Per tanti fare la spesa era un piacere, quasi un momento di distrazione, oggi per troppi è diventato un salasso e così cambiano anche le abitudini alimentari. Ma a cosa stanno rinunciando maggiormente i consumatori italiani quando vanno al supermercato? Ecco cosa è emerso dalle risposte dei lettori di greenMe
«Mangerei più frutta se non costasse un salasso». «Le ciliegie sono diventate come l’oro». «Il caffè è arrivato a 9 euro a confezione». «Ormai compro solo l’indispensabile».
Sono solo alcune delle centinaia di risposte arrivate dopo che abbiamo chiesto ai nostri lettori a quali prodotti stanno rinunciando quando fanno la spesa al supermercato. Ne emerge il ritratto di un’Italia che continua a fare i conti con un carrello della spesa sempre più vuoto e scontrini sempre più salati. Se l’inflazione generale negli ultimi mesi si è mantenuta su livelli relativamente contenuti, i beni alimentari continuano a essere percepiti come una delle voci che incidono maggiormente sul bilancio delle famiglie. Secondo le più recenti stime ISTAT, a giugno 2026 l’inflazione generale si è attestata al 3% su base annua, mentre il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende beni alimentari, prodotti per la casa e per la cura della persona – registra ancora un aumento dell’1,6% rispetto a un anno fa.
Ma dalle testimonianze raccolte emerge un aspetto forse ancora più interessante: per molti il problema non è soltanto il prezzo, quanto il rapporto tra costo e qualità (spesso, ahinoi, sempre più scadente).
Frutta e verdura guidano la classifica delle rinunce
La categoria di prodotti che tanti hanno smesso di comprare al supermercato è nettamente quella dell’ortofrutta. Ciliegie, fragole, pesche, meloni, mirtilli angurie e verdure fresche vengono indicati da decine di lettori come prodotti acquistati meno frequentemente rispetto al passato.
I motivi sono due: prezzi ritenuti eccessivi e qualità spesso deludente. Molti di voi ci hanno raccontato di aver ridotto gli acquisti o di aver scelto canali alternativi alla grande distribuzione, rivolgendosi direttamente a produttori locali, mercati contadini e aziende agricole. Una lettrice sintetizza così un pensiero condiviso da molti: «Frutta e verdura perché costa il doppio e non sa di niente».
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Meno carne e pesce: non solo una questione economica
Subito dopo ortofrutta compaiono carne, affettati e pesce. In questo caso, però, i commenti mostrano una realtà più articolata. Certo, molti citano i rincari come motivo principale della riduzione dei consumi. Tuttavia una parte consistente dei lettori spiega di aver scelto di comprare meno carne anche per ragioni etiche, ambientali o legate alla situazione negli allevamenti.
Alcuni dichiarano di aver eliminato del tutto la carne da anni, altri di acquistarla solo occasionalmente presso piccoli produttori o macellerie di fiducia, preferendo filiere considerate più trasparenti.
Anche il salmone, soprattutto quello affumicato, compare spesso tra i prodotti acquistati molto meno rispetto al passato. In alcuni casi per il prezzo elevato, in altri perché considerato un alimento proveniente da modelli produttivi poco sostenibili.
Tra le risposte ricorrono riferimenti agli allevamenti intensivi, al benessere animale e alla volontà di ridurre il proprio impatto ambientale attraverso le scelte alimentari.
Il caffè è diventato un piccolo lusso
Tra i prodotti più frequentemente citati spicca anche il caffè. Molti lettori raccontano di aver cambiato marca, scelto prodotti più economici da discount o ridotto drasticamente i consumi. Alcuni segnalano confezioni da 250 grammi arrivate a costare fino a 9 euro, un aumento che viene percepito come particolarmente significativo per un prodotto presente quotidianamente nelle nostre case.
«Sto pensando di sostituirlo perché ha prezzi inauditi» ammette qualcuno. «Il caffè di marca non lo compro più» scrive un altro utente.
Una rinuncia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile per molti italiani.
Detersivi, shampoo e prodotti per la casa
Non è soltanto il cibo a pesare parecchio sul bilancio familiare. Numerosi commenti citano detersivi, shampoo, bagnoschiuma, carta igienica e altri prodotti per la casa. Molti lettori lamentano aumenti consistenti accompagnati da confezioni più piccole, una combinazione che alimenta la sensazione di ricevere meno a fronte di una spesa maggiore.
Per contenere i costi, cresce il ricorso ai discount, alle offerte e ai negozi specializzati che propongono sconti più consistenti.
Meno superfluo, più qualità
Dalle testimonianze emerge anche un cambiamento nelle abitudini di consumo. Molti lettori raccontano di aver eliminato snack, merendine, bibite zuccherate, prodotti ultra-processati e piatti pronti. Non soltanto per risparmiare, ma anche per migliorare la qualità dell’alimentazione.
«Ho tolto tutto il junk food inutile. Compro meno cose, ma più di qualità».
«Piatti pronti e processati mai più. Mi preparo tutto in casa e so cosa ci metto dentro».
C’è chi ha iniziato a fare il pane in casa, chi coltiva ortaggi e verdure e chi ha riscoperto la stagionalità. Un lettore scrive: «Benedette quelle estati in cui invece di andare in vacanza da bambino ho imparato a fare l’orto».
La ricerca di valore, non solo di risparmio
Analizzando nel complesso le risposte, emerge una tendenza chiara. I consumatori cercano certamente di spendere meno, ma soprattutto vogliono che il prezzo pagato corrisponda a una qualità adeguata. Frutta e verdura, carne, pesce, caffè, formaggi e prodotti per la casa sono le categorie più frequentemente citate. Tuttavia il messaggio che attraversa gran parte dei commenti è un altro: molti lettori non contestano soltanto gli aumenti, ma la sensazione di pagare di più per prodotti che ritengono peggiori rispetto al passato.
A questo si aggiunge un altro fenomeno sempre più percepito dai consumatori: la cosiddetta shrinkflation, ovvero la riduzione delle quantità o delle dimensioni delle confezioni senza una corrispondente diminuzione del prezzo. In altre parole, per molti lettori il vero problema non è solo pagare di più, ma pagare di più per avere meno e, spesso, anche prodotti considerati meno soddisfacenti. Insomma, la sensazione di essere presi in giro. In questo scenario c’è chi si orienta verso la filiera corta e opta per i mercati contadini, l’autoproduzione e pone maggiore attenzione all’origine degli alimenti.
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Rosita Cipolla
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