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Quando fuori si superano i 35 °C, entrare in alcune case di pietra può sembrare un piccolo cambio di stagione. Le stanze restano fresche per ore, le pareti sono fredde al tatto e il climatizzatore, quando esiste, può aspettare. L’età dell’edificio conta meno del modo in cui è stato costruito: muri massicci, finestre protette dal sole, soffitti alti e ventilazione lavorano insieme per frenare l’ingresso del caldo.
Le case antiche fresche d’estate sfruttano quella che oggi chiamiamo progettazione passiva. Non eliminano il calore e non producono freddo: ne rallentano il viaggio, riducono la quantità che entra e lo scaricano quando l’aria esterna torna più fresca. Pietra, mattoni pieni e terra cruda facevano il lavoro che in molte abitazioni recenti viene affidato quasi interamente agli impianti.
I muri spessi rallentano il viaggio del caldo
Il vantaggio principale delle costruzioni tradizionali è la loro inerzia termica. Un muro spesso e pesante assorbe una grande quantità di energia prima di aumentare sensibilmente la propria temperatura. Il sole può arroventare la facciata nel primo pomeriggio, mentre il picco di calore impiega diverse ore per raggiungere la superficie interna.
Il fenomeno viene chiamato sfasamento termico. Secondo ENEA, la massa costituita da muri spessi e materiali con elevata capacità termica riduce le oscillazioni tra giorno e notte, accumulando calore nelle ore diurne e disperdendolo quando la temperatura esterna scende. La casa, in pratica, prende tempo.
Quel tempo diventa prezioso solo quando la notte collabora. Aprire le finestre dopo il tramonto, possibilmente creando una corrente tra lati opposti dell’edificio, permette all’aria più fresca di sottrarre energia alle pareti. Il giorno successivo i muri sono nuovamente pronti ad assorbire calore.
Durante una lunga ondata di caldo, con minime notturne molto elevate, il meccanismo perde efficacia: la massa termica continua ad accumulare energia e non riesce più a liberarsene completamente. Una revisione commissionata dal governo britannico ha rilevato che i muri massicci funzionano soprattutto insieme alla ventilazione notturna; senza uno scarico del calore, anche una casa in pietra può trasformarsi lentamente in un accumulatore poco piacevole.
Finestre piccole e persiane fermano il sole prima che entri
Una finestra colpita direttamente dal sole può comportarsi come la parete trasparente di una serra. I raggi attraversano il vetro, riscaldano pavimenti, mobili e pareti, poi quell’energia rimane dentro la stanza. Le aperture più piccole delle costruzioni tradizionali riducono questo apporto, soprattutto quando sono incassate in muri profondi.
A fare gran parte del lavoro sono però persiane, scuri, tende esterne, porticati e aggetti. Una protezione collocata fuori dal vetro intercetta la radiazione prima che raggiunga l’interno. Chiudere le persiane dopo che il pavimento è già diventato una piastra calda conserva un certo valore scenografico, meno quello termico.
ENEA indica la schermatura delle finestre tra le misure utili per limitare l’irraggiamento solare, mentre le norme britanniche introdotte contro il surriscaldamento delle nuove abitazioni considerano insieme orientamento, superficie vetrata, ombreggiamento e possibilità di espellere il calore. Una grande vetrata può restare compatibile con il comfort estivo, purché sia stata progettata con qualche pensiero oltre alla fotografia del soggiorno al tramonto.
Anche i soffitti alti possono dare una mano. Aumentano il volume della stanza e, in determinate condizioni, favoriscono la stratificazione dell’aria e l’effetto camino: l’aria più calda sale e può uscire attraverso aperture collocate in alto, richiamando aria più fresca dal basso. Da soli non abbassano la temperatura. Senza ricambio d’aria rimane soltanto più spazio da scaldare.
Perché alcune case moderne diventano un thermos
L’isolamento termico resta indispensabile: limita gli scambi con l’esterno, riduce i consumi invernali e può rallentare l’ingresso del caldo. Il problema nasce quando lavora da solo, dentro edifici leggeri, molto vetrati e privi di schermature o ventilazione efficace.
Il calore entrato dalle finestre, prodotto dagli elettrodomestici o generato dalle persone può rimanere intrappolato in un involucro molto isolato e a tenuta d’aria. L’Agenzia europea dell’ambiente ha avvertito nel 2026 che isolare tetti e pareti riduce il surriscaldamento negli edifici ben progettati, mentre può aggravarlo quando mancano ventilazione, ombreggiamento e massa termica. L’isolante non ha colpe particolari: semplicemente trattiene ciò che il progetto ha lasciato entrare.
Le abitazioni recenti possono comunque raggiungere prestazioni estive migliori di quelle storiche. Servono vetri scelti in base all’orientamento, protezioni solari esterne, tetti ventilati o riflettenti, inerzia termica, aperture sicure per la ventilazione notturna e un impianto efficiente da utilizzare quando le strategie passive non bastano.
La piattaforma europea BUILD UP indica proprio nella combinazione tra ventilazione naturale, ombreggiamento, isolamento e massa termica la strada più efficace nei climi mediterranei. La stessa direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici incoraggia il raffrescamento passivo per ridurre consumi e picchi estivi sulla rete elettrica.
La lezione delle vecchie case
La parola “naturale”, da sola, spiega poco. Una parete resta fresca grazie al suo spessore, alla densità, alla capacità di immagazzinare energia, alla posizione delle finestre e al clima in cui si trova. Una casa antica umida, esposta male o priva di ventilazione può essere scomoda in ogni stagione con notevole spirito di equità.
Le costruzioni tradizionali mostrano però un principio ancora attuale: il caldo va fermato prima che entri e accompagnato fuori quando le condizioni lo permettono. Muri massicci, persiane chiuse nelle ore giuste, correnti notturne e ombra facevano già squadra molto prima delle pompe di calore e dei software di simulazione.
Le case del futuro possono aggiungere vetri selettivi, sensori, materiali innovativi e impianti alimentati da fonti rinnovabili. La fisica di base resta quella delle vecchie persiane: prima si chiude fuori il sole, poi si pensa al telecomando.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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