Prima di preparare latte e menta, controlla l’etichetta dello sciroppo: può contenere questo additivo controverso per i bambini


Con il caldo che sta facendo questi giorni è difficile resistere a un bel bicchiere di acqua fresca e sciroppo di menta. C’è chi lo preferisce allungato con acqua frizzante, chi lo mescola invece con il latte per ottenere il classico “latte e menta“. Un rito estivo, quasi un’icona dell’estate italiana. Ma quella tonalità verde smeraldo, così vivace e invitante, nasconde qualcosa che vale la pena conoscere.

A portare la questione all’attenzione del grande pubblico è Yuka, la celebre app francese di analisi degli ingredienti alimentari, che ha condotto un’indagine approfondita sugli sciroppi di menta venduti in Francia. I risultati? Tutt’altro che rassicuranti, e c’è ogni ragione per credere che la situazione non sia molto diversa sugli scaffali italiani.

Il verde della menta

Partiamo da un fatto che sorprenderà almeno alcuni di voi: lo sciroppo di menta industriale non è naturalmente verde. La menta che conosciamo — aromatica, fresca, dalle foglie brillanti — nelle versioni industriali non viene infusa direttamente nel prodotto. I produttori utilizzano aromi sintetici, estratti dai composti chimici della pianta, che conferiscono il caratteristico sapore mentolato ma non portano con sé i pigmenti verdi delle foglie. Il risultato di base è uno sciroppo trasparente o tutt’al più leggermente giallastro.

Per ottenere quel verde intenso che tutti associano mentalmente alla menta, molti produttori aggiungono un colorante artificiale: il blu brillante FCF, noto anche con il codice europeo E133. Paradossalmente, si usa un colorante blu per ottenere un effetto verde, combinandolo con altri pigmenti gialli. Il colore finale non ha nulla a che fare con la qualità del prodotto, con la quantità di menta utilizzata, né con il sapore: è puro marketing visivo, un segnale artificiale costruito per evocare freschezza e naturalità.

Secondo il database di Yuka, l’E133 è presente nel 65% degli sciroppi di menta commercializzati in Francia, in prodotti di grandi marchi come Teisseire, Monin, e nelle linee a marchio di catene come Leclerc, Auchan, Lidl e Intermarché.

Blu brillante FCF (E133), i rischi per i bambini

Il blu brillante FCF è un colorante sintetico appartenente alla famiglia dei coloranti azoici e trifenilmetanici, derivato dalla chimica del petrolio. In Europa è regolarmente autorizzato come additivo alimentare, ma la sua presenza nelle etichette è tutt’altro che pacifica dal punto di vista scientifico.

Non svolge alcuna funzione tecnologica utile: non conserva il prodotto, non ne migliora il sapore, non stabilizza gli ingredienti. La sua unica funzione è estetica, rendere il prodotto visivamente più appetibile. Eppure, non è privo di ombre, ci sono infatti dei rischi per i bambini e questo è il punto più delicato, quello su cui l’indagine di Yuka si sofferma con maggiore dettaglio.

Il blu brillante FCF è sospettato di favorire iperattività e disturbi da deficit di attenzione (ADHD) nei bambini. Non si tratta di allarmi isolati: già nel 2012, una revisione scientifica comprensiva di una meta-analisi che ha esaminato oltre 20 studi indipendenti ha concluso che i coloranti alimentari artificiali potrebbero contribuire in misura significativa ad alcuni casi di ADHD, pur non essendone la causa principale.

Ma c’è di più. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha rilevato che i bambini — proprio loro, i maggiori consumatori di sciroppi e bevande dolci — rischiano concretamente di superare la Dose Giornaliera Accettabile (DGA) stabilita per questo colorante. In altre parole, le quantità consumate abitualmente possono andare oltre la soglia che le autorità stesse considerano sicura.

A questo si aggiungono due ulteriori preoccupazioni emerse dalla letteratura scientifica: studi hanno rilevato un potenziale genotossico del blu brillante FCF, ovvero la capacità di danneggiare il DNA, e un potenziale citotossico, cioè la capacità di alterare la funzione o la sopravvivenza delle cellule. Sono dati che non autorizzano conclusioni definitive, ma che impongono il principio di precauzione.

