numeri del fenomeno e consigli


ricambi auto usati
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Truffe online sui ricambi auto usati in crescita nel 2025-2026: siti oscurati, bonifici su prepagate, fatture false. I dati della Polizia Postale, l’allarme Ada e la ricaduta sull’economia circolare del settore automotive

Tre siti web, un solo schema: annunci di ricambi auto a prezzi imbattibili, pagamento anticipato, merce mai spedita. A marzo 2026 il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino ha oscurato firautoricambi.com, volvamotori.com ed enpowermotori.com, dopo le denunce di clienti convinti di aver trovato un affare e rimasti invece senza pezzo e senza soldi.

Non è un episodio isolato: è la fotografia di un fenomeno che nel 2025 ha assunto dimensioni strutturali.

I numeri della Polizia Postale sul fenomeno

Il Report annuale della Polizia Postale relativo al 2025 restituisce numeri che inquadrano il problema su scala nazionale. Nel corso dell’anno sono stati gestiti 51.560 interventi su reati informatici, con 293 arresti e 7.590 persone denunciate.

Il cybercrime economico-finanziario ha pesato per 27.085 casi trattati, con 4.489 indagati. Poste Italiane, nello stesso biennio, ha registrato un aumento delle segnalazioni di frode da un milione a un milione e mezzo.

A livello territoriale, il quadro si ripete su scala ridotta: la sola Sezione di Rovigo della Polizia Postale ha contato, nel secondo semestre 2025, 52 denunce per truffe legate all’e-commerce, per un danno complessivo di quasi 44mila euro.

L’e-commerce si conferma la tipologia di truffa più diffusa per numero di segnalazioni, davanti al phishing e agli account violati.

Il meccanismo della truffa sui ricambi

Dentro questo scenario, il comparto dei ricambi auto usati ha una sua fisionomia specifica. Secondo l’allarme lanciato dall’Associazione Autodemolitori (Ada), lo schema si ripete con poche varianti da un caso all’altro.

La vittima individua un’inserzione su un sito o su un profilo social costruito ad arte, spesso con prezzi sensibilmente più bassi della media di mercato.

Al momento del pagamento viene richiesto un bonifico verso un Iban collegato a una carta prepagata, non all’azienda che appare nell’annuncio. In alcuni casi i truffatori inviano anche una fattura falsa, per rassicurare l’acquirente sulla regolarità della transazione.

Il ricambio, naturalmente, non arriva mai e i recapiti indicati nell’inserzione risultano nel frattempo scollegati o irraggiungibili.

Un caso concreto: la turbina da 220 euro

Un caso giudiziario di aprile 2026 restituisce la dimensione concreta del fenomeno, al di là dei numeri aggregati. A Frosinone i Carabinieri hanno denunciato due persone, un 22enne e un 62enne già gravati da precedenti per reati contro il patrimonio, per aver indotto un cliente ad acquistare una turbina tramite un annuncio online.

Il pagamento, 220 euro, è transitato su una carta prepagata Postepay Evolution intestata al 62enne, mentre l’utenza telefonica usata per i contatti con la vittima faceva capo al 22enne.

Importi non enormi, ma sufficienti a rendere lo schema replicabile su larga scala e difficile da individuare in anticipo per chi acquista.

La ricaduta sull’economia circolare dell’automotive

Il danno di queste truffe non si esaurisce nella perdita economica del singolo acquirente. Il mercato dei ricambi usati è oggi uno snodo rilevante dell’economia circolare del settore automotive e la sfiducia generata da episodi fraudolenti rischia di produrre un effetto di allontanamento dai canali di riuso legittimi.

Le linee guida dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sul trattamento dei veicoli fuori uso fissano un obiettivo dell’85% di reimpiego e riciclo calcolato sul peso dei veicoli trattati, un target che il settore delle autodemolizioni certificate dichiara di poter già superare.

Il recupero di un componente ancora funzionante evita la produzione di un pezzo nuovo, con relativo risparmio di materie prime, energia e emissioni di CO2 lungo la filiera manifatturiera.

Il valore economico del riuso, del resto, non è marginale: secondo dati raccolti da Stellantis-SustainEra e GiPa Italia, un ricambio originale usato può costare fino al 70% in meno rispetto all’equivalente nuovo, un divario che si fa più rilevante in un Paese dove l’età media del parco veicoli circolante si attesta intorno ai 12-13 anni.

In Francia, mercato più maturo su questo fronte secondo gli osservatori GiPa, l’85% degli automobilisti reagisce positivamente quando un’officina propone un ricambio proveniente dall’economia circolare: un dato che segnala un margine di crescita anche per il mercato italiano, a condizione che la fiducia nella filiera regga.

I consigli Ada per acquistare in sicurezza

Proprio sulla fiducia si concentrano i suggerimenti che l’Ada rivolge a chi cerca ricambi usati online. Il primo controllo riguarda la verifica della ragione sociale del venditore, con una ricerca autonoma che vada oltre quanto dichiarato nell’inserzione.

Il secondo è la diffidenza verso prezzi sensibilmente inferiori alla media di mercato, un indicatore che ricorre in pressoché tutti i casi accertati dalle forze dell’ordine.

Il terzo riguarda il canale di pagamento: un bonifico verso un Iban intestato a un privato, o richieste di ricarica su carte prepagate, sono segnali da considerare incompatibili con una transazione commerciale regolare, che dovrebbe invece prevedere un bonifico verso un conto intestato all’azienda venditrice, accompagnato da fattura elettronica.

Resta un nodo strutturale, che le buone pratiche individuali non risolvono da sole: la tracciabilità dell’offerta. Finché un’inserzione di ricambi usati può comparire online senza alcun collegamento verificabile a un’autodemolizione autorizzata, il rischio di truffa e la credibilità dell’intero comparto del riuso restano esposti alla stessa vulnerabilità.

Crediti immagine: Depositphotos




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 Marco Cerri

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