La Russia vuole portare un mini-reattore nucleare da 370 tonnellate nell’Artico per alimentare una miniera d’oro



Undici metri di lunghezza, otto di diametro e 370 tonnellate di peso. Il “mini” reattore nucleare che Rosatom vuole portare nell’Artico russo ha dimensioni compatte soltanto se confrontate con quelle di una centrale tradizionale. Si chiama Shelf-M e dovrebbe produrre energia nella remota Chukotka, dove il gruppo statale sta sviluppando anche un nuovo polo per l’estrazione dell’oro. Il cliente è già in famiglia.

A luglio 2026 Rosatom ha annunciato il completamento di una fase delle prove di durata del combustibile, l’avvio delle indagini ingegneristiche sul sito e la prossima conclusione della valutazione economica dell’investimento. L’entrata in esercizio viene indicata per il 2030. Shelf-M ha quindi superato un passaggio tecnico; il primo reattore deve ancora essere costruito, autorizzato, trasportato e provato sul campo. Il calendario corre molto più avanti dell’impianto.

Piccolo nel nome, 370 tonnellate nei fatti

Shelf-M è un reattore integrato ad acqua pressurizzata da 10 megawatt elettrici e 35 megawatt termici. Rosatom gli attribuisce una vita operativa di 60 anni e una campagna del combustibile di otto anni. Il modulo dovrebbe essere assemblato in fabbrica, consegnato quasi completo e trasportato anche su una chiatta. Una soluzione pensata per ridurre parte dei lavori da eseguire in loco, dettaglio piuttosto utile in una regione dove strade e finestre di navigazione si contano con parsimonia.

Il combustibile previsto è formato da diossido di uranio inserito in una matrice di silumin, una lega di alluminio e silicio. La configurazione riprende, secondo i progettisti, soluzioni già adottate nei rompighiaccio nucleari russi e in alcuni reattori di ricerca. Shelf-M nella sua forma completa, però, resta un esemplare senza esperienza operativa.

Rosatom insiste soprattutto sui sistemi di sicurezza passiva. Intorno al 30% della potenza massima, il refrigerante del circuito primario potrebbe circolare senza pompe; anche il raffreddamento di emergenza e lo smaltimento del calore residuo sono progettati per funzionare senza alimentazione elettrica esterna. La circolazione naturale riguarda quindi una condizione precisa, non l’intero funzionamento del reattore. È una sfumatura piccola quanto basta per scomparire facilmente dietro la parola “passivo”.

Nel 2023 i progettisti parlavano anche di robot incaricati di alcune operazioni all’interno dell’involucro e, per gli esemplari successivi, di una possibile gestione procedurale a distanza. Il primo Shelf-M dovrebbe invece avere personale operativo come una centrale convenzionale. La versione quasi senza esseri umani viene dopo, ammesso che la prima funzioni come previsto.

Costi e tempi sono ancora promesse

La notizia riguarda una fase delle prove sul combustibile, le indagini sul terreno e la valutazione dell’investimento. Nell’ultimo aggiornamento di Rosatom non compaiono il costo definitivo della centrale, il prezzo previsto dell’elettricità, l’avvio della fabbricazione del modulo o il rilascio delle autorizzazioni. Del reattore conosciamo peso, diametro e anni teorici di esercizio. La fattura è rimasta fuori dall’inquadratura.

Anche i tempi chiedono cautela. Nel 2023 Rosatom prevedeva di iniziare la consegna delle apparecchiature nel 2027 e raggiungere l’esercizio nel 2030. L’annuncio del luglio 2026 conferma quella data, mentre riferisce soltanto l’avvio delle indagini sul sito e la conclusione di una parte dei test. Sarebbe un percorso particolarmente serrato per il primo esemplare di un nuovo microreattore.

C’è poi un secondo calendario, preparato dalla società mineraria che dovrebbe utilizzare l’energia. La presentazione agli investitori del progetto Sovinoye assegna a Shelf-M una fornitura di otto megawatt dal 2032, due anni dopo la data indicata da Rosatom. Le società appartengono allo stesso gruppo. I calendari, al momento, sembrano appartenere a due fusi orari diversi.

La promessa assomiglia a quella che accompagna anche il ritorno dei piccoli reattori nel dibattito italiano: produzione in serie, tempi ridotti e costi più controllabili. Shelf-M appartiene a una taglia e a un progetto differenti rispetto agli SMR evocati dal Governo italiano, ma mostra bene quante verifiche separino ancora il modulo disegnato dalla centrale funzionante.

Il primo incarico sarà alimentare una miniera d’oro

Shelf-M viene presentato come una soluzione per portare energia nelle regioni isolate e ridurre il ricorso ai generatori diesel, dipendenti da rifornimenti lunghi e costosi. Il suo primo impiego concreto dovrebbe però essere industriale: fornire elettricità al complesso destinato a sfruttare il giacimento aurifero Sovinoye, nel distretto di Iultin.

Il progetto prevede una miniera a cielo aperto e un impianto di trattamento basato su separazione gravimetrica, flottazione e cianurazione del semilavorato. Secondo le stime aziendali, l’intero ciclo dovrebbe recuperare il 95-97% dell’oro contenuto nella roccia.

La società indica 86 tonnellate di riserve classificate a bilancio. Sommando le categorie fuori bilancio e le risorse previste, il dossier arriva a 123 tonnellate d’oro, insieme a quasi 29 tonnellate d’argento. Categorie differenti, dunque, che non possono essere presentate tutte come riserve già accertate allo stesso livello. L’obiettivo produttivo supera le cinque tonnellate d’oro l’anno dal 2030.

La prima fase del polo dovrebbe essere costruita tra il 2028 e il 2029, con l’avvio dell’estrazione tra il 2029 e il 2030. La documentazione progettuale e la valutazione ambientale statale sono previste nel 2027. Nel dossier compaiono già produzione attesa, investimenti preliminari, ricavi e margini economici. Restano da definire pubblicamente l’estensione della cava, il consumo d’acqua, la quantità degli scarti e la gestione dei residui della lavorazione.

L’Agenzia europea dell’ambiente ricorda che l’estrazione dei metalli preziosi può generare grandi quantità di rifiuti e rilasciare acidi, metalli pesanti, sedimenti e sostanze chimiche. Gli effetti dipendono dalle tecnologie adottate e dalla gestione del sito. Sono gli aspetti che la valutazione ambientale di Sovinoye dovrà misurare, invece di lasciarli sullo sfondo innevato.

Il reattore arriverà dopo l’apertura della miniera

Il piano energetico del progetto indica 22 megawatt disponibili dal nodo Chaun-Bilibino già dal 2029 e otto megawatt forniti da Shelf-M dal 2032. La miniera potrebbe quindi iniziare a produrre prima dell’arrivo del microreattore.

Shelf-M appare come uno dei tasselli destinati a sostenere e consolidare il polo estrattivo durante la sua espansione. La capsula nucleare portata tra i ghiacci fa molta scena. La storia completa è meno fantascientifica: energia, logistica ed estrazione appartengono allo stesso affare.

Il mini reattore russo deve ancora dimostrare di poter rispettare tempi, costi e prestazioni dichiarati in una delle regioni più difficili del pianeta. Il suo primo incarico è già chiaro: sostenere una nuova corsa all’oro nella Chukotka. Sappiamo quanto oro vogliono estrarre. Sul prezzo completo dell’operazione, Artico compreso, i documenti hanno ancora parecchio spazio bianco.

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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