NATO. Il prossimo vertice in Turchia tanto palco e poca strategia


di Giuliano Longo (*)

Martedì 7 e mercoledì 8 luglio 2026  si terrà presso il Complesso Presidenziale Beştepe (T.C. Cumhurbaşkanlığı Külliyesi) ad Ankara in Turchia) il Vertice della NATO. L’incontro sarà presieduto dal Segretario Generale della NATO, Mark Rutte

A fine giugno i leader della NATO si troveranno in Turchia. Sarà un vertice con tutti gli ingredienti per fare notizia: bandiere, comunicati lunghi, cene sul Bosforo, foto con Erdogan al centro. E con tutti gli ingredienti per non decidere nulla di vero: con l’Ucraina che chiede più soldi coinvolgimento e un’Europa che promette riarmo senza poterlo pagare.

Per di più la Turchia che ospita ma tratta l’Alleanza come una transazione, e un presidente americano che arriva per ricordare chi comanda.

La sensazione, già prima che inizi, è quella di un teatro. Un teatro ben organizzato, con attori importanti, ma con un copione che serve soprattutto a nascondere che la sostanza  manca. è manca

La Turchia che ospita e detta

Partiamo da chi tiene casa. Erdogan non è un anfitrione neutro. La Turchia è nella NATO, ma lo è a modo suo, vende droni all’Ucraina e compra gas dalla Russia. Blocca, poi sblocca, poi condiziona ogni allargamento. Ha gli S-400 russi in cortile e chiede all’Alleanza di fidarsi.

Portare il vertice a Istanbul significa dare a Erdogan una vetrina internazionale che lui la userà per chiedere tre cose: meno lezioni sui diritti, più fondi per i rifugiati, e contratti per l’industria della difesa turca, i cambio offrirà di continuare a far finta che tutto vada bene.

La NATO accetterà. Non può permettersi di perdere il Bosforo, ma ogni volta che un’alleanza accetta di essere ricattata per non perdere un pezzo di mappa, quel pezzo diventa più caro l’anno dopo. È così che un’organizzazione pensata per la difesa collettiva finisce a mercanteggiare.

Ucraina: parole piene, cassa vuota

Il tema ufficiale sarà l’Ucraina. Ci sarà il solito impegno a un “sostegno a lungo termine” e la solita frase sull’adesione “irreversibile”alla Alleanza, peccato che “irreversibile” senza data, senza truppe, senza soldi, sia solo un aggettivo.

Ad aprile 2026 il fronte è quello che è. I russi avanzano a piccoli passi su Kostyantynivka, provano ad aggirare Kramatorsk e Sloviansk passando da Dobropillia. I soldati ucraini sono stanchi, i droni rendono le evacuazioni un inferno, la logistica è sotto pressione.

E l’Europa? L’Italia è ferma allo 0,15% di Pil per Kiev, la Germania ha un cancelliere che non può spendere., la Francia ha un presidente bloccato in Parlamento. Il Regno Unito ha un premier che sta lasciando  la poltrona. Quindi nessuno ha il margine per sostituire gli Stati Uniti se Washington rallenta.

Così al vertice si dirà “siamo con voi”  formula in uso da tre anni per tenere Kiev agganciata senza assumersi il costo di tenerla in piedi. È comprensibile dal punto di vista politico interno, ma è irresponsabile dal punto di vista strategico.

Il 5% che non c’è

L’altro tema sarà il riarmo. L’obiettivo che girerà è il 5% del Pil per difesa e sicurezza con un numero pensato per impressionare.

Ma basta guardare i bilanci per capire che è propaganda. L’Italia è all’1,5% e ha già ridotto il 5% a “lungo termine” includendo strade e cyber. La Germania di Merz è sotto pressione elettorale e non può toccare welfare e industria. La Francia di Macron non ha la maggioranza all’Assemblea Nazionale .eStarmer nel Regno Unito è caduto.

Alla fine il 5% verrà sminuzzato in categorie diverse per farlo sembrare raggiungibile. Nel frattempo si continuerà a comprare F-35 americani invece di finanziare una filiera europea di munizioni e droni. Trump uscirà dicendo che ha messo tutti in riga, gli europei diranno che hanno un piano.che non c’è, e alla fine uscirà solo un comunicato.

