addio a Francesca Meneghin. Le venne dato il sigillo della città


Sei stata un grande esempio di vita, sarai per sempre il nostro punto di riferimento”: sono le parole scelte dalla famiglia di Francesca Meneghin, vittoriese deceduta in questi giorni alla soglia dei 99 anni.

Con lei se ne va una parte della storia locale e, di riflesso, della storia del Novecento.

Operaia a soli 11 anni, con l’avvento della Seconda guerra mondiale conobbe e abbracciò l’esperienza della Resistenza, dopo che ebbe visto la furia fascista in azione, che le portò via ben tre cugini.

Il suo impegno antifascista da giovane diede spazio, negli anni, a quello da sindacalista, che la condusse a essere la prima donna a ricoprire un ruolo di leadership nella Cisl vittoriese.

Nel suo ruolo, Francesca Meneghin lottò per il riconoscimento della parità salariale tra uomo e donna. 

Un impegno che la distinse agli occhi di Tina Anselmi, quest’ultima divenuta poi una sua cara amica: a tal proposito, bisogna ricordare la presenza della stessa Meneghin a Cappella Maggiore a marzo 2024, quando si svolse a Cappella Maggiore l’intitolazione di una sala comunale proprio alla Anselmi.

Dal 1960 al 1990 divenne consigliere comunale in città con la Democrazia Cristiana, per poi assumere un ruolo di responsabilità all’Ipab Cesana Malanotti.

Fu inoltre molto attiva nella parrocchia della Cattedrale di Ceneda.

La sua storia venne ricordata a febbraio 2025, durante la cerimonia di consegna delle civiche benemerenze, svoltasi al Museo della Battaglia e istituita dall’amministrazione comunale per riconoscere l’attività filantropica e d’impegno, per il rilancio dell’immagine di Vittorio Veneto, svolta da alcuni cittadini.

In quell’occasione, il sindaco Mirella Balliana aveva consegnato a Francesca Meneghin il sigillo della città: un momento emozionante per tutti e di celebrazione di una storia personale, ricordata anche nel volume “La ragazza della bandiera: Francesca Meneghin e il libero sindacato”, curato da Mauro Pitteri.

Una breve dichiarazione dell’Onorevole Rosy Bindi: “La scomparsa di Francesca Meneghin mi addolora, perché negli anni del mio impegno politico e istituzionale in Veneto ho potuto conoscere e stimare profondamente la sua fede autentica, la sua passione civile, il suo impegno instancabile e totalmente disinteressato per i diritti dei lavoratori, degli umili e dei poveri. Fino all’ultimo, ha amato intensamente la comunità ecclesiale e civile, nel segno del vero bene comune.  Mi inchino alla sua straordinaria ed esemplare  lezione di vita, che andrà custodita per il presente e il futuro”.

Francesca Meneghin lascia i nipoti Rossana, Alessandra, Roberto e Giovanna, uniti ai parenti e a tutti gli amici.

In queste ore, sono diversi i messaggi di cordoglio che stanno arrivando da più parti, a partire dalle parole del sindaco di Vittorio Veneto Mirella Balliana: “A nome dell’amministrazione e della comunità vittoriese, espriamo il nostro profondo cordoglio – ha detto il primo cittadino – Francesca Meneghin è stata un esempio per tutti di impegno civico, sociale e politico. Ricordiamo che la città le ha conferito il riconoscimento di benemerenza civica”.

Parole a cui si sono aggiunte quelle dalla Cisl Belluno-Treviso: “A nome della Cisl Belluno-Treviso e mio personale, – ha dichiarato il segretario generale della Cisl territoriale Francesco Orrù – esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Francesca Meneghin, storica sindacalista che ha dedicato la propria vita alla tutela dei lavoratori e alla promozione dei valori della solidarietà e della giustizia sociale”.

“Il suo impegno, vissuto con passione e competenza, lascia un segno importante nella storia del sindacato e nelle comunità che ha servito – ha aggiunto – Ai familiari giungano le più sentite condoglianze e la vicinanza della Cisl Belluno-Treviso”.

“Francesca era una di quelle persone che portano tutto intero dentro di sé la memoria della guerra, il lavoro da bambina, la Resistenza, la fede, la passione civile e ne fanno qualcosa di grande. Non una carriera, ma una vita coerente. Che è molto più raro e molto più difficile – ha affermato Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – Nel 1957, quando divenne la prima donna a ricoprire un ruolo di guida nella Cisl del Vittoriese, non lo fece per dimostrare qualcosa. Lo fece perché credeva nel sindacato libero, come strumento di giustizia, e perché le lavoratrici avevano bisogno di qualcuno che stesse dalla loro parte, senza chiedere permesso. La sua battaglia per la parità salariale non era retorica: era concreta, ostinata, quotidiana”.

“Con Tina Anselmi ha condiviso qualcosa che va oltre la militanza: una visione dell’Italia che si costruisce dal basso, con le persone, per le persone. Quel legame tra loro racconta meglio di qualsiasi discorso cosa significava, in quegli anni, essere donne e credere nella democrazia – ha concluso – Oggi la ricordiamo con affetto vero e profonda gratitudine. Consapevoli che donne come Francesca non si commemorano: si continua il loro lavoro”.

“Ci lascia una grande donna, una grande sindacalista, una grande lottatrice per la democrazia e i diritti di lavoratrici, lavoratori, donne e uomini liberi.  La sua storia, le sue gesta, il suo impegno per la libertà resteranno per sempre stagliati nella memoria e nella storia del sindacalismo riformista e delle lotte di liberazione delle terre venete”. Con queste parole, Massimiliano Paglini, segretario generale di CISL Veneto, esprime la commozione di tutto il sindacato per la scomparsa di Francesca Meneghin, avvenuta nella notte tra venerdì e sabato, a Vittorio Veneto. Meneghin era figura storica dell’impegno politico e sindacale cattolico per la difesa dei diritti dei lavoratori, amica e collaboratrice di Tina Anselmi.

“Compito di tutti noi e dei giovani sindacalisti – ribadisce Massimiliano Paglini – dovrà essere quello di custodire e diffondere il patrimonio di lotte e di conquiste che Francesca ha realizzato nella sua lunga vita dalla fondazione della Cisl e prima ancora di partigiana contro il nazifascimo”

La Cisl Veneto le ha dedicato il libro “La ragazza della Bandiera”: un titolo motivato dal fatto che, nei primi anni di vita della Cisl, Giulio Pastore le aveva affidato il compito di custodire e portare la bandiera nelle manifestazioni ufficiali, oltre che dall’obiettivo di raccontare la vita piena e intesa che Meneghin dedicò completamente alla tutela dei più deboli.

Il funerale si svolgerà martedì 23 giugno alle 15.30, nella Cattedrale di Ceneda, dove sarà recitato il Santo Rosario lunedì 22 giugno alle 19.30.

La salma verrà poi tumulata nel cimitero di Ceneda.

La famiglia chiede non fiori, ma offerte da devolvere alla Lilt di Vittorio Veneto.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Onoranze funebri Da Ros)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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 Arianna Ceschin

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