaela Condurache)
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Mihaela Condurache
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