La sentenza del Tar del Lazio che ha respinto integralmente il ricorso di Hera contro la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato rappresenta, secondo la Cooperativa Castello di Ferrara, un punto di svolta nella lunga vicenda del teleriscaldamento cittadino. È questo il messaggio lanciato durante la conferenza stampa convocata venerdì 26 giugno dall’amministratore delegato della cooperativa, Massimo Buriani, affiancato dall’avvocato Carlotta Gaiani dello Studio Legale Anselmo, dal vicepresidente Gian Antonio Verziani, da Katia Furegatti della Rete Civica e da Mattia Guaresi.
Al centro dell’incontro non solo l’analisi della decisione del tribunale amministrativo, ma soprattutto le prossime iniziative legali per ottenere la restituzione delle somme che, secondo la Cooperativa Castello, gli utenti avrebbero pagato in eccesso sulle bollette del teleriscaldamento negli anni 2022 e 2023.
La vicenda affonda le proprie radici nella crisi energetica del 2022. A Ferrara il sistema di teleriscaldamento presenta caratteristiche particolari: circa la metà del calore deriva dalla geotermia, oltre il 40% dal recupero energetico del termovalorizzatore e solo una quota compresa tra l’8 e il 10% è prodotta con il gas naturale, utilizzato come fonte di integrazione nei periodi di maggiore richiesta.
Nonostante questa composizione, Hera continuò ad applicare il criterio del cosiddetto “costo evitato”, cioè una tariffazione parametrata al prezzo del gas che avrebbe sostenuto un utente con una caldaia tradizionale. Quando, con lo scoppio della guerra in Ucraina, il costo del metano schizzò oltre i 200 euro al megawattora, anche le bollette del teleriscaldamento ferrarese raddoppiarono, pur senza un corrispondente incremento dei costi di produzione della geotermia e del calore recuperato dal termovalorizzatore.
Nel tentativo di attenuare le proteste, il 27 ottobre 2022 Hera e Comune di Ferrara sottoscrissero un Addendum alla convenzione che fissava una tariffa geotermica a 155 euro al megawattora fino al 2024, prorogava la concessione del servizio fino al 2040 e dimezzava il canone concessorio dovuto dall’azienda al Comune.
Una soluzione che, secondo la Cooperativa Castello, si rivelò presto controproducente. Già dall’inizio del 2023, infatti, il prezzo del gas tornò sotto la soglia fissata dall’Addendum, facendo sì che gli utenti ferraresi pagassero bollette persino più elevate rispetto ad altre città servite da reti alimentate quasi esclusivamente a gas.
Da qui nacque l’esposto presentato nell’estate del 2023 dalla Cooperativa Castello insieme alla Rete civica contro i rincari del teleriscaldamento. L’istruttoria dell’Antitrust portò nel novembre 2024 all’accertamento di un abuso di posizione dominante e all’irrogazione di una sanzione di 1,984 milioni di euro nei confronti di Hera per avere applicato prezzi ritenuti ingiustificatamente gravosi nel corso del 2022.
Hera ha successivamente impugnato il provvedimento davanti al Tar del Lazio, sostenendo la correttezza del metodo tariffario adottato, chiedendo che fossero considerati anche i costi delle coperture finanziarie e richiamando il ruolo del Comune di Ferrara quale firmatario dell’Addendum.
Il tribunale amministrativo ha però respinto tutte le contestazioni. Nelle motivazioni della sentenza viene richiamata anche una nota interna del consiglio di amministrazione di Hera, nella quale – secondo quanto illustrato dalla Cooperativa Castello – l’azienda manifestava l’intenzione di “massimizzare l’attuale potere negoziale” attraverso l’Addendum. Il Tar ha inoltre ritenuto che l’accordo costituisse una “misura palliativa” finalizzata a consolidare i margini economici futuri più che a tutelare gli utenti.
I giudici hanno inoltre escluso che i costi delle coperture finanziarie possano essere trasferiti sulle tariffe, rilevando che la loro inclusione avrebbe avuto l’effetto di “gonfiare artificialmente” i costi sostenuti dai consumatori. La sentenza chiarisce anche che l’assenso del Comune all’Addendum non esonera Hera dalle proprie responsabilità, poiché l’accordo sarebbe maturato in un contesto di forte squilibrio negoziale.
Per l’avvocato Carlotta Gaiani la decisione apre ora una fase completamente diversa della vicenda. “La sanzione a Hera non comporta risarcimenti per gli utenti, ma si tratta di una prova privilegiata, cioè l’utente non ha più l’onere della prova sulla condotta di Hera perché definitivamente accertata. Quindi giuridicamente si procede in sede civile”.
La Cooperativa Castello ha già avviato le prime iniziative. “Abbiamo messo insieme più di 50 amministratori condominiali per un totale di 135 punti di fornitura. Ognuno è oggetto di un reclamo a Hera”, ha spiegato Buriani. “Una stima grossolana è che si siano pagati tra il 40 e il 45% in più sulle bollette. Abbiamo quindi chiesto risarcimenti per 5,5 milioni, questo solo in rappresentanza dei 135 punti di fornitura”.
Dopo il rigetto del ricorso amministrativo, il percorso passa ora dalla mediazione obbligatoria davanti alla Camera di Commercio. “Dopo la contestazione delle bollette, già fatta, e il no di Hera perché era pendente il giudizio davanti al Tar, ora il passaggio prevede la mediazione in Camera di Commercio, già fissata da metà luglio in poi. Il 20 luglio è prevista la mediazione della Coop Castello”, ha spiegato Gaiani. “Vedremo se Hera, di fronte alla sentenza di primo grado, vorrà un accordo oppure se intenderà proporre appello al Consiglio di Stato. Se così sarà, noi ci muoveremo con una class action, che non ha bisogno di attendere l’esito del Consiglio di Stato e che sarà aperta a tutti i cittadini, non solo ai 135 punti di fornitura, praticamente mezza Ferrara”.
Nel corso della conferenza non è mancata anche una valutazione politica sul ruolo dell’amministrazione comunale. “Il Comune non ha responsabilità. Semmai è stato ingannato da Hera, ma è ingannabile un Comune? Oppure ha accettato di farsi ingannare?”, ha concluso Buriani, lasciando aperto un interrogativo destinato ad alimentare il dibattito cittadino insieme ai futuri sviluppi della vicenda giudiziaria.
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Mauro Alvoni
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