Il Vaticano ha scomunicato i vertici della Fraternità San Pio X dopo le ordinazioni episcopali del 1° luglio 2026. Storia, motivi e conseguenze dello scisma lefebvriano.
Il 2 luglio 2026 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reso pubblico un decreto firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, in cui si comunica che i vertici della Fraternità Sacerdotale San Pio X sono incorsi nella scomunica automatica prevista dal diritto canonico. La sanzione arriva ventiquattr’ore dopo la consacrazione di quattro nuovi vescovi presso la frazione di Écône, in Svizzera, celebrata senza il mandato del Papa e contro l’esplicita volontà di Leone XIV. Trentotto anni dopo il primo strappo del 1988, la storia dei lefebvriani torna a ripetersi.
Chi sono i lefebvriani
I lefebvriani sono i membri e i fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (in latino Fraternitas Sacerdotalis Sancti Pii X, sigla FSSPX o, in inglese, SSPX). Il movimento nasce nel 1970 in Svizzera per volontà di monsignor Marcel Lefebvre, arcivescovo francese e già superiore generale dei Padri dello Spirito Santo, che aveva partecipato ai lavori del Concilio Vaticano II salvo diventarne uno dei critici più severi. Per Lefebvre le riforme conciliari (la nuova liturgia in lingua corrente al posto del latino, l’apertura ecumenica e la libertà religiosa) rappresentavano una rottura con la tradizione cattolica, e non un suo sviluppo. La Fraternità si propone di conservare il messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio; oggi conta circa 700 sacerdoti, un migliaio tra frati, suore e seminaristi, e dichiara mezzo milione di fedeli nel mondo.
La prima scomunica del 1988
Il punto di non ritorno tra Roma e la Fraternità risale al 30 giugno 1988. Nonostante i ripetuti richiami di Giovanni Paolo II, Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione pontificia, insieme al vescovo brasiliano Antônio de Castro Mayer. Secondo il diritto canonico, chiunque consacri un vescovo senza mandato del Papa e chiunque riceva quella consacrazione incorrerà nella scomunica latae sententiae, cioè automatica, quindi senza un processo, con la pena pronta ad attivarsi tramite l’atto stesso. Giovanni Paolo II formalizzò la sanzione con la lettera apostolica Ecclesia Dei, definendo la consacrazione un «atto scismatico» che comportava «un rifiuto pratico del Primato romano». Lefebvre morì nel 1991 senza mai riconoscere la validità della pena, sostenendo di aver agito in stato di necessità per salvare la Chiesa dalla crisi postconciliare.
La revoca di Benedetto XVI e i tentativi di riavvicinamento
Il 21 gennaio 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai quattro vescovi ordinati nel 1988, in un gesto pensato per riaprire il dialogo dottrinale. Chiarì però che si trattava di un atto disciplinare, non di un riconoscimento pieno, pertanto la Fraternità sarebbe rimasta priva di uno statuto canonico nella Chiesa finché le divergenze su Concilio Vaticano II, libertà religiosa ed ecumenismo non fossero risolte. Negli anni seguenti altri pontefici provarono ad allentare la tensione, lo stesso Ratzinger, con il motu proprio Summorum Pontificum del 2007, ampliò l’uso della messa tridentina, mentre Francesco, in occasione del Giubileo del 2016, riconobbe validità alle confessioni e ai matrimoni celebrati dai sacerdoti della FSSPX. La Fraternità, però, non ha mai accettato una piena regolarizzazione istituzionale, e il nodo del Concilio è rimasto sul tavolo.
Le nuove consacrazioni del 2026 e la scomunica di Leone XIV
Nella primavera del 2026 la FSSPX ha annunciato l’intenzione di consacrare quattro nuovi vescovi (lo svizzero Pascal Schreiber, l’americano Michael Goldade ed i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier) per garantire la continuità della successione episcopale, dato che dei quattro vescovi ordinati nel 1988 solo due, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, erano ancora in vita. Il 13 maggio il cardinale Fernández aveva già avvertito che un’ordinazione priva di mandato pontificio avrebbe configurato un atto scismatico. Il 29 giugno Leone XIV ha scritto direttamente al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendo di fermarsi: «Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi». L’appello non ha avuto seguito ed il 1° luglio, ad Écône, de Galarreta ha consacrato i quattro sacerdoti con Fellay come co-consacrante. Il giorno dopo il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato la scomunica latae sententiae per tutti e sei, richiamando esplicitamente il precedente del 1988.
Cosa cambia per sacerdoti e fedeli
Il decreto vaticano stabilisce che i ministri sacri della Fraternità siano da considerarsi scismatici e che i sacramenti della penitenza e del matrimonio da loro amministrati siano invalidi. Per i fedeli laici la scomunica scatta solo in caso di adesione formale alla Fraternità, secondo i criteri fissati già nel 1996 dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Frequentare occasionalmente le messe lefebvriane è consentito (senza condividerne lo spirito di rottura con Roma) e non si richia di incorre nella pena. Il Vaticano ha comunque esortato i fedeli ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni della Fraternità, lasciando aperta, come già nel 1988, la porta a un eventuale ritorno alla piena comunione.
Fonti: Decreto e nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede, Vatican News / Lettera apostolica Ecclesia Dei, Giovanni Paolo II, 1988 / Nota esplicativa sulla scomunica per scisma, Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, 1996
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Marco Crisciotti
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