Digital News Report 2026: l’Italia dell’informazione tra crisi della fiducia, piattaforme digitali e nuovi protagonisti


L’Italia dell’informazione sta vivendo una fase di trasformazione profonda. È quanto emerge dal Digital News Report 2026 del Reuters Institute for the Study of Journalism, che fotografa un ecosistema mediatico sempre più competitivo, frammentato e influenzato dalle grandi piattaforme digitali, dove editori tradizionali, testate native digitali, creator e influencer si contendono l’attenzione di un pubblico sempre più sfuggente.

In un Paese storicamente caratterizzato dal predominio della televisione, da una forte concentrazione proprietaria e da una transizione digitale più lenta rispetto ad altri mercati europei, il 2026 segna un punto di svolta. Da una parte si assiste alla crescita di nuovi attori online, dall’altra aumentano le tensioni tra editori e colossi tecnologici sul valore economico dei contenuti giornalistici.

La televisione resta regina, ma perde terreno

Nonostante i cambiamenti in atto, la televisione continua a dominare il mercato dei media italiani, generando il 73% dei ricavi dei media tradizionali.

Il sistema resta fortemente concentrato attorno ai grandi broadcaster storici:

  • RAI mantiene la leadership del settore;
  • Sky Italia e Mediaset completano il podio.

Insieme questi tre operatori rappresentano il 69% dei ricavi televisivi complessivi.

Parallelamente continua però la crescita delle piattaforme streaming come Netflix, DAZN, Amazon Prime Video e Disney+, che oggi intercettano oltre il 21% del mercato televisivo.

Pubblicità digitale: oltre l’85% nelle mani delle piattaforme

Uno dei dati più significativi riguarda il mercato pubblicitario.

La crescita degli investimenti digitali non ha favorito in maniera uniforme il comparto editoriale. Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al 2024, oltre l’85% dei ricavi pubblicitari digitali lordi finisce nelle casse delle grandi piattaforme tecnologiche, lasciando agli editori quote sempre più ridotte.

Una concentrazione che continua a mettere sotto pressione i modelli economici dell’informazione tradizionale e che alimenta il dibattito europeo sul rapporto tra giornalismo e Big Tech.

La rivoluzione GEDI e il nuovo assetto dell’editoria

Tra gli eventi più rilevanti dell’ultimo anno spicca il completo passaggio del gruppo GEDI sotto il controllo del gruppo greco Antenna, guidato dalla famiglia Kyriakou.

L’operazione, conclusa nel marzo 2026, comprende alcuni tra i marchi più importanti dell’informazione italiana:

  • GEDI Gruppo Editoriale
  • Antenna Group
  • La Repubblica
  • Radio Deejay
  • Radio Capital
  • HuffPost Italia
  • National Geographic Italia
  • Limes

Ne resta esclusa La Stampa, già ceduta in precedenza al gruppo editoriale SAE.

L’operazione rappresenta uno dei più importanti cambiamenti proprietari degli ultimi anni nel panorama dell’editoria italiana.

Online dominano Fanpage e le testate native digitali

Se offline il peso delle televisioni resta dominante, online il panorama appare decisamente più aperto.

Il rapporto evidenzia come:

  • Fanpage continui a guidare la classifica delle news digitali;
  • Il Post consolidi la propria crescita;
  • HuffPost Italia mantenga una presenza significativa;
  • CityNews rafforzi il proprio ruolo attraverso testate locali come RomaToday e MilanoToday.

Tra i giovani sotto i 35 anni emerge inoltre il successo di Will Media, che raggiunge l’11% degli utenti della fascia più giovane, mentre Il Post arriva al 15%.

Una conferma di come le nuove generazioni prediligano modelli editoriali più agili, fortemente orientati al digitale e alla distribuzione social.

Italia laboratorio europeo nello scontro tra editori e Big Tech

Il rapporto Reuters identifica l’Italia come uno dei principali terreni di sperimentazione europea nella ridefinizione dei rapporti tra editori e piattaforme tecnologiche.

