Giornata mondiale del cioccolato: perché si celebra proprio il 7 luglio (e produrlo sarà sempre più difficile e costoso)


Dalla prima tavoletta inventata dal pasticcere Joseph Fry nel 1847 alle sfide legate alla crisi climatica: scopri la storia del cioccolato e perché richiamo di trovarne sempre meno sugli scaffali

Festeggiare il cioccolato il 7 luglio può sembrare un controsenso. In piena estate, infatti, le alte temperature sono tra i principali nemici di tavolette, praline e creme al cacao, che rischiano di sciogliersi. Non tutti sanno, però, che proprio questa data è associata a una delle più importanti innovazioni nella storia dell’alimentazione moderna: la nascita della prima tavoletta di cioccolato destinata al largo consumo.

La ricorrenza celebra infatti il 7 luglio 1847, giorno in cui il pasticcere inglese Joseph Fry, fondatore dell’azienda J.S. Fry & Sons, riuscì a realizzare quella che viene considerata la prima tavoletta di cioccolato solida della storia. Un’invenzione che avrebbe cambiato per sempre il modo di consumare il cacao e dato origine a un’industria oggi diffusa in tutto il mondo.

La tavoletta preparata da Fry era composta da cacao, zucchero e burro di cacao fuso, l’ingrediente che rese possibile ottenere una pasta modellabile e solida. Il gusto era molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi: più simile a un cioccolato fondente intenso, poco dolce e dalla consistenza più granulosa. Non conteneva latte né aromi aggiunti, che sarebbero arrivati solo negli anni successivi con l’evoluzione delle tecniche di lavorazione del cioccolato.

Dalla bevanda degli Aztechi alla tavoletta moderna

Prima della golosa invenzione di Fry, il cioccolato era consumato quasi esclusivamente sotto forma di bevanda. Arrivato in Europa dopo la conquista delle Americhe, derivava dalle antiche preparazioni delle civiltà Maya e Azteca, che utilizzavano i semi di cacao per ottenere una bevanda amara e speziata, spesso associata a rituali religiosi e cerimonie.

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Nel corso dei secoli la ricetta venne adattata ai gusti europei attraverso l’aggiunta di zucchero e altri ingredienti, ma il consumo rimase prevalentemente liquido. La svolta arrivò a metà Ottocento quando Joseph Fry riuscì a mescolare polvere di cacao e zucchero con burro di cacao fuso, ottenendo una pasta omogenea e modellabile che, una volta raffreddata, si solidificava mantenendo la forma desiderata.

Nacque così la prima barretta di cioccolato moderna, aprendo la strada alla produzione industriale e alla diffusione di un prodotto che sarebbe diventato uno dei più amati al mondo. Nonostante l’origine storica della data risalga al XIX secolo, il World Chocolate Day è stato istituito ufficialmente a livello internazionale soltanto nel 2009. Da allora il 7 luglio è diventato un appuntamento dedicato alla celebrazione del cioccolato in tutte le sue forme, dalle tavolette fondenti alle preparazioni artigianali fino alle specialità dell’alta pasticceria.

Non si tratta però dell’unica ricorrenza dedicata al cacao. In Italia, per esempio, il 12 ottobre si celebra il Chocoday, promosso da Eurochocolate per valorizzare la cultura del cacao e del cioccolato di qualità. Negli Stati Uniti, invece, il National Chocolate Day cade il 28 ottobre.

Il cacao, una coltura sempre più fragile

Oggi la Giornata mondiale del cioccolato assume però anche un significato diverso. Dietro ogni tavoletta si nasconde infatti una filiera agricola sempre più esposta agli effetti della crisi climatica. Il cacao cresce esclusivamente nelle regioni tropicali vicine all’Equatore, dove necessita di temperature relativamente stabili, elevata umidità e precipitazioni regolari durante tutto l’anno. Condizioni che stanno diventando sempre più difficili da garantire.

Circa il 70% della produzione mondiale proviene dall’Africa occidentale, in particolare da Costa d’Avorio e Ghana. Negli ultimi anni queste aree hanno dovuto affrontare ondate di calore più intense, periodi di siccità prolungata e piogge irregolari che hanno compromesso la produttività delle piantagioni. E le conseguenze sono già visibili. I raccolti risultano più vulnerabili alle malattie e agli eventi climatici estremi, mentre i prezzi internazionali del cacao hanno registrato forti aumenti proprio a causa delle difficoltà produttive nei principali Paesi esportatori.

Perché la crisi climatica minaccia il cioccolato

Secondo numerosi studi, l’aumento delle temperature potrebbe rendere progressivamente meno adatte alla coltivazione del cacao molte delle aree oggi utilizzate per la produzione. Per continuare a coltivare la pianta, gli agricoltori potrebbero essere costretti a spostarsi verso zone più elevate o a investire in nuove tecniche agricole capaci di aumentare la resilienza delle coltivazioni.

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono la perdita di biodiversità e la deforestazione, fenomeni che riducono la capacità degli ecosistemi tropicali di adattarsi ai cambiamenti climatici. In molte regioni produttrici, la salvaguardia delle foreste e l’adozione di sistemi agroforestali vengono oggi considerate strategie fondamentali per garantire un futuro alla coltivazione del cacao. Ma cosa possiamo fare noi consumatori nel concreto? Sicuramente scegliere cioccolato proveniente da filiere certificate, equosolidali o che garantiscono una remunerazione più equa ai produttori significa sostenere pratiche agricole più rispettose dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

In un mercato spesso segnato da sfruttamento, volatilità dei prezzi e pressioni sempre maggiori sugli ecosistemi tropicali, ogni acquisto può diventare un segnale a favore di un modello produttivo più giusto, trasparente e resiliente di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica.

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 Rosita Cipolla

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