Abbiamo ascoltato con rispetto le ragioni espresse dagli organizzatori del Festival delle Città Identitarie, dal professor Silos Labini e dallo storico Giordano Bruno Guerri. Sappiamo bene che la storia deve essere studiata nella sua complessità e che nessuna figura del Novecento può essere ridotta a una sola dimensione.
Ma proprio perché crediamo nella storia, non possiamo accettare che venga capovolta la gerarchia dei fatti.
Prima del trasvolatore, prima del ministro dell’Aeronautica, prima dell’uomo celebrato nel mondo per le sue imprese aviatorie, Italo Balbo fu uno dei principali capi dello squadrismo fascista italiano, fondatore del fascismo ferrarese e protagonista della stagione di violenza che devastò il nostro territorio nei primi anni Venti. Questa non è un’opinione. È storia.
Gli studi di Renzo De Felice, Emilio Gentile, Claudio Pavone, Paul Corner, Alessandro Roveri, Antonella Guarnieri, Mimmo Franzinelli e di numerosi altri storici hanno documentato il ruolo decisivo dello squadrismo nella conquista del potere da parte del fascismo. Balbo non fu un comprimario: fu uno dei suoi principali organizzatori e dirigenti, protagonista di un sistema fondato sulla violenza politica, sulle spedizioni punitive, sulle aggressioni agli avversari, sulle devastazioni delle sedi dei lavoratori, dei socialisti, dei popolari e delle organizzazioni democratiche.
In questo contesto maturò anche il martirio di don Giovanni Minzoni, assassinato il 23 agosto 1923 da squadristi ferraresi. La responsabilità materiale fu dei suoi assassini; quella politica e morale appartiene al sistema dello squadrismo che Balbo guidava nel nostro territorio e del quale fu il capo più autorevole.
Non è possibile separare il Balbo aviatore dal Balbo squadrista come se appartenessero a due vite diverse. Sono la stessa persona, lo stesso dirigente politico, lo stesso protagonista della costruzione del fascismo.
Lo storico Claudio Pavone ci ha insegnato che comprendere la storia non significa sospendere il giudizio morale quando ci troviamo di fronte a un sistema fondato sulla violenza e sulla soppressione della libertà. Emilio Gentile ha dimostrato come lo squadrismo non fu un eccesso marginale, ma uno strumento essenziale della conquista del potere fascista. E Piero Calamandrei ci ha ricordato che la nostra Costituzione è nata dal sacrificio di chi combatté la dittatura, non di chi la edificò.
Giovedì 25 giugno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, celebrando gli ottant’anni dell’Assemblea Costituente, ha ricordato davanti al Parlamento le figure di Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, indicandoli come simboli del prezzo pagato dall’Italia per conquistare la libertà. L’intera Aula si è alzata in piedi in un lungo e commosso applauso. È quella la memoria che unisce la Repubblica. È quella l’identità che la nostra Costituzione riconosce.
Per questo riteniamo profondamente sbagliato che Ferrara possa presentare Italo Balbo come figura identitaria o comunque destinataria di un’iniziativa che inevitabilmente rischia di trasformarsi in un omaggio pubblico. Nessuno vuole cancellare la storia. Al contrario, chiediamo che venga raccontata tutta. Ma raccontare la storia è una cosa. Celebrare un uomo che fu tra i principali artefici dello squadrismo fascista è un’altra.
Non possiamo accettare che i successi aviatori diventino il velo dietro il quale scompaiono le responsabilità politiche e morali di chi contribuì a costruire un regime liberticida. Per noi vengono prima le vittime.
Prima di Balbo vengono don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, i fratelli Rosselli, e con loro le centinaia di lavoratori, amministratori locali, sindacalisti, socialisti, popolari, cattolici democratici e antifascisti ferraresi che subirono pestaggi, persecuzioni, carcere, confino e morte.
Sono loro i grandi italiani. Sono loro i grandi ferraresi. Sono loro ad aver costruito l’Italia libera.
La memoria pubblica non serve a premiare il successo personale o la notorietà internazionale. Serve a indicare alle nuove generazioni quali valori una comunità decide di trasmettere.
Per il Partito Socialista Italiano la scelta è chiara e non ammette ambiguità.
Tra chi organizzò lo squadrismo e chi ne fu vittima, noi staremo sempre dalla parte delle vittime. Tra chi costruì la dittatura e chi difese la libertà, noi staremo sempre dalla parte della libertà. Ferrara non ha bisogno di celebrare uno dei capi dello squadrismo fascista. Ferrara ha il dovere morale e civile di ricordare chi, anche a costo della vita, rese possibile la nascita della Repubblica e della nostra Costituzione.
Un invito ai ferraresi
Per queste ragioni, il Partito Socialista Italiano – Federazione Provinciale di Ferrara rivolge un appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini.
Non chiediamo proteste. Non chiediamo contrapposizioni. Non chiediamo tensioni. Chiediamo una scelta libera, civile e consapevole.
Invitiamo i ferraresi a non partecipare all’iniziativa dedicata a Italo Balbo. Quel giorno scegliamo altro: andiamo al mare con le nostre famiglie, passeggiamo per le vie della nostra splendida città, partecipiamo a uno dei tanti eventi culturali che Ferrara offre, dedichiamo il nostro tempo a ciò che unisce, non a ciò che divide.
Disertiamo serenamente un appuntamento che riteniamo profondamente sbagliato nei suoi presupposti culturali e nel messaggio che rischia di trasmettere.
Il modo migliore per manifestare il nostro dissenso è il silenzio. Un’assenza consapevole vale più di mille polemiche.
Lasciamo che siano le piazze vuote a ricordare che Ferrara non dimentica le violenze dello squadrismo, non dimentica don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli e tutte le vittime del fascismo.
La nostra identità non appartiene a chi organizzò la sopraffazione. Appartiene a chi ebbe il coraggio di opporvisi.
È questa la Ferrara che vogliamo consegnare ai nostri figli. È questa la memoria che merita di essere custodita.
Partito Socialista Italiano – Federazione Provinciale di Ferrara
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