Gli accordi degli Stati Uniti in Asia centrale isolano il regime cinese


Gli Stati Uniti e l’Uzbekistan rafforzano la cooperazione economica attraverso una nuova intesa di investimenti e il finanziamento delle esportazioni. Duplice obiettivo di Washington: consolidare la presenza americana nella seconda economia dell’Asia centrale e diversificare le catene di approvvigionamento, riducendo al contempo la dipendenza dalla Cina.

La nuova piattaforma di cooperazione, firmata il 16 giugno, è stata concepita per individuare, sviluppare e sostenere opportunità di investimento e di esportazione in Uzbekistan, con particolare attenzione ai settori considerati prioritari e strategicamente allineati agli interessi dei due Paesi.

L’intesa non riguarda soltanto i minerali critici, ma prevede anche un ampliamento della collaborazione nell’energia, nella manifattura avanzata, nell’industria farmaceutica, nelle infrastrutture di trasporto e nell’aviazione. La firma dell’accordo è coincisa con l’apertura a Tashkent del principale forum internazionale annuale sugli investimenti dell’Asia centrale, e sottolinea il crescente interesse degli Stati Uniti verso una regione sempre più centrale nelle strategie economiche e geopolitiche mondiali. Washington sta infatti accelerando il proprio programma di diversificazione delle catene di approvvigionamento delle terre rare e di altri minerali strategici; risorse indispensabili per la produzione di una vasta gamma di beni, dagli smartphone alle tecnologie per la difesa.

L’Asia centrale dispone di abbondanti risorse naturali, comprese importanti riserve di terre rare, e rappresenta per gli Stati Uniti una valida alternativa alla Cina, che oggi detiene una posizione praticamente monopolistica nel settore. Dal lato americano, l’iniziativa è guidata dalla International Development Finance Corporation, l’agenzia governativa statunitense che sostiene gli investimenti internazionali. L’accordo è stato firmato dal suo amministratore delegato, Ben Black, insieme a rappresentanti del governo uzbeko e al presidente della Export-Import Bank degli Stati Uniti, John Jovanovic.

Intervistato da The Epoch Times Usa il 19 giugno, Black ha attribuito all’amministrazione Trump la volontà di rafforzare la presenza strategica americana in Asia centrale. «A guidare questo sforzo», ha dichiarato, «sono sia la monumentale collaborazione nel settore delle telecomunicazioni per la realizzazione di reti digitali sicure e affidabili in Kazakistan, sia il lancio della nostra piattaforma di investimenti tra Stati Uniti e Uzbekistan. È iniziata una nuova era di cooperazione tra gli Stati Uniti e l’Asia centrale».

L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia con cui Washington sta rafforzando la propria presenza in Uzbekistan e negli altri Paesi dell’Asia centrale, una regione tradizionalmente inserita nella sfera d’influenza russa e che negli ultimi anni è diventata oggetto di una crescente attenzione da parte del Partito comunista cinese.

Nel novembre 2025, Stati Uniti e Kazakistan hanno firmato 29 accordi per un valore complessivo di 17 miliardi di dollari, destinati a rafforzare la cooperazione economica in settori che spaziano dall’energia all’aviazione. Sempre a novembre 2025, la Export-Import Bank aveva già concluso con l’Uzbekistan il cosiddetto programma “Buy American, Build the Future”, un’intesa pensata per rendere gli Stati Uniti il corrispondente preferito di Tashkent nei settori dell’energia, aviazione, minerali e tecnologie avanzate. In quell’occasione infatti, l’Uzbekistan si era impegnato a privilegiare attrezzature e tecnologie americane per sostenere il proprio processo di modernizzazione industriale.

Jovanovic ha definito quell’intesa un «accordo storico», sostenendo che abbia inviato «un segnale chiaro del fatto che il rapporto tra Stati Uniti e Uzbekistan è costruito per durare nel tempo».

«L’Uzbekistan possiede un enorme potenziale in termini di investimenti, crescita economica e industrializzazione», ha dichiarato a Et Usa. «Sotto la guida del presidente Trump disponiamo ora di una strategia completa per l’Asia centrale, che consentirà alle aziende americane di competere e vincere in regioni dove le potenze rivali vogliono espandere la propria influenza». Secondo Jovanovic quindi, la nuova piattaforma di investimenti «rafforzerà ulteriormente i rapporti e getterà le basi per un successo duraturo per entrambi i Paesi».

L’iniziativa americana arriva in un contesto caratterizzato dalla crescente presenza economica cinese in Uzbekistan. Secondo i dati elaborati dalla Banca di Sviluppo Eurasiatica, gli investimenti cinesi nel Paese sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi dieci anni, passando da 284 milioni di dollari nel 2016 a 10 miliardi e 700 milioni di dollari nella prima metà del 2025. Oltre la metà di questi investimenti è confluita nel settore energetico, mentre circa il 30 per cento è stato destinato alla manifattura, secondo quanto riportato dall’istituto in uno studio pubblicato nel 2025.

Grazie alla sua posizione nel cuore dell’Asia centrale, l’Uzbekistan è diventato anche un importante corridoio commerciale per la Cina verso l’Europa e il Medio Oriente. Nel 2024, Pechino, Tashkent e Bishkek hanno firmato un accordo per la costruzione di una linea ferroviaria che collegherà Cina, Uzbekistan e Kirghizistan, uno dei progetti simbolo della Nuova Via della Seta, il vasto programma infrastrutturale attraverso cui il regime comunista cinese mira ad ampliare la propria influenza economica e geopolitica.

L’Uzbekistan è inoltre uno dei membri fondatori della Shanghai Cooperation Organization, il blocco regionale creato dalla Cina nel 2001 insieme a Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, tutte ex repubbliche sovietiche.

Negli ultimi anni la Cina ha progressivamente superato la Russia come principale “perno” commerciale dell’Asia centrale. Secondo i dati ufficiali del regime cinese, nel 2025 il commercio tra la Cina e i Paesi della regione ha superato i 106 miliardi di dollari, registrando una crescita del 12 per cento rispetto all’anno precedente e accelerando rispetto al tasso di crescita del 6 per cento registrato nel 2023.

Di fronte a questa crescente influenza cinese, l’amministrazione Trump ha intensificato la cooperazione economica con le principali economie dell’Asia centrale, in particolare Kazakistan e Uzbekistan.

William Kimmitt, viceministro statunitense al Commercio, ha evidenziato l’enorme potenziale economico ancora inespresso dell’Asia centrale: «Si tratta di una regione alla quale abbiamo dedicato un’enorme attenzione. Le ragioni sono evidenti: i minerali critici e le straordinarie opportunità presenti in una parte del mondo che è stata trascurata per troppo tempo».

Kimmitt ha inoltre ricordato l’accordo da 4 miliardi e 200 mila dollari concluso lo scorso anno dal gruppo americano Wabtec, produttore di componenti ferroviari con sede in Pennsylvania, con la compagnia ferroviaria nazionale kazaka Kazakhstan Temir Zholy. L’intesa prevede la fornitura di 300 locomotive e rappresenta uno dei maggiori investimenti industriali americani nel Paese degli ultimi anni.

 


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 Redazione ETI/Eva Fu

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