Trump, l’ombra lunga sul Bosforo

Il vertice sarà anche una prova di forza personale perchè Trump arriva con un’idea semplice: l’Alleanza funziona se gli altri pagano, e chi paga decide.

Con Starmer il rapporto è freddo., nonostante la sua assodata fedeltà al Tycoo. Con Macron è teso dopo gli scontri su Iran e dazi. Con Meloni è in rottura aperta da quando Roma ha detto no all’uso di Sigonella per l’Iran. Trump ha parlato di mancanza di coraggio, ha attaccato il Papa che Meloni ha difeso, e la stampa internazionale ha descritto la frattura come la più grave dai tempi di Craxi e Reagan. Con Merz la trattativa è dura, tra richieste di spesa e minacce di dazi.

In questo quadro il vertice non è un tavolo tra pari., ma  un’audizione nel corso della quale ogni leader europeo dovrà dimostrare di essere affidabile per Washington. Non è una novità assoluta nella storia della NATO, ma il tono è cambiato poichè l’’asimmetria è più esibita. E quando l’asimmetria diventa spettacolo, l’Alleanza perde parte della sua forza di deterrenza.

 La sostanza che manca

Quello che non si dirà al vertice è più importante di quello che si dirà.

Non si dirà che l’Europa non ha un’industria della difesa integrata. Non si dirà che non ha un comando unificato che non dipenda dagli americani, non si dirà che non ha un bilancio comune per sostenere una guerra lunga.  Si parlerà di unità, di deterrenza, di valori, ma si eviterà di dire che l’unità senza capacità è solo retorica. La deterrenza senza soldi è solo una foto e I valori senza sacrifici sono solo slogan.

E intanto sul campo la guerra va avanti. A Kostyantynivka i russi infiltrano piccoli gruppi, non sfondano, ma consumano uomini e materiali ucraini. I medici ucraini a Kramatorsk e Sloviansk ricevono soldati “estremamente esausti”. I droni in fibra ottica, che non temono la guerra elettronica, sono già alla periferia di Sumy. È una guerra che cambia forma mentre l’Alleanza cambia solo aggettivi nei comunicati.

 Il rischio è l’illusione

Un vertice che produce solo scena ha un costo. Il primo è per l’Ucraina perchè se da Istanbul non arrivano risorse vere e immediate, Kiev dovrà scegliere tra arretrare in modo ordinato o logorarsi, Mosca lo sa, e accelera.

Il secondo costo è per la NATO stessa. Se il 5% resta un’invenzione contabile, gli avversari prendono nota. La Russia, la Cina, tutti quelli che osservano capiscono che l’Alleanza non è pronta a pagare il prezzo di ciò che dice.

Il terzo costo è per l’Europa. Più il vertice serve a mettere una toppa sul rapporto con Washington, meno serve a costruire un’alternativa europea e senza alternativa, l’Europa resta esposta. Se Trump taglia, non c’è piano B, mentre. se Trump resta, si paga il prezzo politico e non solo.

Conclusione: un’alleanza che si conserva, ma ch non si riforma

Il vertice in Turchia finirà con una lunga dichiarazione finale. Ci saranno “unità”, “deterrenza”, “sostegno a Kiev”, “5%”. Ci saranno sorrisi, strette di mano, foto al tramonto sul Bosforo.

La realtà sarà diversa. Ci sarà una Turchia più forte dentro l’Alleanza perché ha capito che ospitare paga. Ci sarà un’Ucraina ancora appesa a promesse. Ci sarà un’Europa che parla di sovranità senza avere gli strumenti per esercitarla. Ci sarà un presidente americano che ha ricordato a tutti chi detta le condizioni.

È il vertice della conservazione: si conserva la forma della NATO, si svuota il contenuto. Finché va bene, va bene, il  giorno in cui non andrà più bene,ci si accorgerà che il palco era grande, ma il palcoscenico era vuoto.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

 

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 Redazione Ore 12

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