Nel 2025 AGCOM ha emesso importanti decisioni sulla cosiddetta “equa remunerazione” dovuta da Meta e LinkedIn per l’utilizzo dei contenuti giornalistici del gruppo GEDI.

Secondo indiscrezioni di stampa, la cifra attribuita a Meta sarebbe stata compresa tra 9 e 10 milioni di euro.

La questione è tuttora aperta e potrebbe avere importanti conseguenze a livello europeo:

  • Meta ha contestato la decisione davanti ai tribunali;
  • la controversia è stata rinviata alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea;
  • la FIEG ha presentato un esposto contro Google AI Overviews;
  • AGCOM ha annunciato l’intenzione di segnalare Google AI Mode alla Commissione Europea per i possibili impatti sul pluralismo informativo.

Sul fronte normativo, a fine 2025 è inoltre entrata in vigore la nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale, che introduce un quadro regolatorio nazionale relativo a copyright, utilizzo dei dati, addestramento dei modelli e responsabilità.

Influencer e creator sempre più centrali

Un’altra tendenza evidenziata dal Reuters Institute riguarda il crescente peso degli influencer nel dibattito pubblico.

Nel luglio 2025 AGCOM ha adottato un nuovo codice di condotta per gli influencer considerati “significativi”, introducendo regole su:

  • trasparenza;
  • comunicazioni commerciali;
  • responsabilità editoriale dei contenuti.

Un segnale della crescente rilevanza di questi attori è arrivato durante la campagna referendaria costituzionale del marzo 2026, quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di partecipare a “Pulp Podcast”, format video condotto da un noto rapper e creator italiano.

Nel frattempo cresce anche il fenomeno delle newsletter a pagamento su Substack, adottato da giornalisti e commentatori affermati come Stefano Feltri e Selvaggia Lucarelli.

La fiducia continua a diminuire

Il dato forse più preoccupante riguarda la fiducia nei confronti dell’informazione.

Nel 2026 solo il 32% degli italiani dichiara di fidarsi della maggior parte delle notizie la maggior parte del tempo, in calo di quattro punti rispetto all’anno precedente e sotto la media globale del 37%.

Parallelamente cresce l’evitamento delle notizie:

  • il 36% degli italiani dichiara di evitare spesso o occasionalmente l’informazione.

Tra i marchi giornalistici che godono della maggiore fiducia troviamo:

  1. ANSA (74%)
  2. Sky TG24 (64%)
  3. Il Sole 24 Ore (64%)
  4. Corriere della Sera (59%)
  5. TG La7 (58%)

Il rapporto sottolinea inoltre che, in un ambiente mediatico fortemente polarizzato, le testate percepite come più neutrali tendono a ottenere livelli di fiducia più elevati rispetto a quelle con una marcata connotazione politica.

Facebook, Instagram e WhatsApp trainano l’informazione social

Dopo anni di crescita delle piattaforme video, il 2026 registra un forte ritorno dei social come canale di accesso alle notizie.

Le principali piattaforme utilizzate per informarsi sono:

Dopo una flessione durata diversi anni, l’utilizzo dei social per informarsi torna quindi a crescere in modo significativo.

Un mercato più aperto, ma anche più fragile

La fotografia scattata dal Digital News Report 2026 racconta un sistema informativo in piena evoluzione.

La televisione continua a mantenere una posizione dominante, ma il peso crescente delle piattaforme digitali, l’affermazione dei creator, la diffusione dell’intelligenza artificiale e la crisi dei modelli economici tradizionali stanno ridefinendo il ruolo degli editori.

Per il giornalismo italiano la sfida dei prossimi anni sarà duplice: trovare nuove fonti di sostenibilità economica e ricostruire un rapporto di fiducia con il pubblico, in un contesto in cui l’attenzione è sempre più frammentata e la concorrenza arriva da attori che fino a pochi anni fa erano esterni al sistema dell’informazione.


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 Mario Modica

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