Dopo Putin, l’incubo peggiore? Il dubbio o la certezza che circola nel Mondo


 

di Giuliano Longo (*)

 

L’eliminazione di Vladimir Putin risolverebbe la guerra in Ucraina o aprirebbe uno scenario più pericoloso?

 

Da mesi nei corridoi di Washington, Delhi e Pechino circola una frase: “dalla padella alla brace”. Tradotto: far cadere Putin oggi potrebbe togliere l’unico leader che, pur da dittatore, conosce le regole del gioco nucleare e tiene insieme una Russia in oggettive difficoltà. Al suo posto, caos o gli  ultranazionalisti del “Partito della Guerra”.

 

La tesi non è “pro-Putin” è anti-caos” e divide analisti USA, indiani e cinesi. Gli europei che ormai puntano sul suo indebolimento per risolvere il conflitto ucraino, si chiedono se davvero l’élite Russa stia preparando  piani B per un “Putinismo senza Putin”.

 

Il punto di partenza: Putin stabile ma intrappolato

 

A giugno 2026 Putin non è a rischio golpe immediato, – come avrebbe potuto esserlo con lo psedudo golpe imbastitito dal capo dellaWagner, Prigozin nel giugno 2023. Oggi Siloviki, FSB e apparato di sicurezza lo blindano, ma ,il suo potere è cambiato: da arbitro supremo a leader dipendente dalla guerra per giustificare il contratto sociale: ovvero “stabilità in cambio di lealtà”.

 

Il problema, dicono gli esperti, non è la  sua caduta ma la suausura. Carnegie Endowment – think tank apartitico specializzato in politica estera, con uffici a Washington, Mosca, Beirut, Pechino, Bruxelles e Nuova Delhi – parla di élite che costruiscono “connessioni orizzontali tra loro, pensando a un sistema che funzioni anche senza Putin come mediatore quotidiano.

 

Ma Tatiana Kastoueva-Jean dell’IFRI – istituto francese per le relazioni internazionali –  avverte: Putin sta affrontando una guerra senza vittoria né vie d’uscitauscita, con una economia che rallenta e un contratto sociale che si sgretola.

 

Tuttavia I gossip che circolano a Mosca non sussurrano apertamente di successione, ma circolano I nomi di Kiriyenko, Mishustin, Medvedev. Tutti sanno che il tabù “del capo”cadrà solo quando la “testa del sistena”  sarà debole e intanto questo stesso  sistema impara a muoversi più velocemente di Putin per tentare di  minimizzare il suo coinvolgimento.

 

La tesi “dalla padella alla brace”: chi la sostiene e perché

 

L’argomento è semplice: Putin è prevedibile, ma isuoi successori potrebbero non esserlo e Gli Stati Uniti sono fra I più realisti.

 

Michael Kofman, ad esempio, analista militare del CNA, spiega che i raid ucraini su Mosca non cambiano il fronte. ma erodono la narrazione del Cremlino di una “guerra controllata”. L’élite non cerca un golpe perché non ha alternative, ma si prepara al post-Putin.

 

Fiona Hill, ex consigliere di Trump per la Russia alla Brookings – uno dei più importanti e autorevoli centri di ricerca e analisi politica (think tank) al mondo., con sede a Washington avverte: il rischio non è un colpo di stato,ma  è il “decadimento istituzionale”. Se la guerra finisce, salta la giustificazione del regime. Se Putin cade, il potere va a chi deve dimostrare di essere “più russo di Putin” usando armi nucleari tattiche e zero trattative.

 

Angus Roxburgh, ex BBC a Mosca, sintetizza il gossip d’élite in questo modo: la domanda vera non è “chi rovescia Putin”, ma “come si gestisce la Russia senza Putin come arbitro”  quindi  lo scenario “Putinismo senza Putin” spaventa perché significa un  leader debole,  ma una ideologia bellicista intatta.

