Svelato il contenuto dei papiri carbonizzati di Ercolano: scienziati riescono a “leggerli” senza aprirli grazie all’IA



Un rotolo nero, piccolo, accartocciato, apparentemente muto. A guardarlo così, sembra più un pezzo di carbone che un libro. E invece dentro uno dei papiri di Ercolano, sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., c’erano ancora parole. Non impressioni vaghe, non segni letti a forza di entusiasmo, ma colonne di testo greco ricostruite senza toccare fisicamente il papiro. La notizia arriva dalla Vesuvius Challenge, il progetto internazionale nato nel 2023 per decifrare i rotoli carbonizzati usando imaging a raggi X, machine learning e lavoro filologico.

Il risultato più forte riguarda il papiro PHerc. 1667, srotolato virtualmente e letto lungo tutta la porzione conservata. Si parla di quasi un metro e mezzo di testo, distribuito su circa venti colonne, senza aprire il rotolo e senza sottoporlo al rischio di una nuova distruzione. È una svolta tecnica, certo. Ma anche una scena abbastanza concreta: dopo quasi duemila anni, una biblioteca bruciata e sepolta ricomincia a restituire frasi, idee, discussioni filosofiche. Con tutta la lentezza e la pazienza che questa cosa pretende.

Il libro era chiuso, non perduto

I papiri di Ercolano arrivano dalla Villa dei Papiri, una delle scoperte più incredibili dell’archeologia vesuviana. Lì, sotto la cenere e il materiale vulcanico, è rimasta l’unica biblioteca antica arrivata fino a noi con i suoi rotoli ancora conservati. Il punto è crudele: il Vesuvio li ha carbonizzati, rendendoli fragilissimi, ma proprio quel trauma li ha anche protetti dal tempo. Sono rimasti lì, anneriti, compressi, quasi impossibili da maneggiare.

Per secoli il problema è stato questo: per leggere un papiro bisognava aprirlo, e per aprirlo si rischiava di distruggerlo. Alcuni tentativi del passato hanno prodotto frammenti preziosi, ma anche danni irreversibili. Il PHerc. 1667, per esempio, era già stato in parte manipolato tra Ottocento e Novecento. Del rotolo restava il nucleo interno, una porzione compatta alta circa otto centimetri. Quella specie di grumo scuro è diventata il terreno di prova di una tecnologia che lavora senza forbici, senza pinzette, senza dita tremanti sopra materiale antico.

Il meccanismo è complesso, ma l’immagine mentale è abbastanza chiara. Il rotolo viene scandito con raggi X ad altissima risoluzione, poi la sua geometria interna viene ricostruita digitalmente. Gli strati arrotolati vengono seguiti, separati, distesi in una superficie leggibile. A quel punto intervengono i modelli di intelligenza artificiale, addestrati a riconoscere minuscole differenze tra il papiro carbonizzato e l’inchiostro, che spesso è carbonioso a sua volta. In pratica: nero su nero. Una cattiveria della materia.

Cosa hanno letto nei papiri di Ercolano

Dentro il PHerc. 1667 è emerso un testo filosofico di area stoica, probabilmente legato all’ambiente di Crisippo, uno dei grandi nomi dello stoicismo antico, o a un suo allievo. Nella parte finale compare il nome di Aristocreonte, nipote e discepolo di Crisippo. Il testo affronta temi etici, impulsi, comportamento umano, saggezza pratica. Roba che detta così sembra polverosa, finché non ci si ricorda che sono le stesse domande che ci portiamo dietro ancora oggi: come si agisce, come ci si controlla, come si distingue una scelta lucida da un riflesso automatico.

Non è l’unica scoperta. Nel papiro PHerc. 139 è stato identificato il Libro 8 dell’opera Sugli dèi di Filodemo di Gadara, filosofo epicureo del I secolo a.C. molto presente nella biblioteca di Ercolano. Il dato è importante perché mostra che l’opera era più ampia di quanto si potesse ricostruire finora e costringe gli studiosi a rimettere mano alla mappa dei testi attribuiti a Filodemo. Non una curiosità da nota a piè di pagina, quindi, ma un pezzo che sposta la comprensione di un corpus filosofico intero.

Dal papiro PHerc. 172, conservato alla Bodleian Library di Oxford, sono invece arrivate oltre settanta colonne del Sui vizi, Libro 1, sempre attribuito a Filodemo. Qui si parla di difetti del carattere, arroganza, avidità, adulazione. Dopo duemila anni, dai rotoli bruciati tornano fuori anche i vecchi, solidissimi difetti umani. Quelli hanno superato benissimo eruzioni, imperi, biblioteche distrutte e aggiornamenti software.

Raggi X, sincrotroni e AI: la lettura passa dalla materia

La parte tecnologica ruota attorno a strumenti enormi e precisissimi, come i sincrotroni europei usati per ottenere scansioni interne dei papiri. Il Diamond Light Source nel Regno Unito e l’ESRF di Grenoble hanno avuto un ruolo centrale nel lavoro di imaging. Queste macchine permettono di osservare l’interno dei rotoli senza aprirli, seguendo pieghe, strati e deformazioni accumulate in quasi duemila anni.

L’AI, però, non va immaginata come un oracolo che prende un papiro carbonizzato e lo trasforma magicamente in una pagina di libro. Lavora su segnali minimi. Una ricerca pubblicata su arXiv ha mostrato che la superficie delle zone scritte contiene differenze morfologiche sufficienti a distinguere l’inchiostro dal papiro, anche quando il contrasto tradizionale dei raggi X è quasi inutile. Tradotto: non si legge solo il colore, si legge la pelle del papiro. I suoi rilievi, le sue irregolarità, le tracce lasciate dalla scrittura.

Poi arriva il lavoro umano, quello meno rumoroso e più decisivo. Papirologi, filologi, classicisti e storici devono verificare, trascrivere, confrontare, discutere ogni parola. La macchina aiuta a vedere. Non decide da sola cosa dice un autore antico. Questo dettaglio conta, perché in mezzo all’entusiasmo per l’intelligenza artificiale si rischia sempre di trasformare uno strumento in un personaggio. Qui il personaggio resta il papiro. L’AI tiene la lampada.

Una biblioteca intera può ricominciare a parlare

Secondo Reuters, la Vesuvius Challenge ha già assegnato premi per oltre 1,8 milioni di dollari e ha messo in palio un nuovo premio da un milione per spingere ancora più avanti la lettura dei rotoli. Il punto non è soltanto il singolo papiro letto oggi. Il punto è il metodo. Se funziona su un rotolo, può essere migliorato, ripetuto, controllato, applicato ad altri papiri ancora chiusi.

E ce ne sono molti. Centinaia di rotoli restano ancora da leggere. Alcuni sono conservati a Napoli, altri in collezioni internazionali. Parti della Villa dei Papiri, inoltre, potrebbero custodire ancora altro materiale non scavato. Ogni passo avanti nella lettura virtuale apre una possibilità enorme: recuperare testi greci e forse latini che il mondo moderno credeva perduti per sempre.

Naturalmente serve cautela. I testi sono danneggiati, le colonne hanno lacune, le parole possono essere difficili da ricostruire, le attribuzioni richiedono tempo. Qui la rivelazione procede centimetro dopo centimetro: non è un sipario che si spalanca, somiglia piuttosto a una torcia puntata dentro una stanza sepolta, abbastanza forte da farci capire che lì dentro c’è ancora moltissimo.

Ti potrebbe interessare anche:


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Ilaria Rosella Pagliaro

Source link

Di