C’è infine un aspetto spesso trascurato: alcune formulazioni di questo additivo possono contenere alluminio come componente. L’esposizione eccessiva all’alluminio è associata a effetti negativi sul sistema nervoso, sul sistema riproduttivo e sullo sviluppo. Il metallo è inoltre sospettato di causare danni al DNA e di aumentare il rischio di patologie neurologiche gravi, tra cui sclerosi multipla, epilessia e morbo di Alzheimer.

Vale la pena ricordare che, secondo i dati riportati nell’indagine, il 59% dei francesi ha una bottiglia di sciroppo in dispensa — percentuale che sale al 66% nelle famiglie con figli. Se ne fa dunque un consumo diffuso e quotidiano.

Zoé Kerlo, tossicologa di Yuka, è lapidaria:

Quando un additivo controverso ha solo una funzione estetica, il principio di precauzione dovrebbe spingere i produttori a rimuoverlo.

Le alternative esistono, ma costano di più

La parte forse più sconcertante dell’indagine riguarda la disponibilità di alternative. Dei 12 prodotti analizzati da Yuka, ben 9 hanno una versione senza E133 già in commercio. Il problema è il prezzo: in media, le versioni senza colorante costano il 50% in più rispetto alle versioni con E133.

In alcuni casi — quando l’alternativa senza colorante è disponibile solo nella linea biologica, come per Carrefour, Leclerc, Auchan e Coopérative U — la differenza di prezzo arriva addirittura al 99%. Praticamente, per evitare un colorante che serve solo a fare bella figura sullo scaffale, il consumatore deve pagare quasi il doppio.

Esiste qualche eccezione virtuosa: Intermarché, ad esempio, offre un’alternativa convenzionale senza E133 a un prezzo praticamente identico alla versione colorata (differenza del 2%). Questo dimostra che tecnicamente e commercialmente è possibile — semplicemente, non è ancora una priorità per la maggior parte del settore.

sciroppi menta yuka

@Yuka

Cosa dicono i produttori

Interpellati da Yuka, alcuni marchi hanno risposto. Teisseire ammette di lavorare da anni su ricette alternative ma segnala difficoltà tecniche legate alla stabilità del colore nel tempo con i sostituti naturali. Carrefour parla di “sfide tecniche significative” per trovare coloranti verdi naturali sufficientemente stabili. Lidl afferma di voler evitare l’E133 “per quanto possibile” e di aver avviato discussioni con i fornitori.

Maison Guiot è più diretto: il colorante viene usato “solo per contribuire al colore verde atteso da alcuni consumatori“, ma il marchio starebbe valutando sia la rimozione totale sia la sostituzione con spirulina.

Carrefour, in modo particolarmente significativo, definisce il verde della menta un “codice di mercato” culturalmente radicato, e sostiene che una transizione richiederebbe un movimento collettivo da parte di tutti gli attori del settore. Una risposta che, in fondo, contiene una verità scomoda: siamo stati noi consumatori, condizionati da decenni di marketing, ad associare la menta a quel verde artificiale. E ora quella stessa associazione viene usata come giustificazione per continuare a usare un additivo discutibile.

Cosa cercare in etichetta

L’indagine di Yuka riguarda il mercato francese, ma anche la situazione italiana merita attenzione. Alcuni dei marchi citati — come Monin —  sono presenti anche sugli scaffali italiani, e la regolamentazione europea sugli additivi è la stessa in tutti i Paesi dell’Unione. L’E133 è autorizzato ovunque in Europa, e le logiche industriali che spingono i produttori ad utilizzarlo — abbattere i costi, rispondere a un “codice visivo” radicato nelle aspettative dei consumatori — non si fermano ai confini.

Controllare le etichette degli sciroppi di menta che si trovano nei supermercati italiani è quindi un piccolo gesto che vale assolutamente la pena fare. Cercate “blu brillante FCF” o “E133” nella lista degli ingredienti del vostro sciroppo di menta preferito. Se lo trovate, sappiate che esistono già alternative — spesso nella gamma biologica, talvolta anche in quella convenzionale.

Uno sciroppo di menta senza colorante artificiale sarà probabilmente trasparente o leggermente ambrato: un aspetto insolito, forse, ma la prova che stai acquistando un prodotto che rinuncia a trucchi estetici inutili. Il sapore di menta non dipende da quel verde brillante, anche se abbiamo sempre pensato così.

La soluzione migliore? Provare a fare lo sciroppo di menta a casa, potete seguire la nostra ricetta:

Fonte: Yuka

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 Francesca Biagioli

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