Nel Regno Unito oltre 10mila Volvo EX30 attendono la riparazione: la batteria va limitata al 70% per evitare surriscaldamenti pericolosi
Da sette mesi, prima di collegare la Volvo EX30 alla presa, migliaia di automobilisti britannici devono fermare il cursore sul 70%. Oltre quella soglia, un problema hardware può provocare il surriscaldamento di alcune celle della batteria ad alta tensione e, nei casi peggiori, un incendio. Il SUV continua a muoversi, però con quasi un terzo della carica lasciato inutilizzato per precauzione. Su un’auto elettrica comprata anche per la sua autonomia, si nota.
Il richiamo di sicurezza registrato dall’autorità britannica DVSA porta il codice R/2025/559, risale al 22 gennaio 2026 e coinvolge 10.577 veicoli nel Regno Unito. La campagna riguarda alcune EX30 dotate delle batterie ad alta capacità montate sulle versioni Single Motor Extended Range e Twin Motor Performance. Non tutte le auto del modello sono interessate: serve controllare il numero di telaio.
La soluzione temporanea occupa il 30% della batteria
Le istruzioni pubblicate da Volvo Cars UK sono molto precise. I proprietari devono impostare il livello massimo di ricarica al 70%, evitare di lasciare l’auto incustodita mentre viene caricata dentro edifici o aree coperte e chiedere assistenza in presenza di avvisi sul display o sull’app.
Volvo sostiene che il limite al 70% elimini il rischio di surriscaldamento durante l’attesa. La riparazione definitiva richiede l’ispezione e la sostituzione di alcuni componenti interni della batteria. Sul sito britannico la casa automobilistica comunica che i ricambi stanno arrivando e che saranno i concessionari a contattare i clienti per fissare l’intervento. Una data generale di conclusione, però, non compare.
Ad aprile, quasi tre mesi dopo l’apertura ufficiale del richiamo, nel Regno Unito risultavano riparate meno di dieci vetture. Le forniture dei moduli sostitutivi procedevano molto più lentamente della lista delle auto coinvolte. A fine luglio numerosi proprietari risultano ancora in attesa, costretti a programmare viaggi e ricariche intorno a una batteria utilizzabile solo in parte.
La limitazione incide direttamente sull’autonomia. La EX30 con batteria estesa viene presentata nel mercato britannico con una percorrenza omologata che può arrivare a circa 450 chilometri, variabile secondo versione e condizioni di guida. Fermarsi al 70% non sottrae automaticamente il 30% dei chilometri in ogni viaggio, perché temperatura, velocità e consumi cambiano continuamente. La disponibilità energetica, quella sì, viene tagliata alla partenza.
La conseguenza pratica è piuttosto semplice: servono più soste e, per chi non può ricaricare a casa, più passaggi alle colonnine pubbliche. Alcuni clienti britannici hanno ricevuto buoni da 200 sterline per compensare almeno una parte dei maggiori costi di ricarica. Il buono finisce; la batteria da riparare rimane.
Il richiamo globale e gli incendi in Thailandia
La vicenda supera i confini britannici. Il richiamo globale era stato inizialmente indicato in 40.323 Volvo EX30 e successivamente ridotto a 37.802 esemplari. I moduli coinvolti sono stati prodotti da Shandong Geely Sunwoda Power Battery, società collegata al gruppo cinese Geely, azionista di maggioranza di Volvo Cars. Secondo la casa automobilistica, il difetto nel processo produttivo è stato corretto e il fornitore sta producendo i componenti sostitutivi.
Volvo ha definito gli incendi estremamente rari, con una frequenza inferiore allo 0,1% delle vetture coinvolte. Raro, quando si parla di una batteria da decine di kilowattora parcheggiata sotto i sedili, continua a richiedere una riparazione.
A maggio due Volvo EX30 hanno preso fuoco in Thailandia. L’autorità locale per la tutela dei consumatori ha quindi annunciato un’azione civile contro la filiale nazionale della casa automobilistica, dopo che alcuni proprietari avevano chiesto il rimborso completo delle auto al posto della sostituzione dei moduli. Volvo aveva proposto batterie nuove e vetture temporanee per gran parte dei clienti coinvolti, senza trovare un accordo.
La stessa azienda ha riconosciuto la frustrazione provocata dai ritardi. La distribuzione dei ricambi varia da Paese a Paese: mentre in alcuni mercati gli interventi sono iniziati in primavera, in altri i proprietari hanno ricevuto indicazioni che spostavano le sostituzioni alla seconda metà del 2026. Una campagna globale dipendente da moduli ingombranti, tecnici specializzati e una catena logistica sotto pressione procede molto meno rapidamente di un aggiornamento software.
Cosa devono fare i proprietari italiani
Il richiamo britannico non significa che ogni Volvo EX30 venduta in Italia abbia la stessa batteria difettosa. Sono coinvolti soltanto determinati esemplari e l’unico controllo affidabile passa dal numero di telaio.
Chi possiede una EX30 in Italia può rivolgersi al servizio clienti di Volvo Car Italia o a un concessionario autorizzato, comunicando il VIN riportato sui documenti e sulla vettura. Applicare per conto proprio il limite britannico senza sapere se l’auto rientri nella campagna può essere prudente, ma non sostituisce la verifica ufficiale.
Il difetto riguarda specifici componenti e lotti di produzione. Trasformarlo in un verdetto su tutte le auto elettriche sarebbe comodo quanto usare un richiamo al motore per archiviare l’intera storia delle auto a benzina. Qui la questione è più circoscritta e molto concreta: oltre 10mila vetture britanniche richiamate, una riparazione che procede a rilento e proprietari che da mesi possono usare soltanto il 70% della batteria che hanno pagato.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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