Si è svolta questa mattina, a Villa Braida di Mogliano Veneto, l’Assemblea generale di Confagricoltura Treviso. I delegati hanno eletto Lodovico Giustiniani (a destra nella foto) nuovo presidente dell’associazione, in occasione della celebrazione degli Ottant’anni dalla fondazione.
Nato a Beirut nel 1967, Giustiniani si è laureato in Scienze Agrarie a Padova nel 1992 e da trent’anni opera nel cuore del sistema agricolo della Marca. Dopo una significativa esperienza in Russia, dove si è occupato per cinque anni di importazioni di prodotti agroalimentari italiani, è rientrato in Italia per affiancare la famiglia Collalto nella gestione delle aziende agricole di proprietà.
Nel 2008 ha co-fondato la tenuta Borgoluce di Susegana, realtà multifunzionale che intreccia vigneti, seminativi, allevamenti, boschi e oliveti con i servizi di accoglienza e ristorazione, ponendo la biodiversità al centro del proprio modello produttivo. Lungo e consolidato il suo percorso associativo: già consigliere del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, nel 2017 era stato eletto all’unanimità presidente di Confagricoltura Veneto.
Giustiniani succede a Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi (a sinistra nella foto) che, nel suo intervento di apertura, ha ripercorso gli otto decenni dell’associazione: «Ottant’anni di storia raccontano un’associazione che ha accompagnato l’agricoltura trevigiana dalla meccanizzazione alla fine della mezzadria, dall’introduzione della PAC alle quote latte, fino al boom del Prosecco» ha dichiarato Bonaldi. «Una storia lunga, di cui anche il mio mandato è stato parte: anni che hanno attraversato una pandemia, guerre alle porte dell’Europa, un’impennata dei costi che ha messo in ginocchio i seminativi e ridisegnato gli equilibri di intere filiere, dallo zucchero al latte. Confagricoltura Treviso non ha mai smesso di sedersi ai tavoli che contano, di portare i numeri e le ragioni delle nostre imprese davanti alle istituzioni, anche quando questo significava chiedere risposte scomode. A Lodovico, che conosce a fondo le dinamiche di questo territorio, va il mio augurio di affrontare con la stessa determinazione le sfide, vecchie e nuove, che attendono la nostra agricoltura».
«Ringrazio Giangiacomo per il lavoro svolto in questi anni e per l’eredità che lascia a questa associazione» ha dichiarato Lodovico Giustiniani, durante il suo discorso di investitura. «Prendere in mano questa associazione oggi significa anche scegliere su quale terreno giocare le partite più urgenti, in particolare quella della nuova PAC, in fase di scrittura proprio in queste settimane. Il punto di partenza deve essere uno solo: cosa serve realmente all’agricoltura, non il contrario. Da lì derivano i nodi che ci troviamo ad affrontare ogni giorno: la scarsità di fondi, un mercato sempre più libero, un clima sempre più variabile. E proprio per affrontarli serve una legislazione che permetta all’innovazione – tecnica, tecnologica, agronomica, genetica e di management – di essere applicata in tempi brevi e con meno burocrazia possibile. È da lì che passa la competitività delle nostre imprese».
Prima dell’apertura della mattinata, sono state consegnate le targhe di ringraziamento agli ex presidenti e ai direttori che hanno guidato l’associazione nel corso degli anni, a testimonianza di un percorso costruito su più generazioni di guida.
La parte pubblica dell’evento (candidato al contributo della CCIAA di Treviso-Belluno) ha ospitato un convegno di alto profilo tematico, che ha messo al centro le sfide competitive del vino veneto sui mercati internazionali. Dopo i saluti delle istituzioni – Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto (intervenuto tramite videomessaggio), Federico Caner, direttore di Veneto Agricoltura, Francesco Liantonio, presidente di Valoreitalia, e Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (che ha voluto far giungere all’Associazione un proprio messaggio attraverso una lettera) – ha preso la parola Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano, che ha offerto un’analisi approfondita del posizionamento del vino italiano nel mondo, con particolare attenzione al sistema Prosecco, e ha indicato le strategie possibili per affrontare le criticità legate al cambiamento climatico e ai mutati stili di consumo.
Il confronto si è poi allargato a una tavola rotonda che ha riunito i presidenti dei quattro principali Consorzi del vino del territorio – Franco Adami (Conegliano Valdobbiadene DOCG), Giancarlo Guidolin (Consorzio di Tutela Prosecco DOC), Michele Noal (Consorzio di Tutela Asolo Montello) e Luca Rigotti (Doc delle Venezie) – insieme a Michele Zanardo, presidente del Comitato Vino del MASAF, intervenuto anche in rappresentanza di Assoenologi. Il dibattito ha affrontato temi cruciali: dall’innovazione applicabile alle specificità produttive della DOCG collinare, alle strategie di marketing per presidiare i nuovi mercati; dalla capacità di un piccolo consorzio di affermarsi a livello internazionale, alle soluzioni in vigna e in cantina per rispondere alla crescente domanda di prodotti a zero o basso contenuto alcolico, fino alla domanda, posta proprio da Zanardo, se gli attuali disciplinari di tutela e la legislazione viticola siano pronti a reggere il passo di un mercato che cambia così in fretta.
Le conclusioni sono state affidate a Dario Bond, assessore della Regione Veneto all’Agricoltura, Foreste, Montagna, Politiche Venatorie e Pesca, e al presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, che hanno chiuso i lavori con una prospettiva più ampia sulle politiche agricole nazionali ed europee.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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