Il Po torna a respirare e si riprende i suoi spazi: conclusa la più grande opera di rinaturazione fluviale mai realizzata in Italia


Si è conclusa la più grande rinaturazione fluviale d’Italia: 561mila alberi piantati, 37 km di alveo recuperati e 440 ettari di boschi riqualificati. Così il Po cambia volto e torna alla natura

Il Grande Fiume riconquista la sua natura perduta. Dopo decenni di artificializzazione, arginature, escavazioni e trasformazioni che ne hanno alterato profondamente gli equilibri ecologici, arrivano i primi risultati dell’opera di rinaturazione fluviale senza precedenti in Italia.

Grazie a un investimento da 357 milioni di euro finanziato dal PNRR – Next Generation EU, si è concluso il maxi progetto che punta a rendere il Po più resiliente alla crisi climatica, più ricco di biodiversità e più capace di svolgere le sue funzioni ecologiche. I dari relativi dell’intervento, presentati a Parma dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) lo scorso venerdì, restituiscono il quadro su 13 grandi opere distribuite tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto: 37 chilometri di alveo recuperati, oltre 440 ettari di aree naturali riqualificate e più di 561.500 alberi e arbusti autoctoni messi a dimora.

Numeri che raccontano un cambio di paradigma nella gestione del principale corso d’acqua italiano: non più solo opere di contenimento e difesa, ma interventi pensati per restituire spazio al fiume e favorire il ripristino dei processi naturali che nel tempo erano stati compromessi.

Il Grande Fiume sotto pressione

Il Po attraversa quattro Regioni, 13 province e 181 comuni prima di sfociare nell’Adriatico. Nel suo bacino vive oltre un quarto della popolazione italiana e si concentra una quota rilevantissima delle attività agricole, industriali e zootecniche del Paese. Proprio questa intensa antropizzazione ha contribuito nel tempo a modificare profondamente il fiume. Le opere di difesa realizzate nel Novecento, fondamentali per proteggere i territori dalle alluvioni, hanno però progressivamente ristretto e irrigidito l’alveo, compromettendo habitat naturali, aree umide e dinamiche ecologiche.

Le conseguenze sono state la perdita di biodiversità, la frammentazione degli ecosistemi e la diffusione di specie invasive, aggravate negli ultimi anni dagli effetti della crisi climatica, tra siccità estreme e fenomeni meteorologici sempre più intensi. Il cuore del progetto è stato proprio quello di restituire spazio al Po e ai suoi processi naturali. Tra gli interventi realizzati figurano l’abbassamento di strutture artificiali per la navigazione, la riapertura di canali laterali e il ripristino delle connessioni idrauliche tra il corso principale e le lanche, i rami secondari del fiume. Operazioni che consentono all’acqua di tornare a muoversi in modo più naturale, favorendo la formazione di habitat preziosi per pesci, anfibi, uccelli e numerose altre specie.

Parallelamente è stata avviata una vasta riforestazione con specie autoctone, accompagnata dal controllo delle piante invasive e dal recupero di aree umide e antichi rami fluviali. Secondo gli enti coinvolti, queste azioni permetteranno non solo di aumentare la biodiversità ma anche di rafforzare la capacità del territorio di assorbire gli impatti dei cambiamenti climatici, contribuendo alla mitigazione delle ondate di calore e alla gestione delle piene.

Rinaturare non significa tornare indietro, ma guardare avanti

Durante la presentazione dei risultati, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha evidenziato come il progetto rappresenti una nuova visione della gestione fluviale: “Rinaturare non vuol dire riportare il fiume al passato, ma ricreare le condizioni perché, anche di fronte al cambiamento climatico, si possa gestire meglio il territorio. Abbiamo recuperato spazi e percorsi del fiume che nel secolo scorso si erano perduti, restituendo al Po la sua mobilità naturale”.

Un concetto ribadito anche dalla Commissaria europea per l’Ambiente e la Resilienza Idrica Jessika Roswall, che ha definito il progetto un esempio concreto di soluzione basata sulla natura: “Il degrado del Po rappresenta una minaccia per il Nord Italia e per la ricca biodiversità che lo abita. La sua rinaturalizzazione lancia un segnale importante: riconoscere il valore dei fiumi e investire nel loro ripristino significa proteggere persone, ambiente ed economia”.

La sfida è appena iniziata

Se gli interventi sono stati completati, il lavoro non finisce qui. Il progetto prevede infatti cinque anni di manutenzione e monitoraggio delle nuove piantumazioni e dell’evoluzione delle dinamiche fluviali, una fase essenziale per garantire che i benefici ottenuti siano duraturi. Perché la vera scommessa sarà trasformare questo maxi investimento in un cambiamento permanente.

La Rinaturazione del Po è un progetto di grandissima importanza perché ha tenuto assieme la sicurezza idraulica e la valorizzazione naturale, ridando spazio al fiume e incrementando il patrimonio vegetale. – sottolinea Elisa Venturini, Assessore regionale Veneto all’Ambiente, Clima, Parchi e Protezione civile – Presidente Comitato di Indirizzo AIPo. Ma oggi la sfida non è solo quella di realizzare opere come questa ma di manutenerle nel tempo. Curare e gestire il Po e il suo bacino significa avere una capacità di compartecipazione istituzionale tra Regioni, AIPo, Comuni e Province. Anche i cittadini sono chiamati ad essere custodi del territorio. Le sfide poste dal cambiamento climatico sollecitano la responsabilità di tutti.

In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, il Po potrebbe diventare un laboratorio nazionale per dimostrare che sicurezza idraulica e tutela della natura non sono obiettivi in contrasto, ma due facce della stessa strategia.

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 Rosita Cipolla

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