Diciotto giorni di proteste consecutive. Oltre centomila persone in piazza a Tirana e nelle città albanesi, più le manifestazioni della diaspora da New York a Sydney, da Londra a Roma. La “Rivoluzione dei Fenicotteri” ha costretto il Parlamento europeo a occuparsi di una laguna costiera balcanica che la maggior parte degli europei non sarebbe in grado di indicare su una cartina.
Il 17 giugno, i deputati di Strasburgo hanno adottato la risoluzione annuale sulla relazione della Commissione 2025 sull’Albania, inserendovi una richiesta precisa: moratoria immediata su nuovi permessi e cantieri nelle aree protette del Paese, valida fino all’abrogazione delle modifiche alla legge sulle aree protette approvate nel 2024 e fino alla dimostrazione di piena conformità agli standard ambientali europei. Un atto politico con un destinatario altrettanto preciso: il governo del primo ministro Edi Rama.
Un resort, una laguna, il genero di Trump
Per capire cosa sta succedendo bisogna tornare a qualche mese prima. Il Paesaggio Protetto di Vjosa-Narta, sulla costa meridionale albanese, è uno degli ultimi sistemi deltaici intatti del Mediterraneo. Ospita oltre 200 specie di uccelli, più di 70 specie minacciate, e si trova su uno dei corridoi migratori più importanti d’Europa, utilizzato ogni anno da milioni di uccelli in transito tra Africa e continente europeo. Tra le specie che vi trovano rifugio ci sono il fenicottero, la foca monaca del Mediterraneo e la tartaruga caretta caretta, che Grecia, Italia e Croazia hanno l’obbligo legale di proteggere in base alle direttive UE Habitat e Uccelli. Ciò che accade a Vjosa-Narta, dunque, non è una questione esclusivamente albanese.
A maggio 2026, nell’area protetta sono arrivati i camion. Materiali da costruzione, ruspe, movimento terra. Nessun progetto reso pubblico, nessuna valutazione di impatto ambientale, nessuna consultazione pubblica, nessun permesso valido. L’obiettivo: un resort di lusso finanziato da Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La legge albanese sugli investimenti strategici, modificata nel 2024, aveva aperto la strada a procedure autorizzative accelerate che di fatto bypassano i normali controlli ambientali.
La reazione è stata immediata e massiccia. I cittadini albanesi sono scesi in piazza in numeri che il paese non vedeva da decenni, chiedendo la sospensione del progetto, l’abrogazione delle leggi che lo hanno reso possibile e le dimissioni di Rama.
Nga flamingot te pelikani kaçurrel, protesta po vijon nën simbolet e biodiversitetit shqiptar, duke e zhvendosur fokusin nga mbrojtja e natyrës te denoncimi i korrupsionit dhe projekteve që sipas protestuesve janë paraqitur si investime për turizmin, por kanë sjellë ose… pic.twitter.com/9BC0CtuZht
— Amfora.al (@AlAmfora) June 16, 2026
Cosa ha deciso Strasburgo e cosa non ha deciso
La risoluzione del Parlamento chiede l’abrogazione delle modifiche del 2024 alla legge sulle aree protette, sottolinea che il percorso di adesione all’UE richiede “una comprovata esperienza nell’attuazione della legislazione ambientale, delle valutazioni di impatto ambientale e del diritto alla partecipazione pubblica“, e chiede espressamente il congelamento di qualsiasi nuova autorizzazione edilizia nelle riserve naturali albanesi.
“Questo voto dimostra che la tutela dell’ambiente non è una questione secondaria nel processo di adesione. Il Parlamento europeo ha chiarito che la natura, la partecipazione pubblica e lo stato di diritto non sono elementi opzionali dell’adesione all’UE”, ha dichiarato Gabriel Schwaderer, direttore esecutivo di EuroNatur.
Va detto, però, cosa la risoluzione non contiene. Un emendamento iniziale che menzionava esplicitamente il progetto Kushner è stato respinto: il testo finale non fa riferimento ad alcun progetto specifico. Una distinzione che non è solo tecnica: riflette i rapporti di forza interni al Parlamento e la difficoltà di costruire una maggioranza su un atto che avrebbe chiamato in causa direttamente un alleato dell’attuale amministrazione americana.
Più netta la distanza tra Parlamento e Commissione. Il 15 giugno, la commissaria per l’allargamento Marta Kos aveva dichiarato di aver ricevuto “garanzie dal governo albanese” sull’esecuzione di una valutazione ambientale, ignorando il fatto documentato che i lavori erano già stati avviati senza alcuna procedura legale. Il Parlamento, almeno su questo punto, ha dimostrato più coerenza.
Bruxelles guarda, Tirana risponde
La reazione di Rama alla risoluzione è arrivata via Instagram con critiche al “clamore” e la rassicurazione che “i fenicotteri saranno protetti”. Intanto i lavori nell’area sono stati sospesi, almeno temporaneamente, sotto la pressione delle piazze.
“L’Europa dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che sta accadendo in Albania. Non c’è garanzia migliore per il percorso di adesione all’Unione europea di un popolo vivo e consapevole, capace di mobilitarsi contro il capitalismo predatorio, in difesa della giustizia, dei beni comuni e della libertà”, ha detto la deputata Ilaria Salis nel dibattito del 16 giugno. La dimensione politica della vicenda è cresciuta in modo esponenziale nelle ultime settimane. Aleksandër Trajçe, direttore esecutivo di PPNEA (l’organizzazione albanese per la protezione della natura, presente sul campo durante le proteste), ha inquadrato la questione con precisione: “Il dibattito su Vjosa-Narta va ben oltre la sola tutela ambientale; è diventato parte di un più ampio dibattito europeo sullo stato di diritto, la partecipazione democratica, la trasparenza e la credibilità dello stesso processo di allargamento”.
Cosa rimane in gioco
Vjosa-Narta è candidata alla Rete Smeraldo nell’ambito della Convenzione di Berna e dovrebbe diventare parte di Natura 2000 con l’adesione albanese all’UE. Dal 2023, il Comitato permanente della stessa Convenzione aveva già chiesto all’Albania di sospendere i lavori per l’aeroporto internazionale di Valona, anch’esso costruito all’interno del paesaggio protetto a partire dal 2021.
Resta, però, la domanda: cosa succede adesso? Una risoluzione del Parlamento europeo non ha forza cogente. Può orientare la Commissione, può condizionare il clima politico dei negoziati, può dare copertura ai movimenti civili. Ma i cantieri si fermano, o riprendono, sulla base di decisioni che si prendono a Tirana, non a Strasburgo. Centomila persone in piazza per diciotto giorni lo sanno. Proprio per questo, molto probabilmente, non si fermeranno.
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Riccardo Liguori
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