Nonostante il marcato rallentamento dell’economia cinese, il Partito comunista cinese sembra attribuire un’importanza crescente alla sicurezza politica e al controllo sociale, relegando in secondo piano gli obiettivi di sviluppo economico che hanno caratterizzato la crescita cinese degli ultimi vent’anni. Sebbene la dittatura comunista continui a ribadire pubblicamente la centralità della crescita, una serie di recenti interventi normativi e riforme politiche suggerisce il contrario: le considerazioni legate alla sicurezza nazionale stanno progressivamente prevalendo sull’espansione del mercato, sullo sviluppo del settore privato e sull’apertura internazionale.
Da quando Xi Jinping è salito al potere nel 2012, il concetto di «sicurezza» ha assunto un ruolo centrale nell’impianto politico cinese. Sicurezza nazionale, economica, finanziaria, alimentare, energetica, delle catene di approvvigionamento, dei dati e della stabilità sociale sono diventate componenti sempre più integrate all’interno del Partito. Gli sviluppi più recenti indicano che questa impostazione continua a rafforzarsi. Le nuove interpretazioni giudiziarie entrate in vigore il primo maggio hanno alimentato preoccupazioni tra imprenditori privati, aziende straniere e dirigenti d’impresa, che si trovano ad affrontare un contesto normativo e legale sempre più incerto e restrittivo.
Diversi analisti residenti in Cina, intervistati in anonimato da The Epoch Times Usa per ragioni di sicurezza, ritengono che le priorità del regime abbiano subito un cambiamento sostanziale. Tutti gli indicatori economici mostrano che non sono più concentrati sullo sviluppo dell’economia: l’attenzione è rivolta alla caccia alle spie e alla gestione di quelli che vengono definiti fattori destabilizzanti. Nella visione del Partito comunista cinese la politica viene prima di tutto, mentre lo sviluppo economico è diventato secondario rispetto agli obiettivi politici.
Per oltre vent’anni il modello di crescita cinese si è fondato principalmente sullo sviluppo immobiliare, sugli investimenti infrastrutturali, sull’espansione delle esportazioni, sull’urbanizzazione e sulla crescita del settore privato. Questo processo ha contribuito a migliorare in modo significativo il tenore di vita della popolazione ed è stato una delle principali fonti di legittimazione politica per il partito al potere. Il cambiamento di direzione sarebbe iniziato già diversi anni fa, accelerando dopo gli emendamenti costituzionali approvati durante il XIX Congresso del Partito comunista, che hanno abolito i limiti di mandato e consolidato ulteriormente il potere di Xi Jinping. Il Partito ha progressivamente utilizzato fusioni, acquisizioni e organizzazioni di partito interne alle aziende private per estendere la propria influenza sul settore imprenditoriale. Dopo i lockdown dovuti alla pandemia, la pressione sulle grandi imprese private è aumentata ulteriormente. Gli analisti sostengono che il regime abbia fatto ricorso a verifiche fiscali e pressioni normative come strumenti per rafforzare il controllo statale sulle aziende private di maggior successo.
Il primo giugno il Consiglio di Stato cinese ha emanato nuove norme sugli investimenti all’estero che rafforzano i controlli sul trasferimento di capitali, tecnologie, dati e servizi verso altri Paesi. Il giorno successivo, l’Amministrazione del Cyberspazio della Cina ha introdotto ulteriori regole sulla distribuzione dei contenuti online tra piattaforme digitali, sottoponendo a un controllo ancora più stretto varie forme di condivisione delle informazioni.
Le nuove disposizioni sugli investimenti esteri, che entreranno in vigore il primo luglio, rappresentano uno degli esempi più evidenti dell’approccio orientato alla sicurezza adottato da Pechino. Le norme stabiliscono che gli investitori cinesi non possano esportare né utilizzare all’estero beni, tecnologie, servizi o dati soggetti a divieti di esportazione. Le tecnologie, i servizi e i dati sottoposti a restrizioni potranno essere trasferiti all’estero soltanto previa autorizzazione governativa. Le regole vietano anche il trasferimento di tecnologie e dati controllati attraverso strumenti indiretti, come incarichi di lavoro all’estero, consulenze tecniche, assegnazioni di personale o programmi di formazione svolti fuori dalla Cina. Il Partito presenta queste misure come necessarie per «salvaguardare» gli interessi nazionali e la sicurezza del Paese, ma per gli esperti tali restrizioni rischiano di limitare ulteriormente l’attività del settore privato e di ostacolare la cooperazione economica internazionale.
Le amministrazioni locali cinesi sono oggi sempre più concentrate sul mantenimento della stabilità politica. Parlano di governance di base come se fosse finalizzata a migliorare la vita dei cittadini, ma in realtà l’obiettivo è rafforzare il controllo sociale e preservare il regime. I funzionari locali sono chiamati ad applicare sistemi di gestione sociale sempre più capillari e dettagliati, che comprendono programmi di mantenimento della stabilità, meccanismi di responsabilizzazione e reti di allerta precoce destinate a individuare tempestivamente possibili fonti di malcontento o disordine. I compiti assegnati ai funzionari diventano sempre più specifici e le loro prestazioni vengono monitorate e valutate regolarmente.
Quando affrontano una questione economica, la prima domanda non è più se una determinata politica possa migliorare l’efficienza o favorire la crescita: la domanda è piuttosto se quella politica possa essere controllata e se rappresenti un rischio per la stabilità del regime. Questo approccio rischia di aggravare ulteriormente le tensioni tra il regime comunista e gli imprenditori privati in un momento già particolarmente delicato per l’economia cinese, alle prese con una domanda interna debole, una lunga crisi del settore immobiliare e il crescente indebitamento delle amministrazioni locali.
In questo contesto, la crescente centralità della sicurezza rispetto allo sviluppo economico potrebbe rappresentare una delle trasformazioni più significative della Cina contemporanea, con implicazioni potenzialmente profonde sia per il settore privato sia per i rapporti economici del Paese con il resto del mondo.
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Redazione ETI/Michael Zhuang
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