 

Oviamente previsioni analisi e preoccupazioni circolano anche al di fuori dell’Occidente o dell’Europa ormai protesa verso il logoramento della Russa con la sua “guerra per procura” in Ucraina, quindi usciamo dal ghetto di Bruxelles e diamo una occhiata alle valutazioni che circolano in altri Paesi leader.

 

India – stabilità prima di tutto

 

Per Delhi Putin è un partner scomodo, ma utile: armi ed energia scontate, equilibrio anti-Cina. Brahma Chellaney del Center for Policy Research dice: “Putin è intrappolato: non può vincere la guerra e non può farla finire senza costi politici enormi. Per l’India questo significa una Russia sempre più dipendente dalla Cina e meno in grado di offrire a Delhi un partenariato strategico indipendente”.

 

Nandan Unnikrishnan dell’Observer Research Foundation aggiunge: l’élite russa non cambierà leader durante la guerra perché significherebbe ammettere il fallimento. Putin resta,ma dopo la guerra la pressione interna salirà. E per l’India una Russia instabile è peggio di una Russia ostilepe perchè significa armi nucleari non controllate, migrazioni, jihadismo dal Caucaso. Morale: “meglio un Putin logorato che vuoto di potere”.

 

La Cina teme il caos al confine e non solo

 

Pechino dichiara  pubblicamente il suo  “sostegno alla Russia sovrana”. Ma n privato la linea di Feng Yujun, massimo russista della Peking University, è diversa: “Pechino non vuole un crollo di Putin perché significherebbe instabilità nucleare al confine. Ma i raid su Mosca e la crisi carburante inducono la Cina a spingere per un congelamento del conflitto. Putin resta utile, però più dipendente da Xi di quanto non fosse nel 2022”.

 

I briefing del CICIR, istituto legato al Ministero Esteri cinese, sono netti: crollo Putin uguale 10 milioni di profughi in Manciuria, più rischio “bombe sporche”, più  basi USA che avanzano in Siberia. Per Pechino la “brace” è concreta, quindi meglio un Putin indebolito che una Russia in fiamme.

 

E gli europei?

 

Beh, basta scorrere quotidianamente I media mainstream per comprendere le posizionim di gran parte delle eleite europee algoverno Poi ci sono gli “atlantisti d’antan” – magari anche senza Trump – che giocano a fare “i falchi”, come Polonia e i Paesi Baltici per I quali  “qualsiasi cosa dopo Putin è meglio di Putin”. Ma nè  Washington , nè la NATO e tantomeno  Bruxelles hanno un “piano B” pubblico, anche solo  per gestire arsenali nuclleari o  per contrastare un esrcito russo privato del suo Comandante Supremo.

 

Kiev ha interesse a eliminare Putin perché è il simbolo dell’invasione. Ma gli strateghi ucraini sanno che se Putin cade senza una struttura che firmi la pace, la guerra non finisce e rischia di diventare più sporca, con comandanti locali che usano il terrore per non perdere faccia.

 

L’Occidente andrebbe incontro a  due danni concomitanti: perde la narrazione di “democrazia contro dittatura” se tratta con un successore peggiore di Vlad, e perde il supporto interno alla Russia – che pure esiste anche al Cremlino –  se il conflitto si allunga senza una fine chiara.

 

Conclusione: stabilità tossica versus instabilità esplosiva

 

Putin oggi è la “padella”: guerra lunga, morti, sanzioni, ma con regole nucleari rispettate e comunque un interlocutore cfredibile. La “brace” è il dopo-Putin non gestito: caos, falchi della guerra, nucleare tattico e crollo dello  Stato..

 

Il dilemma per I falchi di Bruxelles e di Wahington è sta qui: puntare tutto su “Putin deve cadere” ma senza dire cosa succede il giorno dopo è una strategia incompleta. E l’élite russa lo sa, per questa ragione qualcuno a Mosca tenta di prefigurare un sistema che funzioni “anche senza di lui”, Tuttavia finché l’Occidente non avrà risposta al “e poi?”, la frase “dalla padella alla brace” resterà l’argomento più forte di chi vuole un Putin debole, ma in piedi.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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